Una chiesa troppo piccola, un silenzio troppo grande. Bologna piange Celso Valli, l’uomo dietro i più grandi successi italiani. Da Laura Pausini a Eros Ramazzotti, da Gianni Morandi a Gaetano Curreri: l’ultimo saluto è una sinfonia di dolore e gratitudine.
La chiesa di San Valentino, nel cuore di Bologna, era semplicemente troppo stretta. Troppo stretta per contenere l’onda d’affetto, di gratitudine, di musica che si è riversata per l’addio a Celso Valli, morto a 73 anni, produttore, compositore, direttore d’orchestra, arrangiatore. Ma soprattutto, per chi l’ha conosciuto, un uomo giusto. Uno di quelli che non alzava la voce, ma sapeva toccare le corde del cuore come pochi altri.
Accanto al figlio Paolo, in prima fila, Eros Ramazzotti. Anche lui, come Laura Pausini, deve tanto a Celso. E come loro, Gianni Morandi, presente ma straziato: «Non ce l’ha fatta a parlare, il dolore era troppo», racconta chi era lì. Gaetano Curreri, la voce degli Stadio, ha preso la parola con la voce spezzata: «Celso era casa. Era musica. Era Bologna».
Michele Torpedine, manager storico di tanti big della musica italiana, ha voluto ricordarlo così: «Celso amava Bologna come pochi. Aveva lo stesso battito poetico di Lucio Dalla. È stato uno degli ultimi artigiani veri della canzone».
Chi era Celso Valli
Nato a Bologna nel 1950, Celso Valli è stato uno dei pilastri silenziosi della musica leggera italiana. Diplomato al Conservatorio Giovan Battista Martini, aveva un talento precoce e un orecchio raffinato. Era l’uomo che sapeva vestire le canzoni, cucire addosso a un’emozione l’abito sonoro perfetto.
Negli anni Ottanta e Novanta ha firmato arrangiamenti che sono diventati immortali. Era lui dietro i dischi epocali di Laura Pausini — dal successo di La solitudine in poi — e di Eros Ramazzotti, ma anche di Andrea Bocelli, Claudio Baglioni, Mina, Lucio Dalla, Renato Zero, Il Volo, Tiziano Ferro e moltissimi altri.
Con Gianni Morandi, il sodalizio era non solo artistico ma umano. Insieme avevano attraversato decenni di Festival di Sanremo, di tournée, di amicizia vera.
L’ultimo applauso
«Se c’è una musica per il Paradiso, oggi ha trovato il suo direttore d’orchestra», ha detto qualcuno uscendo dalla chiesa. Tra gli amici, colleghi, tecnici, orchestrali, musicisti e cantanti, l’atmosfera era quella di un grande abbraccio collettivo. Uno di quelli che Celso sapeva orchestrare benissimo, ma questa volta era per lui.
C’era chi piangeva in silenzio, chi ricordava aneddoti, chi sussurrava: «Senza Celso non sarei chi sono». Perché è così: dietro ogni voce famosa, spesso c’è un uomo invisibile che le ha dato le ali. Celso Valli era questo: l’uomo che non cercava la luce, ma che la sapeva accendere.
E oggi, quella luce brilla ancora — tra le note di un brano, nei ricordi di chi ha avuto il privilegio di chiamarlo amico.




