Intervista – Syusy Blady: «Sempre difficile fare cultura in tv, sul web c’è un nuovo dibattito culturale»

Syusy Blady, al secolo Maurizia Giusti, attrice e conduttrice televisiva, turista per caso e per passione  non ha certo bisogno di presentazioni. Negli anni Susy è stata una dei pochi personaggi televisivi che ha saputo coniugare l’interesse artistico e culturale con un modo di fare tv moderno e colorato mai retorico, ricco di sfaccettature e sempre volto alla curiosa ricerca della verità. Oggi ritroviamo Syusy in veste di scrittrice per il romanzo “Il paese dei cento violini” una ricerca storica romanzata, il racconto della storia del paese di Santa Vittoria di Gualtieri dove la musica e la cooperazione si uniscono per un riscatto sociale “dal basso” come una favola moderna dove i buoni, i braccianti del paese, riescono a vincere il potere con l’amore per le arti…una storia moderna che rivendica il poter vivere di pane e cultura. Ma non è tutto la conduttrice e autrice bolognese, dopo la nuova esperienze televisiva di “In viaggio con la zia” è approdata sul web con un progetto di crowfounding intitolato “Tutta un altra storia” che prendendo spunto dallo studio del sumerologo Zecharia Sitchin si pone nuove domande rispetto alle nostre origini. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare Syusy Blady nel nostro salotto virtuale e di parlare con lei del suo debutto sul web, di cultura in tv e di viaggi tra ricordi e nuovi orizzonti.

Il romanzo “Il paese dei cento violini” racconta la storia vera dei braccianti  di Santa Vittoria di Gualtieri che grazie all’amore per la musica diventano padroni di loro stessi…Come è venuta a conoscenza di questa storia così particolare? La musica può salvare il mondo?

Si la storia del paese di Santa Vittoria che ho voluto raccontare in questo romanzo è molto particolare…a suon di musica un gruppo di una cooperativa di braccianti riesce ad acquistare la terra del padrone utilizzando l’arte come arma di riscatto sociale ed ad elevarsi. Nel giro di due generazioni molti di loro sono riusciti addirittura a cambiare radicalmente il proprio status tra questi si annoverano maestri di conservatorio ed anche una donna che è diventata direttrice del conservatorio di Bolzano… quei braccianti che avevano creduto nell’arte e nella musica sono l’esempio di come l’arte possa riscattare da una situazione difficile.

Durante i suoi viaggi in giro per il mondo documentati in tv con “Turisti per caso” è spesso entrata in contatto con la musica di tanti luoghi diversi…quale ricorda con particolare affetto?

Durante le riprese di Turisti per Caso ci sono stati diversi momenti in cui la musica era protagonista: ricordo con particolare affetto un amico musicista in Senegal che mi fece partecipare ad un suo rito di passaggio dove il suono dei tamburi conduceva gli iniziati ad uno stato di trans. La musica era in questo caso una vera e propria catarsi. In ogni luogo che ho visitato la musica è sempre parte integrante del tessuto culturale di un popolo ed ognuno ha una suono diverso: penso a Bali con lo Xilofono alla Mongolia con il “canto lungo” che si articola con tonalità basse ed alte fino al Tamurè della Polinesia; è il bello delle differenze…oggi si tende a soppiantare quasi del tutto le musiche locali con la musica pop…questo mi dispiace molto.  Nel “Paese dei cento violini” ho parlato della mia musica , quella dell’ emilia romagna, il liscio è il nostro country in fondo. Mi auguro in futuro una riscoperta di questo tipo di musica così com’è avvenuto in puglia con la pizzica o con la musica popolare napoletana. Bologna è stata definita città della musica dall’Unesco sarebbe interessante recuperare queste radici.

 A proposito di “Turisti per caso” e di cultura in tv recentemente si è assistito ad un record di ascolti per i documentari Alberto Angela, non sempre però i programmi di questo genere hanno una collocazione di palinsesto così importante…Il suo ultimo “In viaggio con la zia” ha ricevuto un trattamento diverso pur essendo molto amato…è ancora difficile far funzionare la cultura in tv?

Posso dirti che il mio ultimo programma per la TV “In viaggio con la zia” è stato molto amato dal pubblico e dal web, abbiamo raccolto tanti like e commenti sui social avvicinando i giovani su Rai1 in una fascia oraria che era quasi totalmente ignorata da quel tipo di pubblico. Nonostante il successo di Auditel ed i grandi apprezzamenti da parte degli addetti ai lavori l’anno dopo non siamo stati confermati…e non credo che la motivazione sia stata solo quella del Budget dato che si trattava di una produzione interna alla Rai che utilizzava le risorse interne. Quando nonostante l’ascolto ed il gradimento di pubblico ci sono queste scelte è difficile trovare un senso logico…questo è accaduto anche con Turisti per Caso. Probabilmente la cultura non serve al tipo di televisione che ci propongono oggi, Piero ed Alberto Angela sono un’istituzione ed un’eccezione rispetto al resto.

Con Turisti per Caso lei e Patrizio Roversi siete stati i primi esponenti a portare in tv la formula del reality show che oggi domina i palinsesti….

Vero, in realtà  nel 1988 l’anno che conducemmo su Italia uno il varietà “Lupo solitario” abbiamo realizzato cento ore di diretta televisiva ininterrotta per una tv locale…era un reality ante litteram anche quello. (ride)

Oggi non solo tv: grazie al web ed ad un progetto di crowfounding ha pubblicato il documentario “Tutta un altra storia” che parte dallo studio del sumerologo Zecharia Sitchin. Cosa ci può raccontare di questa esperienza?

Per me è stata la prima volta che mi sono approcciata a questo tipo di diffusione ed è stato molto interessante avere un contatto diretto con chi era interessato al progetto, anche al di là delle varie ricompense, ho organizzato un incontro con chi aveva finanziato il crowfounding e si è aperto un bel dialogo. Inoltre la tematica trattata è molto più adatta e dibattuta sul web rispetto alla TV proprio perché in rete c’è un interesse attivo per questo tipo di tematiche. L’idea di una storia diversa da quella che ci hanno sempre raccontato è molto affascinante…non credo di avere la verità in tasca ma è legittimo farsi delle domande e cercare delle risposte. I libri sono pieni di informazioni e cose che vengono date per scontate. Per me, che ho viaggiato approfondendo la storia dell’umanità, guardandola con altri occhi e con il filtro di altre culture, non sono come appaiono e volevo raccontarlo ed indagare.

La scelta del web quindi è stata programmatica per questo tipo di indagine?

Un tentativo con i canali classici prima di approdare al web l’abbiamo fatto ma poi ci siamo resi conto che questo tipo di dibattito era molto più presente sul web e quindi abbiamo ritenuto opportuno scegliere la rete come canale di comunicazione e ne sono molto soddisfatta.

I rapporti geopolitici sono sempre in continuo mutamento…oggi girare un documentario in alcuni luoghi non è più possibile…c’è qualche luogo che vorrebbe visitare e raccontare nuovamente da turista per caso? 

Ce ne sono davvero tanti dallo Yemen ad alcuni paesi dell’Africa che oggi hanno problemi sociopolitici importanti ma tra tutti ricordo con particolare affetto la Siria. Un anno prima del conflitto ho avuto la fortuna di visitare luoghi bellissimi come il mercato di Aleppo.

A livello personale qual è il suo locus animae?

La Siria e il Libano che sono depositari della nostra cultura…non bisogna dimenticare il proto cristianesimo e tutto ciò che quei luoghi raccontano: dal Museo D’Aleppo alla leonessa distrutta a Palmira…mi dispiace molto ricordare questi luoghi e non poterli più ammirare

Recentemente in tv l’abbiamo vista ne “Le donne del ’68” dove ha raccontato la sua lotta sociale e politica come Maurizia Giusti… Cosa ricorda dei collettivi universitari della Bologna di quei tempi?

Ho vissuto il momento storico degli anni ’70 che erano caratterizzati dallo slogan “La fantasia al potere” la rivoluzione si basava su questo. Abbiamo immaginato tanto… In quel momento c’è stata la lotta femminista che non voleva imitare il modello maschile ma voleva proporre un paradigma diverso sostituendo la “logica del fallo” che era sconfinata nella guerra, nella politica aggressiva e la distruzione del pianeta ad una visone della vita diversa…

Oggi le nuove generazioni immaginano ancora?

Mia figlia è una femminista convinta che partecipa al “Se non ora quando” e frequenta gli studi di genere dopo aver studiato Antropologia Culturale…questo mi fa ben sperare nelle generazioni future, non credo che tutto sia fermo e che non ci sia più una coscienza capace di immaginare.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Syusy Bladi quali sono le tue speranze e le tue paure?

Immagino e spero per il Domani una logica che tenga conto del piccolo e non sempre del grande: un New Deal con una riconversione ecologica ed ambientale che riesca a creare tanta occupazione e che metta al centro le migliori intelligenze, in Italia ne abbiamo tante perchè abbiamo una mente che da sempre è abituata a cercare soluzioni ai problemi.

Simone Intermite