Iconica ed eterna Mina è indiscutibilmente la vera regina delle musica italiana, una fuori classe al di sopra delle mode del momento disgiunta da modelli nostalgici del passato. Lontana ufficialmente dalle scene da oltre un trentennio ma mai dalla musica: lo dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, anche il suo ultimo album al primo posto delle classifiche intitolato enigmaticamente “Maeba“, prodotto dall’etichetta Pdu e distribuito da Sony Music, che vede l’alieno Mina disegnato in copertina da Gianni Ronco e Mauro Balletti perchè la tigre di Cremona è nel presente più che mai. Contemporanea è anche la scelta dei brani contenuti in questo nuovo capitolo musicale che spaziano dalla canzone all’italiana al rock progressive dalle note swing alle atmosfere elettroniche. Ad affiancarla nel lavoro di produzione del disco c’è come sempre suo figlio Massimiliano Pani che da anni cura il management dei progetti della signora Mazzini diventando, un punto di contatto ed un filtro tra l’arte della cantante con un orchestra in gola ed il mondo. Noi di Domanipress lo abbiamo ospitato nel nostro salotto virtuale per parlare con lui della galassia “Maeba” scorgendo la figura del alieno Mina tra incanto e realtà.

Mina è la vera regina della musica italiana i suoi album riescono a resistere al tempo e allo spazio con uno stile riconoscibile eppure mai uguale a se stesso: Come nascono i suoi progetti discografici?

Si parte sempre dalla scelta dei brani che è esclusivamente gestita da Mina che riceve, come puoi immaginare, moltissimi brani da autori di tutto il mondo: lei parte dall’ascolto dei pezzi di tutti gli autori professionisti e non per poi riunire le scelte musicali ed artistiche in un progetto ben delineato con i brani che la stimolano e la interessano maggiormente… ma poi ciò che ha in mente, il progetto finito, lo ha in mente solo ed unicamente lei. Anche il suo ultimo album “Maeba” ha avuto questa genesi perché Mina ama produrre progetti musicali che abbiano tanti colori differenti in contrasto…è una caratteristica che accomuna gran parte dei suoi album di inediti, è la scelta che fa la differenza ed il filo rosso poi è la sua voce. Molto diverso è invece quando si dedica alla produzione di album “monografici” dove c’è un tema univoco in quel caso il lavoro è incentrato sulla ricerca e lo studio di un unico grande autore che poi è sviluppato nell’album con riedizioni completamente rilette e reinterpretate. Mia madre è stata una delle prime artiste a cantare dei dischi dedicati ad un singolo autore: penso a “Mina canta Lucio” un tributo alla coppia “Mogol e Battisti”, “Mina quasi Janacci” con gli arrangiamenti e orchestrazioni di Gianni Ferrio e “Sconcerto” il disco dedicato a Domenico Modugno.

A proposito di scelta dei brani nell’ultimo album “Maeba” si legge il nome di Paolo Limiti, un grande amico di Mina, che scrisse canzoni come “Viva lei”, “Bugiardo e incosciente”, “La voce del silenzio”, “Secumdì secumdà”… Come è avvenuta questa scelta?

Il brano è arrivato da Alberto Anelli che è l’autore de “L’importante è finire” che aveva commissionato il testo a Paolo Limiti…ma non è l’unico autore noto nell’album c’è un brano di Paolo Conte molto divertente dal titolo “A’ minestrina” uno di Boosta dei Subsonica intitolato “Un soffio” ed anche “Al di là del fiume” un brano che porta la firma di Giorgio Calabrese uno dei parolieri più noti del panorama musicale italiano che è rimasto nel cassetto per tanti anni e che poi Mina ha deciso di reinterpretare per questo nuovo disco.

Il nuovo singolo invece porta la firma di un giovane autore con un arrangiamento di Franco Serafini che sembra prendere spunto dai Beatles e i Deep Purple…

Si ci sono anche autori nuovi nell’ultimo progetto di Mina che come ti dicevo ama molto diversificare nelle sue scelte. Tra questi c’è Zorama che ha scritto un pezzo molto fantasioso intitolato “Il tuo arredamento”, in Maeba ci sono nomi nuovi e quelli della scuola migliore della canzone italiana che convivono insieme.

Il nuovo singolo “Il tuo arredamento” è una ballad rock bizzarra anche a partire dal testo che trasforma gli oggetti d’arredamento nel correlativo oggettivo di uno stato d’animo ben preciso…Quale oggetto potremmo accostare a quest’ultimo lavoro di Mina?

Se volessimo fare un accostamento con un oggetto pensando al suo ultimo album credo che “Maeba” potrebbe essere rappresentato da un paio di occhiali colorati di quelli che ti fanno osservare il mondo circostante come un caleidoscopio filtrando e scomponendo la realtà attraverso sfumature variegate…così come è il disco con tanti colori, generi e stili diversi: si spazia dal jazz al rock dalla canzone all’italiana al progressive e si… c’è molto coraggio.

Parlando invece di te…Com’è essere il figlio di un talento così grande? Ti sei mai sentito dire di essere un “privilegiato”?

Per me la vera grande fortuna non è essere stato il figlio di Mina ma l’aver imparato questo meraviglioso mestiere da Mina: questo è il vero privilegio! Non è da tutti dopo sessant’anni di carriera essere al primo posto in classifica con un disco di inediti…questo dimostra quanto lei sia contemporanea ed abbia ancora molto da dire. Mina è un artista completa dal punto di vista musicale ho imparato tanto da lei e dai musicisti che hanno lavorato al suo fianco. Anche mio padre è stato un grande attore di teatro che ha lavorato molto per la radio, la televisione ed il cinema. A me rimane la consapevolezza di essere un buon artigiano ma gli artisti veri in famiglia sono e saranno sempre loro due io ho vissuto questo aspetto della mia vita con grande serenità e mai in maniera conflittuale svolgendo al meglio il mio lavoro sapendo che i veri talenti sono loro.

Nonostante questo il talento ha sempre bisogno di un buon management che lo supporti e sicuramente i recenti successi di Mina hanno una struttura molto solida anche dal punto di vista manageriale…

Se da un melo non nasce un pero qualche qualità l’avrò anch’io! (ride) ma sicuramente non sono un fuori classe come lo sono loro…

Ti devo fare la domanda che tutti i fan di Mina si chiedono dal ritiro dalle scene televisive del ’74: potremo mai un giorno rivedere la regina della musica Italiana esibirsi nuovamente dal vivo? Quali furono i reali i motivi del suo esilio artistico?

Mia madre ha capito prima degli altri che i palinsesti televisivi stavano cambiando: la televisione di “Studio1”, “Teatro 10” e “Milleluci” quella del varietà e dei grandi contenuti non esisteva più e si stava estinguendo quindi è stata precorritrice dei tempi preferendo fare altro e prendendo altre strade artistiche. La tecnologia ha permesso poi nel 2001 di realizzare il documentario live “Mina in studio” che fu diffuso da una nota compagnia telefonica su internet ed anche se i tempi non erano ancora maturi per il digitale proprio nell’ottica avanguardista che la contraddistingue ebbe talmente tante visualizzazioni da aver fatto cadere la connessione della rete..è stata la prima ad accostarsi a questo tipo di progetti. Per quanto riguarda l’oggi invece posso dirti che se la tecnologia in uno stadio più avanzato permettesse con la sua innovazione di trasmettere emozioni allora non sarebbe difficile per lei tornare a realizzare televisione e spettacoli live. Ma fare televisione così come è strutturata oggi o fare un concerto in un uno stadio non credo sia più possibile. In uno stadio c’è sicuramente un forte senso di appartenenza, lo stare insieme ed il condividere un momento ma la musica non è attualmente espressa al suo massimo livello. Sicuramente è un grande fenomeno di aggregazione penso alle cinquecentomila presenze da Vasco Rossi…Ma la qualità della musica?

Ad ogni modo la presenza di Mina è spesso in Tv e continua ad esserci la sua immagine sia del passato sui vari amarcord della prima rete della Rai che in proiezioni digitali “aliene” come all’ultimo Sanremo…Mina ama riguardarsi?

Assolutamente no… si annoia nel rivedersi in esibizioni passate, mia madre è la persona meno celebrativa e più autoironica che io conosca.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Massimiliano Pani quali sono le tue speranze e le tue paure?

Vedo il Domani con grande speranza. Ho fiducia nelle nuove generazioni che hanno visto e subito gli errori commessi dai loro padri…pur non avendo combattuto una guerra la mia generazione ha lasciato tanti detriti e macerie che ci fanno capire cosa bisognava fare e non abbiamo avuto la capacità di realizzare. Vedo tanti ragazzi attenti ai temi dell’ecologia e della sostenibilità…questi sono sentimenti che mi fanno ben sperare per il futuro.

Simone Intermite