Alla fine, la battuta migliore non è nel film, ma nella realtà. Perché Checco Zalone, escluso praticamente da tutto ai David di Donatello 2026 con il suo campione d’incassi Buen Camino, è riuscito comunque a infilarsi nella serata più importante del cinema italiano. Come? Con una canzone sulla prostata.
Sì, proprio così. La Prostata Enflamada, il brano diventato virale e colonna sonora del film diretto da Gennaro Nunziante, è candidato come Miglior Canzone Originale. Il resto? Zero. Nessuna candidatura per il film, nonostante numeri da record al botteghino e settimane in cima alle classifiche.
E allora il paradosso è servito: il film che ha salvato (ancora una volta) il box office italiano viene ignorato dalla giuria, ma la sua gag più assurda – una canzone ironica sulla prostata – entra ufficialmente nella corsa ai premi.
Un cortocircuito perfetto tra cinema d’autore e cinema popolare. Da una parte la critica che guarda altrove, dall’altra il pubblico che premia Zalone con il Premio del Pubblico, confermando un dato ormai evidente: il comico pugliese continua a parlare a milioni di spettatori, anche quando l’industria sembra voltargli le spalle.
E forse è proprio qui il punto. Perché se una canzone “demenziale” riesce a ottenere più attenzione del film stesso, allora la domanda è inevitabile: è davvero Zalone a essere stato snobbato, o è il sistema a non riuscire più a leggere il suo linguaggio?
Nel frattempo, lui incassa, ironizza e – ancora una volta – la fa franca. Anche ai David. Anche con una prostata.




