La crisi climatica spiegata da Luca Mercalli nel Salotto di Domanipress: «Viviamo una nuova patologia climatica»

Il caldo record non è più soltanto una notizia da bollettino meteo: è diventato il modo più immediato con cui la crisi climatica entra nelle nostre case, nei nostri corpi, nelle città che non respirano. In Europa l’emergenza caldo sta interessando milioni di persone, mentre l’Oms ha parlato di oltre 1.300 morti legate all’afa in una sola settimana e di un continente che si riscalda più rapidamente della media globale.

Proprio da qui parte la riflessione di Luca Mercalli, climatologo, divulgatore e voce tra le più autorevoli del dibattito ambientale italiano, ospite de Il Salotto di Domanipress. Alla domanda su quale metafora possa descrivere il clima di oggi, Mercalli risponde con un’immagine netta: «Viviamo una nuova patologia climatica. Le crisi climatiche del passato erano naturali: venivano da eruzioni vulcaniche, oscillazioni solari, variazioni orbitali. Oggi invece siamo noi la causa della malattia».

La sua non è una profezia apocalittica, ma una diagnosi. Con l’uso eccessivo di combustibili fossili, spiega, abbiamo alterato l’atmosfera «come non era mai accaduto negli ultimi tre milioni di anni». Il risultato è un presente instabile, quasi senza grammatica: «Stiamo navigando in un oceano nuovo, senza mappe. E il tempo per correggere la rotta si sta esaurendo».

La crisi climatica non è più futuro: è biografia quotidiana

Il punto, oggi, è che il clima non riguarda più solo ghiacciai, grafici e conferenze internazionali. Riguarda il modo in cui dormiamo durante le notti tropicali, come lavoriamo nelle città roventi, quanto resistono gli anziani, i fragili, chi vive in case senza isolamento, chi non può permettersi di “andare al fresco”. Il riscaldamento globale è diventato una questione sociale prima ancora che ambientale.

Mercalli lo racconta con rigore, ma anche con una forma rara di coerenza personale. «Ho sempre sentito che raccontare la verità scientifica fosse un dovere morale. E non posso chiedere agli altri di cambiare, se io per primo non sono coerente. Vivo da oltre venticinque anni in modo sostenibile: casa isolata, pannelli solari, auto elettrica, dieta sobria, orto, niente aerei».

In un’epoca in cui tutto diventa opinione, la sua forza è riportare il discorso sul terreno più scomodo: quello delle scelte. Non come posa, ma come responsabilità. «Non è fuga dalla città, è scelta consapevole. E soprattutto è credibilità: non puoi spiegare come funziona una pompa di calore se non ce l’hai provata».

La montagna come rifugio e come idea politica

Tra i passaggi più intensi dell’intervista c’è quello dedicato alla montagna. Mercalli ha scelto di vivere a 1650 metri, in una baita ristrutturata secondo criteri di sostenibilità. Un gesto pratico, ma anche simbolico: «È coerenza, ma anche adattamento».

La montagna, nel suo racconto, non è cartolina né evasione romantica. È un laboratorio di futuro. «Ci sono interi borghi abbandonati che potrebbero diventare rifugi per migliaia di persone. È una migrazione preventiva. Un modo per ripensare il nostro modo di abitare il futuro».

È forse qui che il discorso climatico diventa davvero culturale: non basta più domandarsi come abbassare le emissioni, bisogna chiedersi dove vivremo, come costruiremo, che cosa considereremo benessere. Il caldo estremo non cambia soltanto le temperature: cambia le mappe del desiderio, del lavoro, della casa, della sicurezza.

Negazionisti, politici e il tempo che si consuma

Alla domanda su chi sia più difficile da convincere, un negazionista climatico o un politico, Mercalli non concede scorciatoie: «Entrambi». Il negazionista, spiega, parte da un pregiudizio ideologico. Il politico, invece, «è schiavo del consenso». Se la società non chiede risposte, la politica preferisce non esporsi.

È il cuore del problema: la crisi climatica è scientificamente evidente, ma politicamente ancora troppo scomoda. «Il risultato è lo stesso: immobilismo. E il tempo, intanto, scorre. Abbiamo una finestra temporale strettissima per agire. E ogni giorno perso è un danno che si accumula».

Nel Salotto di Domanipress, Mercalli non invita al panico, ma a una forma più adulta di lucidità. Guardare il caldo record non come un’anomalia passeggera, ma come il sintomo di una trasformazione già in corso. La domanda, allora, non è più se cambierà il clima. È se cambieremo noi abbastanza in fretta.

Guarda la video intervista a Luca Mercalli nel Salotto di Domanipress

Leggi l’intervista esclusiva completa: Luca Mercalli: «Non è mai troppo tardi per capire che la natura non si comanda»

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