Lupi in città, la convivenza è già iniziata: perché servono scienza, prevenzione e niente allarmismi

I lupi sono tornati a vivere in territori dai quali erano scomparsi da secoli e oggi si muovono sempre più spesso ai margini di paesi, periferie e grandi aree urbane. Non si tratta di un’invasione improvvisa, ma dell’effetto di una trasformazione ambientale profonda: il ritorno dei boschi, l’aumento di cinghiali, cervi e caprioli e l’abbandono progressivo di molti terreni agricoli hanno modificato il paesaggio italiano, creando nuove condizioni favorevoli alla presenza della specie.

È da questa realtà che nasce “Lupi in città”, il documentario diretto da Claudio Rufa e prodotto da Evoca nell’ambito del progetto europeo LIFE WILD WOLF. Il film è stato presentato in anteprima al Wildlife Research Center del Parco Nazionale della Maiella, a Caramanico Terme, durante un incontro dedicato al rapporto tra animali selvatici, ricerca scientifica e comunità umane.

Il lupo non è più soltanto un animale dei boschi

In Italia la popolazione di lupi è stimata in circa 3.500 esemplari distribuiti lungo l’intero arco peninsulare. Gli incontri ravvicinati restano tuttavia limitati: gli avvistamenti a breve distanza sarebbero circa 50 ogni anno. Numeri che invitano a evitare sia la sottovalutazione sia la costruzione di paure sproporzionate.

Il documentario mostra come il lupo non stia entrando nelle città per una presunta perdita della propria natura selvatica. Più semplicemente, segue le sue prede e si adatta a paesaggi nei quali il confine tra aree naturali e centri abitati è diventato sempre meno netto. Terreni abbandonati, zone verdi periurbane e corridoi ecologici possono arrivare fino alle periferie, permettendo agli animali selvatici di avvicinarsi agli insediamenti umani.

«Come è ritornata la vegetazione, anche gli animali si sono mossi di conseguenza. Oggi vediamo maggiormente gli ungulati e, ovviamente, con loro ci sono i lupi», spiega Luciano Di Martino, direttore del Parco Nazionale della Maiella.

Dalla Maiella una storia italiana di conservazione

La Maiella rappresenta uno dei luoghi simbolo della presenza del lupo in Italia. In quest’area la specie non è mai scomparsa del tutto. Negli anni Settanta, quando nell’intero Paese sopravvivevano appena un centinaio di esemplari, un piccolo nucleo di dieci o dodici animali divenne oggetto delle prime ricerche sistematiche sulla biologia del lupo.

Oggi la situazione è completamente cambiata. Il lupo non deve più essere soltanto difeso dal rischio di estinzione, ma gestito all’interno di territori densamente abitati. Le ricerche effettuate attraverso i collari GPS hanno permesso di ricostruire la dieta dei branchi: il cinghiale rappresenta circa il 60-65% dell’alimentazione, mentre cervi e caprioli costituiscono un ulteriore 20-25%. Gli animali domestici incidono solo per circa il 5%.

Al di fuori delle aree protette aumenta invece la disponibilità di fonti alimentari legate all’uomo, come rifiuti organici, resti di cibo e animali domestici lasciati senza sorveglianza.

Lupi confidenti: quando un avvistamento richiede attenzione

Uno dei temi centrali del documentario riguarda i cosiddetti lupi confidenti. Gli esperti distinguono tra abituazione, ovvero la progressiva perdita della naturale diffidenza verso l’uomo, e comportamento audace, quando il lupo si avvicina intenzionalmente alle persone a meno di trenta metri.

Tra il 2012 e il 2022 sono stati registrati in Europa 19 casi di comportamento audace e un solo episodio di forte abituazione. Nell’87% dei casi erano coinvolti lupi giovani. Molti episodi erano legati alla presenza di cibo di origine antropica e alla presenza di cani.

In Italia, tra il 2020 e il 2024, il protocollo dedicato ai lupi urbani e confidenti ha registrato sei individui responsabili di diciotto aggressioni verso l’uomo, senza conseguenze gravi. Numeri contenuti, ma sufficienti a dimostrare la necessità di protocolli di intervento e di una corretta informazione.

La prevenzione resta la migliore difesa

La gestione dei lupi urbani parte soprattutto dalla prevenzione. È fondamentale eliminare le fonti di cibo facilmente accessibili, non lasciare rifiuti organici all’aperto, non nutrire mai gli animali selvatici e sorvegliare gli animali domestici.

In caso di incontro con un lupo è importante mantenere la calma, non correre, non avvicinarsi e lasciare all’animale lo spazio necessario per allontanarsi. Sono comportamenti semplici ma fondamentali per evitare che il lupo associ la presenza dell’uomo alla disponibilità di cibo.

Un progetto europeo per imparare a convivere

Il progetto LIFE WILD WOLF, finanziato dalla Commissione europea, coinvolge diciotto partner in otto Paesi: Italia, Portogallo, Grecia, Svezia, Germania, Repubblica Ceca, Croazia e Slovenia. L’obiettivo è costruire strategie comuni per favorire una convivenza equilibrata tra persone e lupi.

La situazione cambia sensibilmente da uno Stato all’altro. L’Italia ospita una delle popolazioni più numerose d’Europa, mentre il Portogallo registra ancora un calo della specie. In Repubblica Ceca, invece, il lupo è tornato a espandersi rapidamente negli ultimi anni.

Fino alle porte di Roma

Il documentario racconta anche il caso del Parco di Veio, a meno di quindici chilometri dalla Capitale. Qui la presenza del lupo è documentata dal 2018 e almeno due branchi stabili si riproducono regolarmente. Uno degli esemplari monitorati con radiocollare ha attraversato perfino il Grande Raccordo Anulare, dimostrando quanto la specie sia ormai parte del paesaggio contemporaneo.

Conoscere il lupo per convivere con lui

“Lupi in città” invita a superare contrapposizioni ideologiche e paure irrazionali. La convivenza tra uomo e lupo è già una realtà e richiede ricerca scientifica, monitoraggio, informazione corretta e personale qualificato.

Il ritorno del lupo rappresenta uno dei più importanti successi della conservazione europea, ma apre anche una nuova fase nella gestione della fauna selvatica. Per affrontarla servono competenze, protocolli condivisi e cittadini consapevoli. Solo così sarà possibile garantire contemporaneamente la sicurezza delle persone e la tutela di una delle specie simbolo della biodiversità italiana.

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