Jennifer Garner: «Dopo il divorzio sono andata nel panico per i soldi». Quando ricominciare significa anche tornare a guadagnare

Puoi essere una delle attrici più riconoscibili di Hollywood, aver interpretato Alias, essere stata protagonista di commedie diventate cult e aver condiviso per anni la vita con un’altra superstar. Poi un matrimonio finisce e arriva una domanda molto meno cinematografica: come faccio a mantenermi? È quello che Jennifer Garner ha raccontato parlando del periodo successivo alla separazione da Ben Affleck. Una confessione che sorprende proprio perché arriva da una donna che, vista dall’esterno, sembrerebbe essere l’ultima persona al mondo a doversi preoccupare della propria sicurezza economica.

«Sono andata nel panico quando sono uscita dal mio matrimonio e mi sono resa conto di aver fatto un passo indietro nel mio lavoro», ha raccontato Garner. Durante gli anni in cui i tre figli erano piccoli, l’attrice aveva rallentato sensibilmente la carriera per dedicare più tempo alla famiglia. Dopo la separazione da Affleck, annunciata nel 2015 e seguita dal divorzio definitivo nel 2018, quella scelta ha assunto improvvisamente un significato diverso. Non si trattava più soltanto di decidere se accettare o meno un film: Garner doveva tornare a pensarsi come una persona economicamente autonoma.

«Non so per quanto tempo potrò lavorare»

La parte forse più interessante del suo racconto riguarda Hollywood. Garner ha spiegato di essersi domandata quanto a lungo avrebbe continuato a ricevere offerte di lavoro, consapevole di appartenere a un’industria nella quale invecchiare non ha storicamente significato avere più opportunità per un’attrice. Una paura che rende la sua storia molto meno eccezionale di quanto potrebbe sembrare.

Dietro Jennifer Garner e Ben Affleck esiste infatti una dinamica che riguarda moltissime famiglie, anche se con disponibilità economiche incomparabilmente diverse. Quando uno dei due partner riduce il proprio lavoro per occuparsi maggiormente dei figli, quella decisione produce conseguenze che spesso diventano evidenti soltanto anni dopo: meno esperienza accumulata, opportunità perdute, progressione professionale rallentata e una maggiore dipendenza dall’equilibrio economico della coppia. Finché la relazione esiste può sembrare semplicemente una divisione dei compiti. Quando la relazione finisce, quella divisione può trasformarsi in vulnerabilità.

Garner non ha nascosto il privilegio della propria situazione e la sua esperienza non può essere paragonata alle difficoltà economiche affrontate da una famiglia comune. Il punto interessante della sua confessione è un altro: essere famosi non equivale automaticamente ad avere la sensazione che quella sicurezza durerà per sempre. La notorietà può rimanere anche quando le offerte diminuiscono.

La maternità e quel conto che arriva anni dopo

Il racconto diventa ancora più significativo quando Garner spiega quali lavori poteva effettivamente accettare. Dopo la separazione non voleva allontanarsi dai figli per mesi per girare un film. Doveva quindi cercare opportunità compatibili con la vita familiare, possibilmente vicino a casa.

È una considerazione apparentemente semplice che contiene una delle contraddizioni più persistenti del lavoro femminile: non basta poter lavorare, bisogna poter accettare quel lavoro.

Un film girato dall’altra parte del mondo può rappresentare una grande opportunità professionale, ma diventa molto più complicato quando bisogna organizzare scuola, casa e figli. E se per anni si è scelto di rinunciare a determinate occasioni, rientrare improvvisamente nel mercato con la stessa posizione occupata prima non è affatto automatico.

Naturalmente Jennifer Garner disponeva di risorse che la stragrande maggioranza delle madri non possiede. Proprio per questo, però, la sua paura racconta qualcosa di interessante: se persino una donna con fama, contatti e una carriera hollywoodiana può percepire improvvisamente la propria fragilità professionale, quanto più forte può essere quella sensazione per chi affronta una separazione con uno stipendio normale?

Quando il piano B diventa una seconda carriera

Garner ha così iniziato a ragionare non soltanto sul prossimo film, ma sulla possibilità di costruire qualcosa che potesse esistere indipendentemente dalla sua carriera cinematografica. Una delle risposte è stata Once Upon a Farm, il marchio alimentare di cui è diventata cofondatrice nel 2017.

Ed è probabilmente qui che la storia diventa particolarmente contemporanea. Per decenni alle star bastava essere star. Oggi sempre più celebrity costruiscono aziende di cosmetici, moda, wellness e alimentazione. A volte sembrano semplicemente operazioni commerciali costruite intorno a un volto famoso. Nel caso di Garner, dietro la diversificazione professionale c’era anche una domanda estremamente pragmatica: che cosa succederà se un giorno Hollywood smetterà di chiamarmi?

Il vero lusso è sapere di potercela fare da soli

Il racconto di Jennifer Garner non è interessante perché una donna molto ricca abbia temuto improvvisamente di diventare povera. Sarebbe una lettura semplicistica. È interessante perché mostra come ricchezza e percezione della sicurezza economica non siano necessariamente la stessa cosa.

La fine di una relazione può cambiare improvvisamente il modo in cui una persona guarda al denaro, soprattutto quando per anni la gestione della famiglia ha richiesto compromessi professionali. Non significa che dedicarsi ai figli sia un errore. Significa riconoscere che anche il lavoro domestico, la cura e le rinunce possono avere conseguenze economiche reali, benché raramente compaiano su una busta paga.

Jennifer Garner è riuscita a trasformare quella paura in una nuova strategia professionale, continuando a recitare e costruendo parallelamente un’attività imprenditoriale. E forse la parte più universale della sua confessione arriva proprio da qui. Perché dopo una separazione ricominciare non significa necessariamente trovare un nuovo amore, cambiare casa o dimostrare agli altri di stare bene. A volte significa qualcosa di molto meno romantico e molto più importante: sapere che, qualunque cosa succeda, si può continuare a vivere contando anche sulle proprie forze.

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