Saverio Raimondo è una delle voci più rappresentative nel panorama della stand up comedy italiana, una tipologia di spettacolo in cui l’attore si esibisce mettendosi a nudo con un monologo serrato e diretto che spesso prevede semplicemente un microfono e uno sgabello. «Per essere se stessi sul palco bisogna saper ironizzare sui propri difetti, per poterli superare e comprendere» ribadisce Saverio prima della nostra conversazione, con quel tono di voce che catalizza l’attenzione diventando sul palco una cassa di risonanza, unplugged come lui stesso ama definire, capace di sottolineare le contraddizioni della società mettendole ferocemente in discussione. Dopo aver conquistato il pubblico con cinque stagioni del suo premiato “Late night show CCN – Comedy Central News” che tornerà in onda da maggio 2019, oggi il comico romano è impegnato con un tournèe in giro per l’italia in partenza oggi dal Maite di  Bergamo e proseguendo per altre sei tappe (è possibile trovare tutte le date in calce all’intervista) prima di debuttare su Netflix con Il suo primo special di stand up comedy, dal titolo “Il Satiro Parlante” filmato nell’autunno 2017 sul palco della Santeria di Milano, che  mostrerà al pubblico di ben 190 Paesi, il suo lato più intimo e dissacrante. Ma non è tutto, recentemente il satiro più irriverente d’Italia ha pubblicato un libro edito da Feltrinelli intitolato “Stiamo calmi, Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia” in cui si rileggono in chiave “ansiosa” alcuni dei principali avvenimenti e dei personaggi più stressati della storia, rivalutando il senso di colpa come baluardo della civiltà e affrontando con umorismo e ironia tutte le principali fonti di ansia del mondo contemporaneo. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Saverio Raimondo e di parlare con lui di satira politica, nuove piattaforme digitali e di come imparare a sfruttare positivamente l’ansia.

Dopo l’esperienza televisiva su Sky con “CN – Comedy Central News“sei in giro per l’italia con le nuove date tour “Stand up comedy“. Cosa possiamo aspettarci da queste serate?

«Nello spettacolo che porto in giro c’è molto materiale nuovo ed anche qualcosa di già rodato nel tour invernale partito a settembre. Il sottotitolo implicito della tourneè è “aspettando Netflix” perché vi anticipo che il 17 maggio sarà presente sulla piattaforma di streaming uno special di “Stand up comedy“, sono entusiasta di questa opportunità.  Con gli spettacoli live che precedono la pubblicazione ho modo di festeggiare, direttamente con il pubblico che mi segue, i miei primi dieci anni di carriera. Per me è un piccolo traguardo e sono felice di poterlo vivere sui palchi d’Italia. Durante il tour parlo principalmente di me con grande autoironia per affrontare dei temi universali dai viaggi in aereo al terrorismo globale, dal rompersi le costole ai rapporti con la censura».

Sei uno dei massimi esponenti del genere della “Stand up comedy” un tipo di umorismo più americano che italiano…

«La stand up comedy è un genere comico che in italia era del tutto sconosciuto fino a dieci anni fa, poi ci sono stati i primi timidi format, a partire dal 2009 ho iniziato ad approcciarmi alla comicità con alcuni esperimenti come il talk satirico RaimondoVisione per Red Tv che mi hanno portato a sviluppare nuove forme di comunicazione. Oggi la stand up comedian è una comicità che è rimasta di nicchia, ma che esiste e rappresenta l’unico vero fermento che si registra sulla scena umoristica nazionale da circa vent’anni a questa parte. Il pubblico è sempre più interessato a questa forma di intrattenimento e lo testimonia anche il numero di comedian che spesso debuttano in locali anche piccoli ma che trascinano un seguito importante».

In America ci sono degli esponenti importanti di questo genere come  David Chappelle, Marc Maron ed Annah Gasby…In Italia invece si fa più fatica ad emergere come mai?

«Esiste un blocco in termini di riconoscimento in Italia: Edoardo Ferrario, Francesco De Carlo ed io siamo i primi ad  ad approdare su Netflix registrando una serie di show dal palco della Santeria di Milano, un locale che ha una grande tradizione nell’ospitare comici più o meno emergenti;  Il fatto che sia stato un editore internazionale ed innovativo a darci la possibilità di proporre al pubblico uno special di questo tipo è un sintomo del ritardo editoriale italiano rispetto ad inedita forma d’intrattenimento. Il primo editore illuminato che ha investito e che ne ha dato uno spazio importante è stato Viacom, con il canale Comedy Central, dove ormai da cinque anni si punta ad una comicità fresca e alle web series. C’è da aggiungere che questa arretratezza è presente anche per la distribuzione degli spettacoli dal vivo… Quindi tutto sommato direi che quella della stand up comedy è una scena indipendente che si è dovuta creare quasi da sola».

Le motivazioni di questo blocco possono essere legate all’utilizzo di un linguaggio difficilmente tollerabile per le tv generaliste?

«Questo tipo di comicità è dirompente ed ha naturalmente nelle sue corde una libertà di linguaggio e di temi che può spaventare, perché si può spaziare da temi come la satira politica, la diversità razziale arrivando fino alla riflessione esistenziale; ma la verità e che in Italia ciò che manca, non solo nel mio settore, è lo spirito d’impresa e la capacità di intercettare nuovi modelli che magari all’estero funzionano. Ritengo che il ritardo in questo senso sia più di tipo culturale che censorio. Basta accendere la tv per rendersi conto che sono trasmessi contenuti ben peggiori di una parolaccia, per svecchiare certa programmazione occorre armarsi di più coraggio».

Recentemente hai anche scritto un libro per Feltrinelli intitolato “Stiamo calmi, Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”. Cosa ti rende ansioso oggi?

«Viviamo in un  periodo storico dove domina l’incertezza e l’insicurezza. Molti paesi occidentali sono governati da figure politiche incompetenti e pericolose; oggi a darmi ansia è la deriva populistica, non solo italiana, che non ci sta portando ad una reale crescita ma che piuttosto tende ad inasprire gli animi con manifestazioni d’odio. C’è da dire che comunque noi ansiosi viviamo il nostro stato di “malati cronici” in qualsiasi epoca storica ed in qualsiasi luogo quindi direi che non facciamo testo…Nel libro scrivo che, come rovescio della medaglia, l’ansia può essere una qualità e che in alcune scelte di vita può anche essere d’aiuto, infatti dico spesso che solo chi vede l’aspetto negativo in tutte le cose continua a lottare per un mondo migliore. Se pensiamo, per esempio alla sfera privata l’ansioso è  il partner perfetto per una relazione stabile e monogamica perché per paura e pessimismo verso le proprie capacità fanno tendere alla fedeltà. In questo vedere il bicchiere mezzo vuoto bisogna però stare attenti a non cadere nella depressione, per questo invito gli ansiosi ed i depressi ad unirsi insieme in un sano movimento pessimista».

Prima di entrare in scena hai un metodo personale per vincere l’ansia?

«In realtà sono più ansioso nella vita che sulla scena, contrariamente a molti altri miei colleghi non sono scaramantico e non ho riti da seguire prima di uno spettacolo. Semplicemente mi limito ad annullare la  sala, intesa come spazio fisico, concentrandomi sul pubblico ed entrando in empatia con chi mi ascolta ma anche con l’ambiente stesso. Certe volte, anche inconsapevolmente, osservo le luci, le pareti e gli arredi e faccio mio quel luogo che per un ora e mezza diventa il mio universo. Spesso c’è qualcosa che mi colpisce, o solo una suggestione sensoriale che mi attraversa e solitamente tendo a concentrarmi sul qui ed ora. Salgo sul palco e sono  semplicemente me stesso senza costumi e maschere come un cantautore acustico che non utilizza l’amplificatore».

La satira per sua natura ha la capacità di attaccare il potere e di sottolineare le contraddizioni della società; tra Matteo Salvini e Luigi di Maio chi ti da maggior soddisfazione?

«Ho sempre cercato di fare una satira indipendente dai personaggi politici, anche perchè se ci pensi è un tipo di comicità molto abusato. Oggi di politica ne parlano tutti e non c’è un talk show televisivo che non abbia come ospite fisso un comico. Ripercorrere questa strada sarebbe ripetere ciò che altri hanno già detto e questo non mi stimola particolarmente. Ho cercato di ritagliarmi una mia originalità, quindi mi interessano poco sia Salvini che Di Maio perché preferisco osservare il loro elettorato. Se ci pensi nessuno si concentra mai sugli elettori, che si sentono spesso protetti, anche quando compiono scelte poco coerenti…Io rivolgo il mio interesse  e la mia indagine principalmente su di loro perché alla fine in democrazia il vero potere è costituito da chi vota, i politici sono cooptati da un vincolo di mandato che gli elettori gli hanno concesso. Inoltre stiamo assistendo ad una fase in cui c’è un rifiuto della realtà, questo comporta delle situazioni paradossali, che per un comico sono ovviamente materiale prezioso ma che allo stesso tempo impongono una riflessione ben più seria».

Torniamo a scherzare, qualcuno ha segnalato una tua somiglianza fisica con il premier Luigi di Maio…

«Ci scherzo su, io posso parlare per me e ti confesso che anche il mio look nasce da un’esigenza ansiosa e  dal bisogno di essere sempre perfettamente ordinato e pettinato. Comunque non c’è rischio che qualcuno ci scambi perché quando parliamo siamo in realtà diversi sia per il tono di voce, la mia è molto più squillante e fastidiosa, che per l’utilizzo consapevole del congiuntivo».

Dostoevsky diceva: “La satira e la tragedia sono sorelle, vanno di pari passo e tutte e due prese insieme si chiamano verità”. Chi fa ridere spesso si dice che nasconda una vena malinconica…Avvalori questa tesi?

«Come scrivo nel mio libro il mio darkside più che nascondere un lato triste ne nasconde uno ansioso, sono troppo preoccupato per essere triste. La satira è un modo di affrontare la vita e non tratta di argomenti divertenti ma si occupa delle contraddizioni, anche scomode, della vita e sta al satiro sdrammatizzare questi contrarti ponendo spesso riflessioni importanti. Se ci pensi nella tragedia e nella satira convivono gli stessi elementi. Il modo in cui  questi argomenti sono trattati è la differenza che li caratterizza. Già nell’antica Grecia la satira era uno strumento con un impronta civile e politica perché si occupava degli eventi di stretta attualità per la città influenzando in maniera attiva anche l’opinione pubblica. Detto questo tengo a precisare che i comici dovrebbero evitare il rischio di prendersi troppo sul serio credendosi leader politici…».

Hai avuto l’occasione di lavorare agli inizi della tua carriera con nomi come Serena Dandini, Sabrina e Corrado Guzzanti. Cosa hai imparato da loro? 

«Sono una spugna, mi sono trovato in situazioni particolarmente fortunate sono stato autore di Serena Dandini ed ho collaborato con i fratelli Guzzanti, per me è stato un privilegio anche a livello umano oltre che professionale. Non saprei dirti cosa ho imparato  nello specifico dall’uno o dall’altro ma sicuramente il fatto di aver cominciato questo lavoro con dei professionisti è stato come partire con il piede giusto. Probabilmente ciò che ho appreso è stata la capacità di  mantenere vivo lo spirito di osservazione della realtà ponendomi in una situazione di ascolto e di ricezione che passa anche dai sensi in maniera non razionale. Certe volte ci sono delle curve di apprendimento che nemmeno noi conosciamo, io ho cercato di tenere accesa la mia sensibilità».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Saverio Raimondo, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Malissimo, è gia tanto se vedo il Domani ma spero di essere smentito…quindi, vi prego, smentitemi!».

Simone Intermite

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Saverio Raimondo da Giovedì 14 marzo sarà in tourneè al Maite Bergamo, domenica 17 marzo al Kestè di Napoli, sabato 23 marzo al Teatro del Mare di Imperia, venerdì 5 aprile al Teatro Sala San Luigi di Forlì, mercoledì 10 aprile al Fishmarket di Padova, mentre domenica 14 aprile sarà al Teatro dell’Avogaria di Venezia, nell’attesa di chiudere con una data romana da definire.