Chi segue la celebre serie Tv “The Young Pope” firmata da Paolo Sorrentino su Netflix, chi ama giocare virtualmente a calcio con il videogioco più amato di sempre “FIFA 20” o chi è rimasto incantato dagli spot della Apple per l’ultimo Iphone, non può non conoscere le note elettroniche ed ammalianti del duo newyorkese “Sofi Tukker” balzato ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo e candidato ai Grammy Awards per singoli di successo come “Drinkee“, “Swing” e “Purple Hat“. Il loro nome d’arte è una crasi tra i reali nomi di battesimo che compongono la coppia formata da l’eterea Sophie Hawley-Weld e dall’ex promessa dell’NBI prestato alla musica Tucker Halpern ed è simbolo di un colorato melting pot musicale e culturale che crea una psichedelica commistione chimica ed artistica tra influenze diverse provenienti dalla bossanova brasiliana passando per l’elettronica. La loro formazione risale al 2014, quando entrambi frequentavano la Brown University. Lei è una musicista, mentre lui è un aspirante giocatore professionista di basket. Tucker abbandona la sua carriera sportiva in seguito a una malattia e conosce Sophie in una galleria d’arte: lì le chiede di poter remixare la canzone con la quale si era esibita durante quella stessa serata. Dal giorno dopo, iniziano ufficialmente a fare musica insieme. I videoclip, visionari e suggestivi firmati Sofi Tukker, sono balzati ai primi posti di Youtube Music e vantano nomi di registi come Charles Todd, famoso per aver collaborato con artisti del calibro di Jay-Z, Troye Sivan e Harry Styles. Il loro ultimo brano “Good Time Girl” estratto dall’ultimo album “Tree hause” è stato per diversi giorni #1 iTunes Dance e #6 iTunes generale mentre il video registra oltre 3,6 milioni di views. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare in esclusiva nazionale i Sofi Tukker per parlare con loro di musica elettronica, tecnologie e frontiere da abbattere in un viaggio musicale planetario.

Il vostro ultimo singolo “Good Time Girl” è stato scelto come colonna sonora della serie tv di Paolo Sorrentino”The New Pope” avete avuto modo di guardare la serie? Quali sono le vostre preferenze in tema di film e serie tv?

«Siamo onorati che il nostro brano “Good Time Girl sia stato scelto come colonna sonora per le immagini iconiche della sigla di “The New Pope”, dove suore in sottoveste ballano e si accarezzano sotto la croce…è un impatto visivo ed artistico sconvolgente ed emozionante. Abbiamo adorato l’intro così tanto che abbiamo guardato in anteprima il primo episodio. È uno spettacolo incredibile il regista Paolo Sorrentino è stato visionario e davvero geniale. Appena avremo tempo di farlo, quando i ritmi del tour ce lo concederanno, guarderemo sicuramente anche tutte le altre puntate».

Dalla Apple a Fifa, i vostri brani sono spesso associati ad brand importanti…come avvengono queste fortunate collaborazioni?

«In questo settore è importante collaborare con un team che ti motivi e che sappia portare avanti i tuoi progetti, che ci creda sul serio. Noi lavoriamo con una grande squadra e siamo stati davvero fortunati ad ottenere tanti posizionamenti e collaborazioni su media diversi dai videogiochi, agli spot televisivi passando per il cinema. Essere così presenti ci aiuta davvero a far ascoltare la nostra musica, ad un pubblico sempre più vasto ed è un lavoro essenziale specialmente come artisti parzialmente indipendenti dalle major discografiche».

Entrambi provenite da realtà musicali differenti Sofie dalla bossanova e Tucker dall’universo dance; a chi è venuto per primo in mente l’idea di unire queste due influenze e formare un duo?

Sofie: «È stata un’idea di Tucker! Mi ha contattato lui per primo per capire se fossi stata disposta a realizzare una versione remix di una delle mie canzoni slow bossa nova. Dopo questo primo esperimento abbiamo continuato a collaborare insieme. Devo tanto a Tucker mi ha insegnato tanto sulla musica dance ed è lui che mi ha convinto a trasferirmi a New York in pianta stabile e formare una band!».

Tucker prima di dedicarti al progetto musicali eri una promessa nell’ NBA…Come è nata la passione per la musica? Ricordi quale fu il tuo primo “esperimento” da DJ?

Tucker: «La mia vita era completamente dedicata allo sport e all’NBA ma poi a seguito di un infortunio durante il mio ultimo anno di college ho dovuto trascorrere otto mesi a letto. Quell’esperienza di immobilità è stata preziosa perchè per combattere la noia ho scaricato un programma per comporre musica e ho imparato a giocare con i suoni, a produrre brani e a fare il DJ guardando i tutorial di YouTube, è stato davvero un buon modo per incanalare il dolore che provavo in qualcosa di produttivo».

Oggi l’utilizzo della tecnologia è imprescindibile per chi produce musica…quali sono i vostri “ferri del mestiere”

«Usiamo Ableton per produrre, un programma di produzione musicale che ormai da diversi anni è sulla scena come uno dei più versatili tra quelli proposti sul mercato. La sua dinamicità lo ha reso per molti, soprattutto nell’ambiente della musica elettronica, preferibile ad altri sequencer “storici” ma pensati per un utilizzo diverso e sotto certi punti di vista più laboriosi e sicuramente meno intuitivi Noi siamo appassionati di “outboard gear” esterne, la maggior parte dei nostri tamburi li costruiamo sulla drum machine Roland TR8S, una compagna di viaggio irrinunciabile. Molti dei nostri bassi invece sono realizzati da diversi sintetizzatori Moog».

Sofie tu sei una donna cosmopolita, sei nata in Germania, poi ti sei trasferita in America, in Canada, in Italia e in Brasile…Oggi che viaggi anche molto per le tournèe qual è il luogo che ti fa sentire a casa? E quello che ti ispira maggiormente artisticamente

Sofie: «Mi sento particolarmente di casa in Brasile. C’è qualcosa nello spirito del luogo che mi parla davvero. Mia mamma e mio papà vivono in Svizzera e i miei nonni vivono a Londra, quindi quelli sono luoghi che visito maggiormente e in cui ho molti luoghi preferiti ma posso dirti che più in generlae mi sento a casa in qualsiasi luogo tropicale. Miami è probabilmente la mia città preferita negli Stati Uniti. Ma davvero, sono cosmopolita e mi sento a casa in molti posti diversi…».

New York è una delle città più multiculturali del mondo…com’ è il vostro rapporto con la grande mela, quali sono i vostri luoghi preferiti ?

«È la città in cui abbiamo creato la band, la nostra base di partenza quindi sarà sempre speciale per noi. Molti dei nostri amici vivono lì ed è davvero divertente uscire e rivedere tutti. Tuttavia non viviamo più a New York. Siamo sempre in un tour così che quando siamo lontani dalle luci dei club abbiamo davvero bisogno di rigenerare la mente e riposare – e New York è divertente, una città colorata e piena di alternative ma è l’opposto del riposo».

In America la politica di Trump sembra essere poco aperta all’integrazione e al melting pot culturale…La musica può essere uno strumento di contaminazione?

«Si, questo è un aspetto che ci riguarda molto da vicino. È così triste percepire la paura del diverso negli occhi delle persone; si pensa che i confini e la separazione siano la risposta ad ogni male. Noi come antidoto utilizziamo il suono, la musica ci apre al mondo e ci piace utilizzarla come un mezzo per allagare e sfocare i confini, con i nostri brani speriamo di far sentire le persone vive, sexy, felici e sopratutto connesse tra di loro».

Nei vostri videoclip c’è una forte componente visuale e vi piace giocare spesso con i colori…anche con i vostri outfit. Da dove nascono queste suggestioni?

«I colori ci ispirano davvero. La nostra musica appartiene a un mondo vibrante, in ogni modo, e ci piace reinterpretarli attraverso i videoclip colorati e a ciò che indossiamo sul palco».

Oltre ai colori anche i testi sono fondamentali per lanciare dei messaggi, nel brano Swing mettete in risalto l’importanza della “parola”. Quali sono le parole veramente importanti per voi?

«Ci divertiamo follemente a giocare con le parole. Se ci pensi tutto dipende dalla combinazione delle parole e dalla loro connessione. Chacal, il poeta con cui abbiamo collaborato per Swing, è particolarmente bravo in questo. Collega le parole più assurde insieme per renderle così divertenti e intelligenti riuscendo a percepire il suono ed il significato in maniera chiara e concisa».

L’esordio live del vostro singolo “Drinkee” è avvenuto a Roma, in Italia…cosa ricordate di quel momento?

«Adoriamo l’Italia e non dimenticheremo mai quel giorno! Quella di Roma è stata una delle nostre prime esibizioni in assoluto e per così tante migliaia di persone !! Ricordo che eravamo così nervosi…ma alla fine il pubblico ha interagito con noi ed è andata bene, per quanto ne ricordiamo».

Ultimamente avete ripubblicato il vostro singolo “Swing” con il featuring del rapper ALLDAY, com’è nata questa collaborazione?

«Swing ha iniziato ad essere presente nelle classifiche in Australia e volevamo fare qualcosa di speciale dedicata a questo paese, quindi abbiamo contattato l’ artista australiano che amiamo maggiormente. Quando si collabora per affinità riesce tutto in maniera spontanea».

Recentemente anche Domanipress è sbarcata sulle piattaforme di streaming musicale con un Podcast ricco di interviste esclusive da ascoltare. Sbirciando la vostra playlist di Spotify oltre a quelli di ALLDAY quali sono i brani che non possono mancare?

«Ovviamente Purple Hat, la nuova traccia estratta dal nostro fortunato album Treehouse no?».

Siete partiti per un tour mondiale in giro per i migliori club del mondo…Cosa fate appena prima di un concerto?

«Abbiamo un piccolo rito, ripetiamo sempre un breve allenamento e muoviamo i nostri corpi a ritmo. Sophie fa un riscaldamento vocale, ascoltiamo le nostre canzoni preferite ad alto volume, e poi Sophie dà uno schiaffo a Tucker sulla schiena. E non chiedere dove altro…(ridono)

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vedono il “Domani” i Sofi Tucker , quali sono le vostre speranze e le vostre paure?

«Speriamo di accogliere sempre con entusiasmo il processo creativo e di non sentirci mai stanchi. Speriamo di svegliarci ogni giorno entusiasti di fare musica e entrare in contatto con le persone. L’unica cosa che temiamo e che qualcosa di brutto possa accadere ai nostri cari che sono la nostra vera energia!».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite