L’Opinione: “Sorrento vieta i turisti in costume in città. È davvero libertà andare ovunque come ci pare?”

La decisione del sindaco di Sorrento di vietare ai turisti di girare per la città e nei locali a petto nudo o in costume da bagno ha scatenato una vera e propria bufera sui social. Il provvedimento nasce dall’esigenza di tutelare il decoro urbano e prevenire episodi già accaduti: persone che entrano bagnate in bar e ristoranti, che, se invitate ad uscire, reagiscono con aggressività. Da qui il divieto. E da qui l’inevitabile polemica, riassumibile in una frase che è rimbalzata ovunque: “Benvenuti nel Medioevo.”

Ed eccoci al nodo della questione: in Italia – ma non solo – esiste una fastidiosa tendenza ad associare il termine “decoro” a bigottismo e arretratezza culturale. Come se ogni regola, ogni minima richiesta di rispetto dello spazio comune fosse automaticamente un attacco alla libertà personale. È un’idea profondamente malsana, perché confonde la libertà con l’anarchia.

La libertà individuale non significa fare tutto ciò che si vuole, quando si vuole, dove si vuole, ignorando le conseguenze. Significa saper convivere in una comunità, sapendo che le proprie azioni hanno un impatto sugli altri.

Un esempio banale ma efficace: se una persona decidesse di non lavarsi mai o di urlare oscenità ogni cinque minuti, potremmo considerarla “libera”. Ma chi vorrebbe trovarsela accanto in un autobus affollato o come collega di ufficio? Probabilmente nessuno. Eppure, in nome della sua “libertà”, dovremmo sopportare.

Lo stesso vale per chi gira in costume da bagno nel centro di una città turistica. Il problema non è il corpo, ma il contesto. Non si tratta di proibizionismo morale, ma di rispetto reciproco. Non tutti hanno piacere di trovarsi accanto qualcuno seminudo mentre fanno la spesa, bevono un caffè o visitano un monumento storico. E hanno diritto a non doverlo subire.

Non solo Sorrento: regole simili in altre città turistiche

Chi grida al “Medioevo” dimentica che Sorrento non è un’eccezione. Firenze, da anni, vieta di sedersi a consumare cibo e bevande sui gradini di piazza della Signoria o di Santa Croce per tutelare i monumenti. A Venezia le sanzioni contro chi consuma cibi e bevande seduto a terra o a torso nudo in piazza San Marco possono arrivare a centinaia di euro. A Roma, è vietato immergersi nelle fontane storiche o camminare a petto nudo nei pressi del Colosseo.

Misure nate per proteggere i luoghi ma anche per arginare comportamenti che spesso degenerano in maleducazione e degrado. Perché, come denunciano i commercianti di Sorrento, non è raro trovarsi clienti che entrano sgocciolanti d’acqua nelle botteghe di ceramiche o nei negozi di abbigliamento, mettendo a rischio la merce. “Non è questione di moralismo – spiega un ristoratore del centro storico – ma di rispetto per chi lavora e per chi visita la città con un comportamento civile”.

Libertà non è maleducazione

Eppure, c’è chi ha parlato di “Stato etico”, chi ha agitato lo spettro del controllo sociale, chi ha rispolverato l’ormai logoro cliché del “Medioevo”. Ma la verità è che le regole sul decoro urbano sono l’esatto opposto del Medioevo: sono uno strumento di civiltà.

Una società matura sa che la libertà non è mai un concetto a senso unico. È equilibrio tra diritti individuali e diritti collettivi.

Non è Medioevo chiedere rispetto. È semplicemente ricordare che la libertà non è solo quella di fare, ma anche quella di non dover subire tutto.

Che tipo di comunità vogliamo essere? Una in cui ognuno pensa solo a sé stesso, pronto a urlare “è il mio diritto” per qualsiasi comportamento? O una comunità in cui il benessere collettivo conta quanto – se non più – delle piccole comodità individuali?

Il decoro non è un vezzo estetico, non è un retaggio religioso, non è un freno moralista. È la base della convivenza civile. Ed è proprio quando le regole spariscono che vincono i più forti, quelli che urlano di più, quelli che non si fanno scrupoli.

Prima di gridare al Medioevo, forse dovremmo chiederci: non sarà che ci siamo abituati a confondere la maleducazione con la libertà?

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Appassionato di tecnologia ed insegnante di matematica. Crede che la vita sia un'equazione binaria. Si occupa di sostenibilità ed immagina un futuro ad emissioni zero.