C’è una frase che, più di qualsiasi comunicato ufficiale, sta agitando i corridoi della Rai. Una frase detta quasi sorridendo, in diretta, con quella leggerezza che spesso nasconde le verità più pesanti: «Noi non finiremo mai».
E forse il punto è proprio questo: e se Mara Venier non volesse davvero lasciare Domenica In?
Da anni la storia si ripete identica. Ogni stagione viene annunciata come “l’ultima”, ogni maggio si trasforma nel teatro dell’addio imminente, ogni estate si apre il toto-sostituti. Poi settembre arriva e al centro dello studio c’è ancora lei: la zia Mara, volto rassicurante di una televisione che sembra incapace di immaginarsi senza il suo abbraccio domenicale.
Ma questa volta qualcosa è diverso. Perché quella frase pronunciata davanti a Tommaso Cerno non sembra soltanto una battuta. Suona quasi come un messaggio politico interno. Una dichiarazione di presenza. Forse perfino di potere.
La verità che in pochi hanno il coraggio di dire è che Domenica In non è più soltanto un programma. È diventato un territorio personale, un regno televisivo cucito addosso a Mara Venier dopo anni di ritorni, crisi, nostalgie e resurrezioni mediatiche. E la Rai, nel frattempo, si è trasformata in un’azienda terrorizzata dal vuoto.
Perché sostituire Mara significherebbe rischiare davvero. E oggi la televisione generalista sembra avere paura di tutto: dei flop, dei cambiamenti, perfino delle idee nuove.
Così si continua a galleggiare nella comfort zone degli ascolti sicuri. Anche quando il format mostra segni evidenti di stanchezza. Anche quando le polemiche — dalla tensione con Teo Mammucari fino alle solite accuse di televisione “ferma nel tempo” — diventano virali più dei contenuti stessi.
Eppure Mara resta. O forse, più semplicemente, nessuno riesce davvero a mandarla via.
Nel frattempo i nomi dei possibili eredi entrano ed escono dalle riunioni Rai come fantasmi mai davvero convocati. Alberto Matano sembra sospeso in una sala d’attesa eterna. Francesca Fialdini ed Eleonora Daniele vengono citate ogni anno come candidature credibili, ma senza che si arrivi mai al momento decisivo. Perché il problema, forse, non è trovare un sostituto. È accettare l’idea che il dopo-Mara Venier possa esistere davvero.
E allora viene da chiederselo senza ipocrisie: siamo sicuri che Mara Venier voglia ancora lasciare Domenica In? Oppure quell’addio annunciato da anni è diventato parte stessa del personaggio, una narrazione perfetta per alimentare attesa, affetto e centralità?
In fondo la televisione italiana vive anche di questo: di figure che diventano più grandi dei programmi che conducono. E Mara Venier, nel bene e nel male, è riuscita in qualcosa che oggi sembra impossibile: trasformarsi in un simbolo popolare trasversale, quasi intoccabile.
Il punto però è un altro. Quanto può durare ancora questa sospensione? Quanto può andare avanti una Rai che continua a rimandare il futuro perché troppo legata ai propri volti storici?
Forse la frase più sincera non è stata «noi non finiremo mai».
Forse la vera frase da ascoltare è quella che nessuno pronuncia apertamente:
la Rai sa ancora immaginare Domenica In senza Mara Venier?




