Licia Colò è uno dei volti più amati della Tv italiana, da sempre impegnata nella divulgazione della conoscenza delle bellezze del mondo, nella difesa dei diritti degli animali e nella salvaguardia dell’ambiente; cittadina del mondo sempre fedele a se stessa e lontana dai clichè, la sua conduzione è sinonimo di qualità e di stile, familiare e allo stesso tempo mai scontata. Recentemente la conduttrice e divulgatrice culturale è tornata, dopo un esilio di quattro anni, in Rai e più specificatamente su Rai2 per un nuovo progetto intitolato Niagara – Quando la natura fa spettacolo” una nuova produzione che attraverso un lungo viaggio nei cinque continenti racconta i teatri naturali della bellezza. I capolavori della natura, i luoghi ancora incontaminati, gli angoli di paradiso del nostro pianeta sono affiancati da incontri con esploratori, naturalisti, zoologi che per passione mettono a repentaglio la loro vita in difesa dell’ambiente e del mondo animale. Un grande ritorno quindi, che però non preclude la prossima stagione del contenitore “Il mondo insieme” su TV2000 che per Licia ha rappresentato la naturale prosecuzione di una carriera televisiva all’insegna della cultura. Noi di Domanipress abbiamo ospitato nel nostro salotto virtuale Licia Colò ed abbiamo parlato con lei del suo nuovo progetto televisivo, di natura e di ambiente da tutelare, tra mete raggiunte e nuove vette da scalare.

Sei tornata in Rai dopo quattro anni dall’esilio del Kilimangiaro con un nuovo programma intitolato “Niagara – Quando la natura fa spettacolo”, in prima serata su Rai 2, che ha riscontrato sin dalla prima puntata un forte riscontro di pubblico…soddisfatta di questo nuovo traguardo?

«Si, sono davvero molto soddisfatta per questa nuova esperienza in Rai perché Niagara è un programma che mi rappresenta molto, il format possiede tutti gli elementi che amo e che ho sempre seguito, semplicemente è ciò che realmente mi piace fare in televisione all’insegna della natura e della cultura, c’è tutta la mia anima dentro. Abbiamo giocato con i quattro elementi partendo dall’acqua: un filo rosso dalle cascate del Niagara fino in Slovenia alla scoperta delle gallerie sotterranee delle Grotte di San Canziano, per tornare in Italia e esplorare i fondali lavici dell’isola di Linosa. Di luoghi incantevoli e che fanno riflettere ce ne sono davvero tanti penso ad esempio al Lago d’Aral, fra Uzbekistan e Kazakistan, che testimonia come la siccità e la mano dell’uomo in cinquanta anni hanno trasformato il lago in un deserto. Con Niagara mi sento me stessa ed infondo questa è la mia missione: raccontare la natura e viaggiare in giro per il mondo per tutelarne la bellezza».

Nel nuovo format non c’è pero uno studio televisivo vero e proprio…

«No, abbiamo deciso con il direttore di Rai2 Andrea Fabiano di raccontare il mondo della natura standoci dentro…una scelta che ho subito accolto con grande entusiasmo, anche se indubbiamente più faticosa di uno studio televisivo . Entrare direttamente dentro i luoghi da raccontare ci ha permesso di poter vivere le bellezze da vicino ma anche di sensibilizzare il pubblico su temi molto importanti come lo scioglimento dei ghiacciai Vatnajokull, in Islanda solo per dirne uno».

Ultimamente i programmi culturali sembrano vivere una stagione particolarmente positiva, e la stessa Rai continua ad investire sulla cultura. Qualche tempo fa non era così semplice per una rete generalista produrre dei contenuti di divulgazione scientifica e culturale…

«Certo, non era facile, ma credo che questo sia un problema che si stia estinguendo, penso ad esempio a Rai1 con Alberto Angela e le sue meravigliose “Notti” e con “Ulisse, il piacere della scoperta” nel suo caso la scommessa di portare la cultura in prima serata registrando degli ascolti superiori al varietà e alle fiction può dirsi totalmente vinta. Il servizio pubblico è anche questo avvicinare la grande platea del sabato sera alla storia, all’arte e alla cultura. Sicuramente è più difficile per una rete generalista investire in cultura, ma oggi il pubblico è diventato più selettivo ed esigente e per fortuna c’è spazio per tutto dall’intrattenimento all’approfondimento».

Non è un caso che anche il tuo programma “Niagara” nonostante abbia come concorrenza il Grande Fratello Vip sia stato preferito rispetto alla concorrenza con risultati molto lusinghieri, il direttore Andrea Fabiano si è complimentato con te per il risultato raggiunto…

«Sono davvero molto felice degli ascolti di Niagara, non me l’aspettavo… la programmazione che abbiamo il lunedì è abbastanza impegnativa, ovviamente il Grande Fratello Vip è un concorrente importante in termini di share, eppure possiamo vantarci di essere stati la terza rete più vista per quella fascia oraria. Arrivare a quei numeri di lunedì sera non è facile ma ce l’abbiamo fatta».

“Niagara” rappresenta la nuova frontiera del documentario…per la sua realizzazione sono state utilizzate nuove tecnologie per la registrazione delle immagini…quanto c’è del tuo know how maturato negli anni in questa produzione?

«Qualcuno pensa che il format del documentario sia ripetitivo perché ricalca degli schemi prefissati, se ci pensi la struttura è simile a quella del telegiornale che racconta ogni giorno le notizie del mondo seguendo dei modelli prestabiliti. Anche quando abbiamo iniziato a lavorare per Niagara ci siamo consultati ed abbiamo deciso di non stravolgere la natura del racconto del documentario ma di abbinarlo all’utilizzo della tecnologia per arricchirlo di una nuova linfa vitale con l’utilizzo di droni e riprese in 4K. Le immagini parlano da sole…invece per quanto riguarda la conduzione io non credo di essere cambiata molto, sicuramente mi sento cresciuta a livello professionale oltre ad essere anche invecchiata (ride). Per ogni produzione il valore aggiunto è dato sopratutto dal team di lavoro e per Niagara ho potuto beneficiare della messa in capo di professionisti estremamente validi che si sono avvalsi delle nuove tecnologie: dai registi agli autori fino alla squadra di Rai2 e del Centro di Produzione Rai di Roma…oggi più che mai è l’unione che fa la forza».

Il tuo volto è associato da sempre a programmi e progetti che hanno al centro la natura e gli animali ma molti ricordano ancora i tuoi esordi in Tv nei panni di conduttrice dello storico “Bim, Bum Bam“, accanto a Paolo Bonolis, da cui è partita la tua carriera. Ricordi il momento in cui hai deciso di dedicarti al tema del viaggio e della tutela dell’ambiente?

«Certo, me lo ricordo molto bene: era il 1988 ed avevo condotto un programma molto importante la domenica pomeriggio su Canale 5 intitolato “La giostra” con mostri sacri come Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, da cui ho imparato molto, era il precursore delle future Buona Domenica. Io ero affiancata con Gianmarco Tognazzi ed insieme ci occupavamo d’intrattenimento giovanile con una rubrica chiamata “fans club” dove erano ospiti i cantanti o gruppi musicali più in voga, tra i giovani dell’epoca, che interagivano con i propri fans, ripercorrendo anche le tappe delle loro carriere. Tra i tanti ospiti ricordo con particolare affetto i Bee Gees, fui entusiasta di averli come miei ospiti. Nonostante il programma avesse dei risultati molto lusinghieri e mi sentissi molto fortunata, non ero ancora pienamente soddisfatta in quei panni e così a soli venticinque anni capì che la mia strada era quella legata al mondo degli animali e dell’interazione uomo – ambiente. Al termine del programma musicale proposi un format differente che trattava il tema della natura intitolato “L’Arca di Noe“, ma non andò subito bene e fui licenziata, la dirigenza non ci credette subito ma dopo un anno e mezzo la determinazione fu premiata e riuscì ad avere una puntata zero su Canale 5 che andò molto bene e da quel momento ho seguito la mia via…e come vedi non mi sono più fermata; è stata una scelta che ha segnato la mia vita professionale ed umana».

Un altro passaggio fondamentale è stato quello su Rai3 durato per sedici anni e terminato, a cui poi è succeduto l’incarico a TV2000 che ancora oggi nonostante il recente ritorno su Rai2 non hai abbandonato. Quali differenze hai riscontrato in queste realtà così diverse tra di loro?

«In realtà posso dirti che non ci sono particolari differenze tra il lavoro a Tv 2000 e quello in Rai, ovviamente l’audience è differente ma non ho notato dei cambiamenti importanti. Io sono approdata a Tv2000 con il direttore Paolo Ruffini che da quest’anno non è più direttore dell’emittente televisiva, perché nominato come prefetto del Dicastero Vaticano per la Comunicazione, e sono molto felice per lui per questo importante traguardo. Quando ho iniziato a lavorare al progetto de’ “Il mondo insieme” mi sono interfacciata con lui, che comunque era già stato il mio direttore di Rai3 e La7, una persona di grande spessore a cui sono particolarmente grata. Su Tv2000 ho proseguito il mio “Kilimangiaro” di Rai3 con lo stesso direttore e senza alcun limite ed è come se non mi fossi mai realmente interrotta dal lavoro che facevo prima, pur cambiando rete, ed ho ritrovato anche molti registi che hanno lavorato con me in passato. Oggi sono pienamente soddisfatta del mio programma “Il mondo insieme” che vanta nel team interno gli stessi documentaristi della Rai e di National Geographic e sono soddisfatta del pubblico che mi segue sempre con lo stesso affetto che si rinnova ogni anno».

A proposito di mondo insieme, tu che hai viaggiato in tutto il mondo hai un locus animae in cui rinnovi sempre il piacere di ritornare?

«In realtà il mio luogo dell’anima non è in giro nel mondo ma è in Italia ed è in Trentino, in Valdinon, dove c’è la mia casa di famiglia; è il posto dove mi sento veramente a casa, un rifugio dove mi piace rintanarmi. Per me infondo il luogo del cuore è un luogo dove si ha il cuore, non è solamente un modo di dire. Tra le montagne del Trentino respiro e ricordo i momenti più spensierati della mia vita senza però cadere nella malinconia che non mi appartiene. Sono dei legami che vanno al di là delle realtà puramente fisiche o geografiche…è difficile da spiegare ma un luogo più di un altro può essere veramente casa».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani”, Licia Colò quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Ti dico una frase che mi appartiene molto: “Penserò al Domani quando sarà diventato oggi”».

Simone Intermite

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