Per la cantautrice statunitense LP, al secolo Laura Pergolizzi, vera superstar rock dell’olimpo musicale internazionale con oltre un miliardo di streaming top chart in oltre 18 paesi, la musica non è solo un’urgenza creativa ma un vero e proprio specchio dove riflettere le proprie emozioni primarie che si trasformano in messaggi universali di libertà al suono di atmosfere catchy capaci di sedurre le radio e dominare le piattaforme digitali senza scadere nell’attitudine commerciale. Cresciuta discograficamente prima come autrice per star come Rihanna, Backstreet Boys, Rita Ora, Christina Aguilera, oggi lo stile di LP è ormai un marchio di fabbrica che prende in prestito le visioni sonore monriconiane mescolandole con suggestioni contemporanee esprimendo un’estetica musicale e visiva unica nel suo genere. Nel suo ultimo singolo “One Last time” protagonista è “L’amore è nelle parole non dette”, una poesia sulla natura fugace delle relazioni che riflette sulle fragilità dei rapporti umani in cui i ricordi sono volatili come candele al vento. Forte di questo messaggio il videoclip realizzato dal regista Stephen “Norsworthy” Schofield, impreziosito dalla presenza dell’attrice Jaime King, è ambientato in un non luogo della memoria, incarnazione del ricordo, dove le protagoniste si parlano senza proferire parola in un gioco di sguardi e vibranti contaminazioni visive tra passato e presente. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto virtuale LP per parlare con lei del suo universo artistico ricco di sfumature e di libere suggestioni vissute controcorrente.

Il tuo ultimo singolo “One Last Time” è un brano che parla della fragilità dei sentimenti, l’hai scritto tra Atene e San José del Cabo in Messico…quanto hanno influito nella composizione questi luoghi così esotici?

«I luoghi entrano sempre, anche inconsciamente, nelle mie canzoni. Atene ha inciso sicuramente nella composizione del mio ultimo singolo. Siamo partiti da questo fantastico strumento che Mike Del Rio (produttore musicale di artisti come Kylie Minogue ,Selena Gomez , Eminem e Christina Aguilera NDR) aveva comprato in Belgio, chiamato Mandolino, e ci siamo sentiti ispirati da tutto ciò che ci circondava; avevamo appena trascorso un emozionante viaggio insieme in giro per l’Europa. La canzone mi sembrava da subito che avesse un’anima dentro di sé, “One last time” possiede un diverso tipo di mood rispetto alle mie produzioni precedenti. Anche la melodia mi sembrava qualcosa che non suonava poi così americano. Ci sono diversi riferimenti in questo brano. Dentro è come se ci fosse affondato un po’ di tutto di quel viaggio così suggestivo, ma ho scritto i versi e parte del ritornello solo quando sono tornata a casa».

Scrivere durante un periodo particolare come quello che abbiamo trascorso non deve essere stato facile…

«Era il periodo post-pandemia ed eravamo tutti pieni di incertezze e dubbi; a questo poi si è unito un ritrovato apprezzamento per tutto ciò che ci mancava della nostra routine precedente: gli amici, la famiglia e le persone che significano qualcosa per te. Abbiamo tutti scoperto di essere conessione in un equlibrio che ha cambiato le nostre vite. Queste circostanze hanno avuto una forte influenza sul processo creativo».

Nel videoclip è presente anche l’attrice Jaime King…puoi raccontarci qualche curiosità nata sul set?

«Jaime ed io ci siamo sentite come se fossimo davvero una coppia mentre giravamo il videoclip. Posso dirti che è stata una sensazione particolarmente stimolante e sincera. Voglio dire, sembrava come se fossimo dei novelli Zelda e F. Scott Fitzgerald, insieme in quella casa così meravigliosa, eravamo quasi come proiettate in un altro mondo parallelo e ci siamo divertite. Il giorno dopo, ripensandoci, avevo quasi nostalgia di quel posto e di quella sensazione che avevamo provato insieme».

Prima del successo hai lavorato per diversi anni come autrice di grandi star internazionali come Cher, Rihanna, Christina Aguilera…a quale di queste collaborazioni sei più legata?

È stato emozionante quando Rihanna ha deciso di registrare il singolo “Cheers”. Quella è la mia prima vera esperienza con una grande artista dal livello internazionale e con uno stile musicale profondamente diverso dal mio. Quando Rihanna ha accolto il pezzo ho subito pensato che, forse, avrebbe cambiato il modo in cui l’avevo cantata nella demo rendendola più rnb e commerciale adattandola con un arrangiamento diverso e trasformando la sua essenza; fortunatamente non l’ha fatto e quando ho ascoltato per la prima volta la versione originale cantata dalla sua magnifica voce ho pensato: “Oh wow, è davvero fantastico”. È stato interessante per me questo confronto e ha inciso sulla mia mente creativa, mi ha reso più determinata e sicura di me stessa, soprattutto quando ho dovuto davvero assicurarmi di essere certa della mia visione artistica impegnandomi per far capire agli altri cosa penso, chi sono e come sono. Oggi mi reputo profondamente convinta di ciò che scrivo in musica».

Se tra tutte le canzoni scritte come autrice per altri artisti potessi riappropriarti di una in particolare, quale sceglieresti?

«Questa è una domanda difficile, ti rispondo che forse, tra tutte, sceglierei la mia prima canzone che ho ceduto, “Love Will Keep You Up All Night” interpretata dai Backstreet Boys. Quando oggi canto quel brano è come se assumesse un’atmosfera diversa rispetto all’originale e posso dire che si adatta al mio genere perché l’ho scritta per me, durante il mio primo contratto discografico. Per questo sembra roba mia».

Come mai provi questa appartenenza?

«Beh, Nel testo canto ” I won’t live like a prisoner” ed io ci credo ancora».

Riguardandoti indietro cosa diresti alla LP degli esordi?

«Prenderei per mano me stessa e direi: “Non preoccuparti più così tanto”. Scrivi canzoni, continua a imparare a comporre e soprattutto continua ad andare per la tua strada. Non torturarti dicendo continuamente: “Succederà qualcosa?”».

Oltre al non “torturarsi” troppo qual è il giusto metodo di approcciarsi al successo?

«Il flusso vitale è davvero importante e ognuno ne ha la propria versione. Ad un giovane che vorrebbe avere successo in qualsiasi campo gli direi semplicemente ” Non mollare e continua ad inseguire sempre i tuoi obiettivi”. Come si dice a volte: “Do what got you her”, fai quello che ti ha portato fin qui. E io ci credo. Voglio che il mio lavoro parli da solo e qualunque cosa accada indipendentemente dal successo radiofonico e di streaming dei singoli, per quanto possano diventare delle future hit da classifica o meno, continuerò a scrivere musica per i miei fan e spero di restare dove sono o perché no continuare a salire».

La musica sempre e comunque quindi…

«Qualunque cosa accada, continuerò a scrivere e registrare musica. Lo so per certo perché nessuno può impedirmi di farlo tranne me stessa. È così che ho intenzione di resistere al tempo».

Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata la musica?
«Ho iniziato ad approcciarmi alla musica suonando il clarinetto quando ero piccola, poi a 18 anni ho preso in mano per la prima volta la chitarra e me ne sono letteralmente innamorata nonostante mio padre mi disse che non l’avrei mai usata e che sarebbe rimasta nell’angolo…se ci penso oggi sorrido perchè la chitarra è tutto per me».

Oltre il quando è importante anche il dove: il tuo quartiere natale è Brooklyn, un luogo ricco di culture e stimoli diversi, qualche anno fa era considerato un luogo secondario rispetto a NYC oggi invece è la prima scelta per chi preferisce una vita, meno caotica, senza rinunciare alle opportunità di una grande città. Quali sono i tuoi angoli di mondo preferiti? Oggi tra Brooklyn e Manhattan cosa sceglieresti?

«Sono due luoghi straordinari ma sai, sceglierei sicuramente Manhattan. Mi sento sempre più legata alla mia Manhattan. È davvero, secondo me, la mia città natale. Non nego che c’è sicuramente un’ottima pizza a Brooklyn e persone fantastiche a Brooklyn. Adorerò sempre quel luogo così vitale e ricco di opportunità, ma Manhattan è semplicemente casa mia ed il posto in cui riesco a connettermi maggiormente con me stessa».

Per l’industria musicale produrre album è diventato secondario rispetto alla produzione di singoli… Cosa ne pensi di questo cambiamento?

«Quello che cerco di fare è realizzare un album costruito dai singoli. Non mi piacciono le tracce filler e personalmente cerco di scrivere brani che funzionino ogni volta. Ovviamente non possono essere scelti tutti dalle radio e forse non possono mai essere tutti incredibili. Se tutti sapessero esattamente come scrivere una canzone di successo lo farebbero all’infinito. In questo mi sento libera, per me è importante soltanto scrivere canzoni e lasciare che, come si suol dire, le fiches cadano dove possono».

A proposito di album, qual è quello che non può mai mancare nella tua playlist?

«La mia è una playlist particolarmente variegata ma posso dirti che non potrei fare a meno di “Let It Bleed” dei Rolling Stones o “Grace” di Jeff Buckley. Sono due brani insostituibili ed eterni».

Ultimamente stai sperimentando nuovi modi per stare vicino al pubblico come i concerti drive-in e online… Qual è il tuo rapporto con il digitale?

«Sarò sincera e te lo dico senza girarci troppo intorno, questa nuova dimensione digitale dei live non mi piace proprio. Io adoro suonare la musica dal vivo e quando registro qualcosa è sicuramente diverso da quando mi esibisco per un concerto. Non escludo a priori questa modalità ma quando diventa l’unica opzione possibile per stare a contatto con il mio pubblico e per suonare non mi piace».

Favorevole o contraria quindi?

«Non sono un grande sostenitrice di questo approccio. In questo momento faccio tutto il possibile per stare vicino ai miei fan, restare in contatto con loro. Ma non vedo l’ora che le cose tornino alla normalità per tutti».

Oltre alla tua musica anche la tua immagine è diventata una vera e propria icona di stile…Hai tatuato sul petto una barca ed indossi spesso un orecchino a forma di croce e diversi anelli, cosa rappresentano questi simboli?

«Sembra un caos lo so ma c’è un significato per tutto…La croce sull’orecchio è un simbolo d’incoraggiamento, uno sprono per mantenere costantemente la fiducia in me stessa e nella mia musica. Ho una connessione personale con la vita, con Dio e Gesù, quel simbolo quindi è solo una cosa personale. Tutto il resto è una dichiarazione di ciò che mi sento di fare».

Anche i tattoo non sono casuali..

«La barca sul mio petto vuole dire che finalmente posso ritenermi a mio agio con il viaggio della mia vita, dopo tanti anni in cui ho quasi combattuto e volevo arrivare al punto in cui mi trovo ora il più velocemente possibile, temevo di perdere la strada principale. Non è stato un percorso facile. Ho accumulato tante cose diverse belle e brutte man mano che sono andata avanti in questo mio percorso di vita, e sai una cosa? Mi piace così com’è».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” LP quali sono le Tue speranze e le sue paure?

«Penso al Domani giorno per giorno, e vivo il presente. Se mi concentro troppo sul futuro, lo perdo di vista in questo momento. Non voglio farlo. Cerco di pensare all’oggi come se dovesse durare in eterno. Per il Domani spero che il nostro mondo si muova verso una concezione più sostenibile, verde, pacifica, inclusiva e che trionfi l’amore senza differenze. Temo che tutto questo non accadrà nell’immediato e che ci saranno ancora molti altri anni di conflitti. Ma voglio sentirmi ancora speranzosa. Ci continuerò a sperare, per sempre».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.