Lavorano, guadagnano eppure vivono ancora con mamma e papà: il dato che racconta un’Italia diversa da quella che immaginiamo

Hanno un lavoro, una routine, spesso anche un contratto stabile. Eppure la sera rientrano ancora nella casa in cui sono cresciuti. Una realtà che riguarda milioni di giovani italiani e che continua a sfidare uno dei luoghi comuni più radicati: quello secondo cui chi vive con i genitori lo farebbe soltanto per comodità.

La fotografia che emerge è molto più complessa. In Italia quasi sette giovani su dieci tra i 18 e i 34 anni vivono ancora in famiglia. Un dato che racconta un cambiamento profondo nella società e che mette insieme stipendi bassi, affitti sempre più elevati, difficoltà nel trovare una casa e percorsi lavorativi che spesso richiedono anni prima di garantire una reale stabilità economica.

Per molto tempo si è pensato che restare a vivere con i genitori fosse la conseguenza diretta della disoccupazione giovanile. Ma la realtà è diversa. Una parte significativa di questi giovani lavora già. Si alza presto al mattino, affronta il traffico o i mezzi pubblici, trascorre la giornata in ufficio, in negozio o in fabbrica e torna a casa la sera dopo aver svolto il proprio turno. Solo che quella casa continua a essere la stessa di quando era adolescente.

È proprio questo dettaglio a rendere il fenomeno più interessante. Non stiamo parlando soltanto di ragazzi che attendono il primo impiego, ma anche di persone che hanno già iniziato il loro percorso professionale e che, nonostante ciò, non riescono ancora a compiere il passo verso l’indipendenza abitativa.

Le ragioni sono molteplici. In alcune città italiane l’affitto di un piccolo appartamento può assorbire gran parte dello stipendio mensile. In altri casi la precarietà lavorativa rende difficile assumersi un impegno economico di lungo periodo. Così l’uscita di casa viene rinviata. Prima di qualche mese, poi di un anno e infine diventa una condizione che si prolunga ben oltre quanto immaginato.

Naturalmente non tutte le situazioni sono uguali. Per qualcuno vivere con i genitori rappresenta una scelta vantaggiosa che consente di mettere da parte risparmi e costruire con maggiore tranquillità il proprio futuro. Per altri, invece, si tratta di una soluzione necessaria, accettata più per realismo che per convinzione.

Quello che colpisce è che il fenomeno coinvolge una parte enorme della popolazione giovanile italiana. Tra gli uomini la percentuale supera il 72%, mentre tra le donne resta comunque intorno al 66%. Numeri che raccontano una trasformazione strutturale e non un’eccezione.

Anche l’età media di uscita dalla casa dei genitori continua a crescere e ha ormai superato i 30 anni. Una soglia che fino a qualche decennio fa sarebbe sembrata impensabile e che oggi, invece, appare quasi normale.

Dietro queste statistiche non c’è soltanto una questione economica. C’è anche un cambiamento culturale che rende più sfumati i confini tra adolescenza ed età adulta. Le responsabilità arrivano prima, mentre l’autonomia economica arriva dopo. Si diventa adulti nel lavoro, nelle relazioni e nelle scelte quotidiane, ma spesso si continua a vivere sotto lo stesso tetto dei propri genitori.

E forse è proprio questo il dato più significativo. La storia di chi resta a casa non racconta una generazione che non vuole crescere. Racconta piuttosto un Paese in cui crescere costa sempre di più. E in cui, per molti giovani, la vera sfida non è trovare un lavoro, ma riuscire a trasformarlo in una vita davvero indipendente.

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Appassionato di tecnologia ed insegnante di matematica. Crede che la vita sia un'equazione binaria. Si occupa di sostenibilità ed immagina un futuro ad emissioni zero.