Michele Bravi è uno degli artisti più amati dalla generazione Y: cantante, conduttore tv, personaggio social; la sua carriera è la riflessione del dinamismo dei nostri giorni e si muove con disinvoltura multitasking dalla vittoria ad X Factor nel 2013, suo battesimo artistico, fino all’ultima collaborazione musicale con Elodie e Guè Pequeno con il singolo Nero Bali passando per l’opening di alcune tappe del “Fatti Sentire World Tour” di Laura Pausini, la partecipazione al Festival di Sanremo, dove ha guadagnato il terzo posto con “Il diario degli errori” ed un’attività social che l’ha eletto a decimo personaggio più ricercato su Google nel 2007. Oggi il giovane cantante, forte di un bagaglio professionale ed umano invidiabile è pronto per un nuovo capitolo che lo vede confrontarsi con il mondo della letteratura con un romanzo edito da Mondadori intitolato “Nella vita degli altri” – “una canzone che dura 126 pagine”- così come lui stesso lo ama definire, che parte dall’analisi dei rapporti umani e del loro intrecciarsi in un unicum dove le azioni si infrangono e si ricompongono in una progressione di eventi emozionanti come una fucilata al petto. Noi di Domanipress abbiamo ospitato Michele Bravi nel nostro salotto virtuale ed abbiamo parlato con lui di musica, letteratura e di traslochi emotivi e reali.

Dopo diversi successi discografici con “Nella vita degli altri” sei al tuo primo lavoro letterario…Com’è nata l’esigenza di scrivere un romanzo?

«All’inizio, “Nella vita degli altri” era una canzone che partiva da un’urgenza comunicativa molto chiara: quella di raccontare quanto di noi c’è nella vita degli altri e quanto degli altri c’è nella nostra vita, volevo esaminare la distanza che intercorre tra il modo in cui noi ci vediamo e quello con cui gli altri ci guardano. Man mano che scrivevo, però, mi sono reso conto di quanto fosse difficile, se non impossibile, chiudere tutta la profondità di questa osservazione in soli tre minuti di musica perché c’era sempre qualcosa di irrisolto che non ero riuscito a raccontare. Per potermi esprimere al meglio ho semplicemente lasciato scorrere la penna sul foglio per poi accorgermi che “Nella vita degli altri” respirava meglio nello spazio di un romanzo che in quello più breve di un brano».

Il libro racconta cinque storie diverse che fotografano spaccati di vita dove protagonista è il tema dell’identità e dell’immedesimazione…In quale personaggio hai maggiormente ritrovato te stesso?

«I personaggi sono cinque, come i piani dell’edificio che li ospita e tutto il romanzo è un racconto corale: c’è Angelo, un uomo spaventato che vive il suo interesse per la fotografia con passione ma anche con grande sofferenza, la signora Vera che sogna Parigi e lussi impossibili pur essendo di Padova, Achille un uomo complesso che vive una vendetta contro il mondo, la Eco la cui bellezza nasconde una sottile punta di coraggio verso la vita. Sono  storie diverse che si intrecciano attraverso il filo rosso dell’empatia, ognuno è caratterizzato anche linguisticamente con i dialetti, ma nessuno dei personaggi parla di me in prima persona anche se è vero, però, che quando si scrive si racconta sempre un po’ di sé pur non volendo…».

Lo scrittore Ezra Pound diceva: “Ci sono due tipi di linguaggio scritto, l’uno basato sul suono, l’altro basato sulla vista.” Il romanzo sembra seguire un “ritmo musicale” intenso come se fosse “una canzone da leggere a voce alta”; quanto c’è di musicale nella scelta delle parole? Hai definito questo tuo ultimo lavoro una canzone che dura 126 pagine…

Si, in questo romanzo la musicalità ed il ritmo sono al centro della scelta lessicale e sintattica ed ha un ruolo fondamentale. Nello scrivere il plot de’ “Nella vita degli altri” ho cercato prima di tutto di rendere la psicologia dei personaggi nella prosa, variandola e modellandola a seconda dell’azione e del carattere di chi stava parlando…».

Ritornando alla musica recentemente sei stato protagonista in radio con Elodie con il singolo “Nero Bali” che ha guadagnato il disco di platino e numerosi riconoscimenti…con quale altro artista ti piacerebbe collaborare?

«Sono molto soddisfatto ed orgoglioso dei risultati raggiunti con “Nero Bali”, le collaborazioni nascono sempre dalla naturalezza e dall’onestà di chi condivide la creatività nello stesso momento. Non si possono imbrigliare o programmare a tavolino, quindi vedremo che cosa ci riserva il futuro».

Prossimamente ti esibirai per un nuovo progetto intitolato progetto Piano B – A night with Michele Bravi” su cui hai recentemente rilasciato una frase: “come quando eravamo così impegnati ad essere infallibili che ci siamo dimenticati della luce che si può nascondere dietro il nostro riflesso”…il successo può far correre il rischio di credersi invincibili rispetto alla vita?

«Per questa riflessione cito Eugenio Finardi, lui diceva che il successo è un participio passato e che quindi l’impegno deve essere vissuto nel presente. Il mio lavoro è la creatività. A volte, quest’ultima ha la fortuna di incontrare la sensibilità di tante persone, altre volte meno ma il successo che ne può generare non mi ha fatto mai fatto credere invincibile».

A proposito di successo la tua presenza sui social network è stata da subito molto importante per la tua carriera e per mantenere un rapporto diretto con i tuoi followers, anche se spesso questo comporta dei rischi. Come vivi questo aspetto? Ricordi l’ultima volta in cui ti sei sentito offeso da un “hater”?

«Quando scriviamo su un social network spesso ci dimentichiamo che dietro lo schermo dello smartphone o del pc ci sono delle persone, degli esseri umani e non dei semplici numeri che si accumulano. Attraverso le piattaforme web mi piace raccontare il mio lavoro e la mia professione. Ho la fortuna di trovare tante persone desiderose di partecipare a questo mio percorso, nel quale, a modo loro, si riconoscono. In realtà è stata proprio la mia community a rendere naturale il rispetto dell’intimità ed il confronto creativo e di questo ne sono davvero grato».

Sempre sui social stai documentando il tuo trasloco, un momento di vero cambiamento che spesso porta a fare i conti con se stessi e con la propria vita…Cosa hai ritrovato negli scatoloni e cosa invece hai preferito cestinare?

«Durante i quattro anni passati nella stessa casa, ho accumulato tante fasi della mia vita.  In realtà non ho trovato niente da cestinare, piuttosto qualcosa da archiviare e tenere in cantina per un po’. Alla fine, quando fai un trasloco è come spostare la tua vita da una casa all’altra, cercando di riordinare le cose che nel passato hai lasciato in sospeso».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani”, Michele Bravi quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Spero nel Domani di poter continuare a vivere con naturalezza la creatività senza costrizioni o gabbie; di avere la possibilità e l’onore di incontrare tante sensibilità vicine e lontane dalla mia lasciando scorrere, in maniera fluida, tutte le evoluzioni senza paura».

Simone Intermite