La Cappella Sistina va in check-up: l’arte di Michelangelo sotto pressione da 20mila turisti al giorno

È il cuore pulsante dei Musei Vaticani, il luogo dove ogni giorno migliaia di occhi si alzano al cielo per perdersi nella Volta michelangiolesca. Ma tanta bellezza ha un prezzo: l’overtourism. Con quasi sette milioni di visitatori l’anno, la Cappella Sistina è costretta a fermarsi per prendersi cura di sé.

Dal gennaio 2026 scatterà una manutenzione straordinaria di tre mesi. Non un restauro in senso classico, ma un check-up accurato che interesserà soprattutto il Giudizio Universale, capolavoro assoluto di Michelangelo. L’accesso alla cappella non verrà interrotto: grazie a ponteggi mobili, i visitatori potranno continuare a contemplare gli affreschi mentre una squadra di dodici esperti lavorerà, centimetro dopo centimetro, nelle ore di chiusura.

Una bellezza sotto assedio

Ogni giorno circa ventimila persone riempiono lo scrigno più celebre del Vaticano, portando con sé calore, umidità e anidride carbonica. Una combinazione che, nel tempo, rischia di minare la stabilità della pellicola pittorica. Trenta sensori vigileranno costantemente sui parametri climatici, ma la verifica ravvicinata degli specialisti resta indispensabile.

La squadra dei custodi del tempo

A guidare le operazioni sarà Paolo Violini, da poco nominato a capo del Laboratorio restauro dipinti e materiali lignei. Con lui, dodici mani esperte si muoveranno con precisione chirurgica: dalla rimozione della polvere al trattamento dei sali affioranti con carta giapponese e acqua distillata, fino al controllo di eventuali micro-distacchi della pittura. Tutto dovrà essere concluso prima della Settimana Santa 2026, quando la Sistina tornerà protagonista del mondo.

Cinque secoli di cura

Prendersi cura della Cappella Sistina è un atto antico quanto la sua storia. Già nel 1543 papa Paolo III istituì la figura del mundator, incaricato di ripulire fumo e polvere dagli affreschi. Oggi, con strumenti sofisticati, quella tradizione continua. Perché se, come scriveva Goethe nel 1786, davanti alla Sistina ci si sente «rapiti e strabiliati», il compito del presente è custodire quello stupore intatto anche per il futuro.

Un’arte eterna, ma fragile, che sopravvive solo se accompagnata da un atto costante di amore e responsabilità.

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