Ascoltate “La Costiera Amalfitana” fino in fondo. Poi fate partire “Zenigata March”, uno dei temi legati all’universo di Lupin III firmati da Yuji Ohno. Non serve essere musicologi per avvertire una curiosa sensazione di déjà-vu: nel refrain del tormentone estivo di Fabio Rovazzi, soprattutto nella sua chiusura melodica, sembra affiorare qualcosa di vagamente familiare.
Una suggestione, sia chiaro. Non stiamo parlando di plagio né di una citazione dichiarata, e una somiglianza percepita tra brevi soluzioni melodiche non basta certo a stabilire una derivazione. Ma il gioco dell’ascolto è interessante proprio perché mette uno accanto all’altro due mondi apparentemente lontanissimi: la Costiera Amalfitana raccontata da Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo e l’immaginario jazz, funky e cinematografico costruito da Yuji Ohno per Lupin III.
Quel finale che sembra arrivare dal mondo di Lupin
Il brano da ascoltare è “Zenigata March – Theme From Zenigata”, uno dei temi più riconoscibili legati all’ispettore che da sempre insegue Lupin.
È soprattutto la parte conclusiva del tema e il modo in cui la frase musicale sembra risolversi a far scattare l’associazione. Non una sovrapposizione perfetta, ma quella parentela sonora che porta l’orecchio a chiedersi immediatamente: dove l’ho già sentita?
E qui la questione diventa persino più interessante della somiglianza stessa.
Rovazzi continua a capire il pop meglio di molti altri
Perché Fabio Rovazzi resta uno dei personaggi più sottovalutati della musica pop italiana contemporanea.
“La Costiera Amalfitana” mette insieme Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo: tre figure che, sulla carta, sembrerebbero appartenere a universi difficili da immaginare nella stessa canzone. Ed è proprio questa apparente incompatibilità a trasformarsi nella forza del progetto.
Rovazzi ha capito da tempo una cosa fondamentale: nell’epoca dello streaming non basta più scrivere una canzone, bisogna costruire un piccolo universo riconoscibile nel giro di pochi secondi.
E lui continua a farlo.
Prende l’estate italiana, il desiderio di partire, il linguaggio dei social e quella leggerezza volutamente esagerata che appartiene ai tormentoni. Poi chiama Nino D’Angelo, simbolo di una cultura popolare capace di attraversare generazioni, e Arisa, una delle voci più riconoscibili della musica italiana.
Mischia tutto senza preoccuparsi troppo della rispettabilità musicale.
Ed è esattamente questo il punto.
Il vero talento di Rovazzi è sapere cosa ci rimarrà in testa
Si può continuare a considerare Rovazzi un’anomalia nata ai tempi di “Andiamo a comandare”, ma dopo anni questa spiegazione comincia a stare stretta.
Fare una hit per caso è possibile. Costruire ripetutamente canzoni che diventano meme, tormentoni, immagini e frasi riconoscibili è già un mestiere.
Rovazzi non è necessariamente il cantautore tradizionale che immaginiamo quando utilizziamo la parola “musicista”. Il suo talento sta altrove: è un autore di immaginario pop.
Conosce perfettamente il confine tra qualcosa di abbastanza semplice da essere ricordato e abbastanza strano da non confondersi completamente con tutto il resto.
“La Costiera Amalfitana” funziona esattamente così. Prima ancora di stabilire se sia una grande canzone, è impossibile non riconoscerla.
Ed è una qualità molto più rara di quanto sembri.
Da Amalfi a Zenigata: coincidenza o suggestione?
Rimane allora quel piccolo cortocircuito musicale.
Ascoltando il finale di “Zenigata March” e tornando immediatamente al refrain di “La Costiera Amalfitana”, una certa familiarità può effettivamente emergere. Il mondo musicale di Lupin III, costruito anche attraverso le composizioni di Yuji Ohno, è del resto un gigantesco laboratorio sonoro fatto di jazz, fiati, funky, arrangiamenti orchestrali e melodie immediatamente cinematografiche.
Coincidenza? Suggestione dell’orecchio? Un giro melodico che appartiene semplicemente al grande vocabolario della musica popolare?
Probabilmente è molto più interessante lasciare aperta la domanda che pretendere di trasformarla in un’accusa.
Perché non serve gridare al plagio per divertirsi a riconoscere le parentele nascoste della musica pop. Le canzoni vivono anche di memoria: assorbiamo melodie per anni e, quando qualcosa ne riaccende inconsapevolmente il ricordo, il cervello corre immediatamente a cercarne l’origine.
E questa volta la strada potrebbe essere parecchio curiosa: dalla Costiera Amalfitana fino all’ispettore Zenigata.
Nel frattempo Rovazzi ha ottenuto ancora una volta quello che voleva.
Stiamo parlando della sua canzone. La stiamo riascoltando. E soprattutto continuiamo a canticchiarla.
Forse il vero genio pop sta tutto qui.




