La moda può farci viaggiare nel tempo e nello spazio. La Cruise 2026 di Louis Vuitton è esattamente questo: un salto dimensionale in cui armature medievali, pelle nera, oro liquido e seduzione glam rock convivono senza chiedere permesso.
È la collezione con cui Nicolas Ghesquière rimette in gioco le regole del racconto visivo, trasformando Avignone in un set cinematografico dove le eroine non aspettano di essere salvate: brillano, combattono, si impongono.
Un Medioevo che non esiste, ma che vorremmo vivere
Presentata nel Palazzo dei Papi di Avignone, la sfilata sembra uscita da un sogno lucido. Volumi architettonici, tagli scolpiti, jacquard che richiamano gli arazzi, superfici che catturano la luce come se nascessero da un laboratorio alchemico.
Il passato non è nostalgia: è materia viva. E Ghesquière lo reinventa con la sua firma più riconoscibile — energia, precisione e un tocco di futurismo ribelle.
Gli abiti dorati sembrano opere votive, le armature in pelle nera diventano un manifesto di femminilità potente, i tessuti metallici costruiscono un immaginario che oscilla tra leggenda e rave party.
La campagna: una fiaba distorta e ultra-moderna
Per dare corpo a questa visione, Louis Vuitton affida la campagna a Jamie Hawkesworth, maestro della luce morbida che trasforma ogni scatto in un racconto sospeso. Le modelle Ella Dalton e Sascha Rajasalu diventano creature mitiche contemporanee: delicate e minacciose, luminose e scultoree.
Il make-up metallico di Hiromi Ueda e il movimento naturale cesellato da Duffy completano un’estetica che sembra uscita da un film fantasy diretto da un regista cyberpunk.
Le borse: icone che evolvono
La stagione è segnata dal debutto della Multipass handbag, morbida e rilassata, e dal ritorno della Side Trunk, rinnovata con dettagli che celebrano la maestria artigianale della Maison.
La nuova Express MM diventa invece un oggetto di culto istantaneo, un ponte perfetto tra teatralità e quotidiano.
Una dichiarazione d’intenti
La Cruise 2026 non è solo una collezione: è una mitologia personale, una “modern fairy-tale narrative” riscritta con estetica laser e immaginazione senza freni.
Ghesquière continua a nutrire la memoria di Louis Vuitton senza mai ripeterla: la spinge avanti, la plasma, la distorce. E soprattutto la rende viva.
In un mondo che corre, questa collezione sceglie di travolgere. Di essere spettacolo, forza e trasformazione.
E forse è proprio questo il nuovo lusso: sentirsi parte di una storia che non abbiamo mai visto, ma che risuona dentro di noi come un’epica scritta oggi.




