La Fashion Week milanese cambia a causa del Covid, ma non tutti i mali vengono per nuocere

Non tutti i mali vengono per nuocere.

Che il Covid-19, l’annessa quarantena e il conseguente straniamento totale dalla realtà avrebbero avuto un forte impatto sulla nostra vita attuale e futura, era ben chiaro alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale già ai primissimi “sintomi” di crisi.

Più volte nelle precedenti settimane abbiamo constatato quanto si sia consolidato il senso di appartenenza alla comunità, lo spirito di solidarietà, l’orgoglio per la propria nazione.

Sorprenderà però scoprire quanto in maniera trasversale siano stati colpiti anche ambienti che già da prima, risultavano apparentemente distanti dalla realtà della gente comune.

Quest’anno per esempio, la Milano Fashion Week ha tutto un altro sapore.

Come di consueto, dal 22 al 28 settembre, il capoluogo lombardo si trasformerà nella passerella sulla quale alcuni tra i brand più gettonati presenteranno le loro collezioni Primavera-Estate 2021.

La prima sostanziale differenza rispetto alle passate edizioni sta nel fatto che uomo e donna questa volta sfileranno assieme. Inoltre, nonostante il protocollo (mantenendo tutte le precauzioni del caso intendiamoci) permettesse lo svolgimento delle sfilate “live” a porte aperte, sono stati tanti gli stilisti a prediligere comunque il digitale.

La certezza è una, questa Milano fashion week in versione “2.0” ha finalmente riposto al centro ciò che negli anni passati troppo spesso e per motivi futili passava in secondo piano, ossia la moda stessa. Più elitaria e al tempo stesso più democratica. Meno sono i posti in prima fila  riservati a influencer da strapazzo, più sono i mezzi tecnologici messi a disposizione affinché si crei un ponte tra gli dei del glamour e i veri appassionati di moda.

Meno parole e più fatti, proprio come in principio.

È fondamentale sottolineare che, a rimanere impressa nella nostra mente una volta tirate le tende e spente le luci dei riflettori dovrebbe essere la storia, il messaggio che si cela dietro la collezione che viene presentata e non una banale instagram story destinata a scomparire 24 ore dopo.

Per questo, ponderati e selezionati sono stati gli inviti fatti anche da chi ha scelto comunque di realizzare la sfilata in presenza di pubblico.

Personalmente, sono certa che questo sia un punto di non ritorno: l’inizio di una nuova fase che porterà moltissimi brand a ritrovare una propria identità. La necessità di dover piacere obbligatoriamente a chi in un preciso momento attira maggiormente l’attenzione della “massa” ha fatto si che moltissimi designer perdessero la loro individualità compromettendo l’originalità del marchio stesso. Creare un rapporto diretto tra la mente creativa e il pubblico, senza che vi siano intermediari di mezzo invece, dà ad entrambe le parti la possibilità di scegliersi o meno.

Vi sembra un caso che proprio quest’anno Valentino abbia deciso i fare ritorno a casa voltando le spalle alla fashion week parigina?

Niente gossip, trash o copertine da quattro soldi amici miei: questa volta godiamoci lo stile.

Cristina Ciurleo