La parola d’oggi è “resiliente”: breve cronistoria di un anno bisesto e funesto. Siamo davvero fuori dal tunnel?

Nel suo ultimo disco, uscito prima che il Covid-19 invadesse prepotentemente le nostre vite, Marracash lungimirante cantava “la parola d’oggi è resiliente”. Indiscutibilmente il “King del rap”, come lui stesso ama autodefinirsi, si è fatto riconoscere come un diamante raro nel panorama rap italiano, diventando tra i personaggi più influenti del mondo social, complice anche la sua storia d’amore nata nell’estate scorsa con la cantante Elodie. Probabilmente però, nonostante la sicurezza che da sempre lo contraddistingue, neanche lui si sarebbe aspettato di essere tanto profetico con i suoi versi.

Il 2020 per il momento di gioie ne ha regalate veramente poche. Ultimo dispiacere, soprattutto per i fan della coppia che avevano fortemente sostenuto il ritorno di fiamma, è l’ennesima crisi tra Stefano De Martino e Belen Rodriguez che ormai sembrano essersi totalmente calati nei panni dei protagonisti di una soap opera spagnola di successo. Si fa per ridere intendiamoci, che le vere sciagure siano altre lo sappiamo bene.

L’origine della parola “resilienza” proviene dal latino (che novità eh) “resilire”, il cui significato è rimbalzare, saltare indietro. In psicologia, la resilienza è stata individuata come la capacità che sviluppa un individuo nell’affrontare un momento difficile o un evento traumatico in maniera positiva. Resilienza significa ripartire, riorganizzare, ricostruire. Non vi suonano vagamente familiari queste parole? Sono quelle che vengono maggiormente utilizzate dalle autorità politiche e religiose, quelle che sentiamo ripetere ogni sera al telegiornale, ogni mattina dal nostro datore di lavoro, quelle che banalmente ci si scambia in famiglia per dare forza al fratello, figlio, nipote di turno che ci ha rimesso un pochino di più rispetto agli altri.

Anche chi non ne padroneggiava il significato, ha conosciuto la resilienza. Anche chi, solo per una questione anagrafica ancora non si era dovuto preoccupare di far fronte a una situazione tanto difficile, tanto triste.C’è chi la resilienza l’ha accolta in pieno dal primo momento, chi l’ha rifiutata per poi farla propria, chi ancora non riesce e la scruta da lontano con occhio critico e disilluso. Per molti adattarsi positivamente al cambiamento è molto più difficile che per altri. Badate bene, la resilienza prevede una reazione e non una dispercezione della realtà. Al contrario, rimanere con i piedi ben saldi a terra e avere una visione chiara e lucida di ciò che avviene attorno a noi, aiuterà chi ancora non riesce a sviluppare questa nuova capacità. Molti della resilienza faranno la loro arma vincente. Tanti sceglieranno di tatuarsela addosso, metaforicamente e concretamente parlando. Se con il tempo poi, doveste scoprirvi particolarmente bravi nell’essere resilienti, nel fronteggiare le avversità con uno spirito di volontà che probabilmente neanche voi sapevate di avere, fate del bene e aiutate chi ormai sembra essersi arreso al peso delle difficoltà.

Vi chiedo questo, con l’augurio che la resilienza assuma (almeno) le sembianze di quel “qualcosa di buono” che i nostri nonni e genitori ci hanno insegnato a trarre dai peggiori momenti, il bicchiere mezzo pieno o come preferisco io, quell’arcobaleno tanto atteso dopo un violento nubifragio.

Cristina Ciurleo