Luciano Ligabue: «Vi presento il nuovo film Made in Italy, fare il regista è faticosissimo»

“Made in Italy”  racconta al cinema una tormentata dichiarazione di amore verso il nostro Paese, raccontata con le parole e la musica di Luciano Ligabue, attraverso lo sguardo di Riko, un uomo onesto alle prese con una vita in cui tutto sembra essere diventato improvvisamente precario: il lavoro, il futuro, i sentimenti. Ma se a volte rialzarsi non è facile, Riko ha scelto di non darla vinta al tempo che corre: c’è un matrimonio da difendere e riconquistare, ci sono amici su cui contare e una casa da non vendere. Riko decide di mettersi in gioco e prendere finalmente in mano il suo destino.

NOTE DI REGIA Durante le riprese di “Da zero a dieci” abbiamo saputo della malattia di mio padre e durante i processi di post-produzione ci ha lasciato. Credo di avere sempre, non so quanto consciamente, associato le due esperienze e questo è diventato sicuramente il motivo principale per cui mi sono tenuto a lungo lontano dal fare film. Un’altra ragione (questa, al contrario, dettata da un privilegio) è che potendo contare sulla dicitura “musicista” alla voce “professione” sulla mia carta d’identità, non ho mai avuto la necessità di cercare copioni disponendo, anzi, della facoltà (del lusso, se vogliamo) di poter aspettare una storia se mai ne fosse uscita una (e, certo, se mai qualcuno fosse stato ancora interessato a produrre un mio film). Infine ho lasciato trascorrere tanto tempo prima di tornare alla regia per un motivo tanto banale quanto pratico (e questo, ahimè, è il meno nobile di tutti): si tratta di mestiere faticosissimo. Quanto meno lo è per me e specialmente se paragonato alla professione di cui sopra. Quali possono essere allora le cause che mi hanno spinto a vincere le mie stesse resistenze? Anche in questo caso ne voglio enumerare tre: 1 – (e questo va naturalmente da sé) una storia che ho creduto valesse la pena raccontare. 2 – un sentimento (l’amore frustrato verso il nostro Paese) che da circa dieci anni provo a esprimere occasionalmente in qualche canzone e che qui poteva essere raccontato da qualcuno (Riko) che, avendo meno privilegi di me, mi sembrava avesse ancora più diritto a una certa incazzatura. 3 – l’anomalia di una storia raccontata in primo luogo attraverso una serie di canzoni che sono arrivate a formare un concept album (altra anomalia di un certo conto, almeno attualmente) poi diventato una sceneggiatura e infine un film in cui le stesse canzoni tornano per accompagnare alcune scene.  Il film precedente l’avevamo girato ancora in pellicola e ora, sedici anni dopo e con una crew quasi del tutto nuova per me, ho ritrovato la fatica di cui sapevo ma anche parecchio piacere. Quello per una bellissima collaborazione con tutti quelli che ci hanno lavorato con una dedizione a dir poco toccante e il piacere del lavoro con gli attori che è stato, per me, ancora più appassionante del solito. Stefano ritrovato dopo vent’anni, Kasia, Fausto Maria e tutti gli altri impegnati a dar vita a un gruppo di brave persone che rimangono tali nonostante “la legge del furiere” del nostro Paese. Ancora una volta l’ambientazione, quasi per intero, è quella più familiare, quella di casa mia. Ancora una volta l’ispirazione per personaggi e argomenti viene in buona parte dalla realtà che conosco e in particolare da alcuni dei miei amici storici che in materia di ingiustizia fiscale, spostamenti in avanti di pensione e licenziamenti ne sanno certamente più di me. Luciano Ligabue