La moda, si sa, ama citare il passato. Ma cosa succede quando la citazione diventa quasi una riproposizione? È la domanda che aleggia sulla nuova collezione Jean Paul Gaultier autunno inverno 2026-2027, presentata a Parigi sotto la direzione creativa di Duran Lantink, designer olandese chiamato a reinterpretare l’eredità di uno dei marchi più iconici della moda contemporanea.
Il risultato è una sfilata che gioca apertamente con le immagini più riconoscibili dell’universo Gaultier: corsetti strutturati, reggiseni a cono, lingerie esibita e silhouette provocatorie. Elementi che hanno reso celebre il fondatore della maison e che tornano ora in passerella con qualche variazione, tra nostalgia e reinterpretazione.
L’intimo diventa protagonista
Tra i dettagli più evidenti della collezione c’è il ritorno dell’intimo a vista, da sempre cifra stilistica della maison. Lantink riprende uno dei codici più celebri di Gaultier e lo porta ancora più in primo piano: tanga sopra i pantaloni, reggiseni indossati sopra tute tattoo e reggicalze esibiti come elementi di styling.
Le tute tattoo — già viste nella stagione precedente — tornano anche in questa collezione, ma con una nuova lettura: vengono “addolcite” e parzialmente coperte da elementi di lingerie che trasformano la nudità in un gioco di sovrapposizioni.
Un linguaggio che non è nuovo nella storia della maison. Proprio Jean Paul Gaultier aveva reso celebri i reggiseni a cono, diventati simbolo pop negli anni Ottanta grazie ai costumi creati per Madonna durante uno dei suoi tour più iconici.
Citazione o ripetizione?
Il punto più discusso della sfilata riguarda proprio questo equilibrio sottile tra omaggio e riproposizione. La moda contemporanea vive spesso di riferimenti al passato, ma qui il confine sembra più fragile.
Lantink si muove in uno spazio delicato: da un lato dimostra una chiara devozione verso l’archivio della maison, dall’altro prova a inserire piccoli twist contemporanei, mescolando sport-chic, colli a cratere e volumi scultorei.
Il risultato è una collezione che parla molto di memoria visiva. Le immagini di Gaultier — diventate negli anni veri simboli della cultura pop e della moda — sono ormai parte dell’immaginario collettivo e continuano a influenzare anche le nuove generazioni.
Una moda che guarda indietro
In fondo, la sfilata racconta anche qualcosa di più ampio: la difficoltà di reinventare un marchio che possiede già un’identità fortissima. Alcune maison vivono proprio della loro riconoscibilità, e staccarsi da quell’eredità può diventare quasi impossibile.
Così, nella collezione firmata da Duran Lantink, la moda sembra oscillare tra due poli: il desiderio di innovare e il fascino irresistibile di un passato che continua a esercitare la sua forza.
E forse è proprio questo il paradosso della moda di oggi: mentre corre verso il futuro, non smette mai di guardarsi allo specchio del proprio mito.






