La Generazione Z sta mollando gli schermi (e forse ha capito qualcosa prima di noi)

C’è qualcosa di paradossale nel fatto che proprio la generazione cresciuta con lo smartphone in mano stia iniziando a spegnerlo di proposito. Eppure è esattamente quello che sta succedendo: il 63% della Generazione Z dichiara di ritagliarsi volontariamente del tempo senza schermo. Non per moda detox da Instagram, ma per sopravvivenza mentale.

Per anni li abbiamo raccontati come dipendenti da TikTok, scroll compulsivo e notifiche a raffica. Ora, invece, stanno facendo una cosa molto meno algoritmica: staccano. E non in modo casuale. Lo fanno con intenzione, quasi come un atto politico contro una quotidianità che sembra scorrere tutta dentro uno schermo di pochi centimetri.

Il risultato? Secondo loro, funziona. Chi pratica questo “digital detox fai-da-te” dice di sentirsi più produttivo, più presente, e soprattutto meno intrappolato in quella sensazione strana per cui la vita sembra accadere altrove — filtrata, compressa, rimandata — mentre tu la guardi scorrere dal palmo della mano.

Non è solo una questione di benessere. È un cambio di percezione. La Generazione Z sta iniziando a riconoscere che l’iperconnessione non è neutrale: ti tiene aggiornato su tutto, ma spesso ti scollega da te stesso. E allora via le notifiche, via le app per qualche ora, via la pressione di essere sempre online.

Il punto non è diventare eremiti digitali. È riprendersi il controllo. In un mondo dove tutto è progettato per trattenerti, scegliere di disconnettersi è forse l’atto più radicale che ci sia.

E mentre i millennial comprano libri su come smettere di guardare il telefono, loro — quelli cresciuti dentro lo schermo — stanno già iniziando a chiuderlo. Senza tutorial. Senza bisogno di spiegazioni. Solo perché, a un certo punto, hanno capito che la vita offline non è un’alternativa: è quella vera.

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