Venezia accoglie una leggenda. Alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, la Biennale ha deciso di rendere omaggio a una delle icone più enigmatiche e indipendenti della storia di Hollywood: Kim Novak, premiata con il Leone d’Oro alla carriera. Lunedì 1 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, l’attrice che ha prestato il volto e l’anima a film immortali come La donna che visse due volte, Picnic e Una strega in paradiso, riceve il riconoscimento che suggella una vita lontana dai riflettori, ma incisa per sempre nella memoria collettiva del cinema.
Una diva senza maschere
“Sono molto, molto colpita di ricevere questo prestigioso premio. Essere riconosciuta per l’insieme del mio lavoro in questo momento della mia vita è un sogno che si avvera”, ha dichiarato l’attrice, oggi ottantaduenne, con la grazia discreta di chi ha sempre preferito il silenzio alla mondanità.
Un percorso che il direttore artistico Alberto Barbera definisce «la parabola di una diva involontaria». Non volle mai farsi intrappolare dalle logiche di studio system, non accettò di essere “fabbricata” come una nuova Marilyn, e quando capì che Hollywood poteva diventare una gabbia dorata, scelse di allontanarsene. «Novak ha illuminato i sogni della cinefilia prima di ritirarsi in un ranch dell’Oregon, per dedicarsi ai cavalli e alla pittura. Una ribelle nel cuore del sistema», ha ricordato Barbera.
Il volto di un’ossessione
Il suo sguardo magnetico, sospeso tra candore e tormento, resta indissolubilmente legato al doppio personaggio di La donna che visse due volte di Hitchcock, ruolo che ha scolpito per sempre la sua immagine nell’immaginario collettivo. Un’interpretazione che ancora oggi continua a ossessionare e incantare il pubblico, confermando la capacità dell’attrice di trasformare la fragilità in potenza espressiva.
Oltre Hollywood
Ma Kim Novak è stata molto più che una musa hitchcockiana. È stata pioniera: nel 1958 fu la prima donna ad avviare una propria casa di produzione, rifiutando stipendi inferiori e battendosi per la propria indipendenza. Ha attraversato set con registi come Billy Wilder, Otto Preminger, George Sidney e Richard Quine, lasciando dietro di sé una scia di film che oggi sono veri e propri classici.
E quando il mito poteva divorarla, scelse un’altra strada. Abbandonò la fama per la pittura, per i suoi cavalli e per la vita accanto al veterinario Robert Malloy, l’uomo che ha amato fino alla sua scomparsa. Nel silenzio dell’Oregon, Kim ha continuato a creare, trasformando i suoi ricordi e i suoi dolori in tele esposte nei musei americani ed europei.
Una leggenda vivente
Oggi, a Venezia, la diva che non volle mai esserlo riceve l’applauso del cinema mondiale. Una leggenda che ha sfidato le regole di Hollywood, preferendo la libertà alla fama, l’arte alla vanità.
A celebrare la sua carriera, in prima mondiale, anche il documentario Kim Novak’s Vertigo di Alexandre Philippe, realizzato con la collaborazione esclusiva dell’attrice: un viaggio dentro la sua vita e il suo mito.
Kim Novak, la donna che ha vissuto due volte: sullo schermo, come icona eterna, e lontano dai riflettori, come artista e poetessa libera.




