Per molti è Germano Lanzoni, ma per tutti è semplicemente  “Il milanese imbruttito“. L’ attore,webstar e showmen meneghino nato sui social, ma con una lunga gavetta di laboratori teatrali ed esperienze parelle da speaker radiofonico , è senza dubbio uno dei personaggi della nuova generazione tra i più amati capace di seguire il trend di una comunicazione moderna dinamica e fluida attraversando campi artistici e crossmediali diversi passando da spazi off, teatri, locali di cabaret e centri sociali alla vasta rete di internet fino alla docenza presso l’Università Bicocca come esperto di marketing. Forte di questo background oggi l’interprete de Il Signor Imbruttito conquista anche la frontiera del cinema con il film distribuito da MedusaMollo tutto ed apro un chiringuito” con la partecipazione di Mario Calabresi, Claudio Bisio e Valerio Airò Rochelmeyer , il fedele “giargiana” e la partecipazione straordinaria di Elettra Lamborghini, Favi J e Jacke la Furia. La pellicola racconta la storia di un dirigente di spicco devoto al mantra della “doppia F” che decide di abbandonare la routine della sua frenetica Milano per seguire un progetto di business in infradito riponendo sul grande schermo le divertenti contraddizioni del mondo moderno e il classico mood meneghino. Ma non è tutto Germano Lanzoni , dopo aver realizzato un hub creativo “Humor Business Experience” oltre all’attività live ha anche pubblicato un libro edito da Rizzoli  intitolato “La terra dei pirla”  ed album musicale con chiari rimandi alla scuola di  Walter Valdi, Dario Fo e Giorgio Gaber. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto digitale Germano Lanzoni per scoprire i segreti dietro il personaggio de “Il milanese imbruttito” e del suo talento multiforme tra musica arte e riflessioni sul presente.

Dal successo della pagina Facebook al cinema con il film “Mollo tutto ed apro un Chiringuito”. In questo periodo così complesso c’è bisogno di lasciare gli ormeggi e lasciarsi andare in una sana risata…

«Si, direi che il titolo del film riprende il trend topic del momento, quel desiderio sano di cambiare vita per poter rinascere…Direi che la pandemia abbia incrementato quella domanda che ognuno nel corso della propria vita rivolge a se stesso dicendo: “Chi me lo fa fare?” (sorride). Anche se i temi trattati del film sono quelli legati allo stress della quotidianità il fil rouge che abbiamo voluto mantenere è quello della leggerezza ironizzando sui nostri tic quotidiani. Ho avuto modo di ascoltare le risate durante la prima proiezione del film e questo mi ha riempito d’orgoglio».

 

Per cambiare la propria routine ci vuole coraggio…

«Ci sono molte difficoltà quando si decide di cambiare vita e non è detto che la nuova strada sia più confortevole di quella che ti sei lasciato alle spalle».

A te è mai capitato di aver avvertito la necessità di cambiare vita?

«Per molti anni, soprattutto ai miei esordi ho pensato di cambiare vita,

pensavo che quella dell’attore non fosse la mia carriera. Quello dello spettacolo è un mondo complesso che non ha delle regole predefinite, a me piace definirmi come un giullare e anche se mi piace sperimentare e cambiare piattaforma l’essenza rimane la stessa…Mi interessa osservare il mondo da un punto di vista ironico, credo che sia importante non prendersi troppo sul serio».

Come sono stati i tuoi esordi?

«Ho iniziato a muovere i primi passi quando ero poco più che maggiorenne; a vent’anni quando gli altri amici si sposavano e costruivano carriere importanti mi sono trovato con il frigorifero vuoto e le bollette da pagare…per questo ho cercato di costruirmi un “piano b”, una via di fuga ma non ho mai avuto il coraggio di lasciare andare l’arte di far ridere. Dopo i trent’anni ho capito di aver superato la boa e quindi da quel famoso punto di non ritorno ho schiacciato l’acceleratore e per fortuna divina è ripartito tutto. Ricordo che ero incredulo quando finalmente mi pagavano per fare ciò che prima facevo gratis…Potersi realizzare nel lavoro che piace è un privilegio importante».

Il vero successo è arrivato con la pagina facebook de “Il milanese imbruttito”. Quanti sono i punti di collegamento tra il personaggio e la persona?

«Ti confesso che inizialmente i punti in comune con  “Il milanese imbruttito”  erano pochi, oggi invece con il trascorrere del tempo direi che anche troppi! Il personaggio racconta le criticità della vita in una metropoli come Milano ed è in full immersion con il lavoro. Sicuramente nel quotidiano sono il tipico milanese che ha sempre pensato che per poter vivere bisogna essere produttivi al massimo, seguire quattro lavori contemporaneamente…Walter Valdi diceva che Milano prima di essere una città è soprattuto una modo di vivere e di essere. Nascere a due passi dal Duomo mi ha avvicinato al mindset del personaggio, al suo linguaggio veloce e sintetico….e alla figa che a Milano come diceva il Dogui è una preghiera laica. Direi che le basi del personaggio le avevo inside».

Milanese imbruttito oltre ad essere un personaggio è anche un brand di un’attività editoriale social riconoscibile e strutturata…

«Si, tengo a precisare che io sono solo il frontman ma dietro di me ci sono cinque sceneggiatori, tre founder che scrivono i post ed altri talenti straordinari. Pensando ad una metafora calcistica e come se giocassi con Messi e Ronaldo, fare gol sicuramente è più immediato. Oggi il Milanese imbruttito che abbiamo creato vive in me, la mia vita è diventata un’azienda…ma questi sono i rischi del mestiere.

Dal approccio del cortometraggio sul web per facebook al cinema come è avvenuto questo passaggio?

«La differenza tra questi due mondi è come lanciare per aria un areoplanino di carta, o una decorazione da ciringuito, per fare centro e guidare una navicella spaziale con regole e traiettorie definite. Avevo già debuttato al cinema con ruoli minori ma essere protagonista di un film significa percepire tutto il lavoro che è concentrato intorno a te per giorni interi. Per il film sono state impiegate oltre settanta figure solo di troupe. Tutto è strutturato affinchè tu possa dare il massimo e possa fare il tuo lavoro al meglio. Sono grato al loro sudore e alle ore di notte insonni che mi hanno dedicato».

Ti reputi fortunato?

«Molto, durante le riprese del film per sei settimane è stato tutto un grande gioco. Ciò che mi piace di questo mestiere è che per un periodo di tempo breve puoi immaginare una vita che non è la tua, sognare e tutto il resto del mondo è fuori…In realtà quei giorni li sto ancora “pagando” con la mia famiglia, ovviamente sono stato lontano da loro e ancora me lo fanno notare…(ride)».

La caratterizzazione del milanese “bauscia” è spesso presente nel nostro cinema italiano; cosa hai avuto modo di imparare dalla lezione di Maurizio Nicheli, Renato Pozzetto ed altri comici milanesi?

«Nel Milanese imbruttito c’è una sintesi di tutti questi grandi attori che hai citato. Renato Pozzetto era un giargiana per eccellenza nel film “Il ragazzo di campagna” interpreta il suo percorso di attore trasferito dal lago maggiore fino al Derbi nel centro di Milano dove ha scoperto la sua natura comica. Gaber, Iannacci, Dario Fo hanno sedimentato in me una serie di suggestioni che poi ho rielaborato e fatto mie. Il Dogui, Maurizio Nicheli, ha influenzato anche il canale perché la pagina stessa del Milanese imbruttito si riferisce a quello stesso linguaggio. Il “tac” ad esempio è la dimostrazione che quei personaggi iconici hanno creato un archetipo che è rimasto impresso nell’immaginario collettivo. A proposito di influenze però tengo a precisare che in casa avevo due ambassador di milanesità e doppie f; mio fratello e soprattutto mio padre che era un Tinder ante litteram. I miei genitori si sono separati quando avevo soli sei anni e mio padre, era un ballerino di rock n roll acrobatico si è dedicato alla vita da single e si è goduto la vita, forse un po’ meno la famiglia direbbe mia madre. Ma non giudico le sue scelte credo che nella sua condizione non potesse fare altro… ».

Ci sono molti luoghi comuni su Milano ed i milanesi quali non sopporti?

«Sicuramente la massima “Lavoro,guadagno, pago e pretendo”, a Milano c’è una grande attenzione a non buttar via risorse per qualcosa che non funziona…Del resto alcune sono verosimili, effettivamente da noi è difficile ritrovare un raggio di sole. Mi piace scherzare e dire a Milano è sempre Novembre!».

L’ambiente ed il clima caratterizza anche il comportamento dei suoi abitanti?

«La chiamano psicogeografia, secondo alcuni studi determinate latitudini e circostanze cambiano il modo di essere di chi ci abita. Milano nel suo essere complessa e difficile da digerire ha una bellezza nascosta da conquistare in cui si incontrano culture e menti diverse tra di loro. Il lato positivo è la competizione, anche il personaggio dell’Imbruttito risente di queste caratteristiche. Credo che però, certe volte, sia necessario tirare il freno a mano prendere un bel respiro e guardarci dentro. Noi non siamo quello che facciamo o come lo facciamo, oltre l’esperienze lavorative ci sono quelle di vita che non devono essere trascurate. La competizione che si respira a Milano però è stimolante, ha un respiro europeo ed internazionale e questo che rende unica questa città».

Personalmente sei riuscito a trovare il giusto equilibrio tra vita e lavoro?

«Considerando che per questo aspetto sono in cura da una psicologa e che mia moglie cambierebbe ogni due giorni uomo ti direi di Si (ride). In realtà quello di trovare un giusto worklife ballance non è un percorso semplice, quando ero più giovane ero totalmente sommerso dagli impegni, ho imparato a surfare tra gli impegni della vita solo all’età di cinquantacinque anni… ».

In tutto questo mare magnum di impegni e di obiettivi raggiunti come vivi la fama e il successo?

«Il successo per me è far accadere le cose, cercare di cogliere tutte le opportunità che ti offre la vita. Non mi interessa aspettare che qualcosa nella vita cambi radicalmente. Mentre io mi sento in equilibrio dentro di me il mio animo è irrequieto, continua a ricercare, questo non è un aspetto negativo…soprattutto per la mia psicologa ed i suoi settanta euro all’ora, meno per mia moglie (ride)».

A proposito di surfare tu ti muovi dal web, al teatro alla musica passando per la scrittura…

«Quella della musica soprattutto è una caratteristica dei comedians di milano che spesso utilizzano la musica negli spettacoli per raccontare delle storie e dei concetti che la battuta non si può permettere. Strehler , Iannacci e Gaber sono i padri fondatori di uno stile chiamato teatro canzone che è una forma comunicativa intensa ed avvolgente. Io dal ’94 sin da quando mi esibivo in Barone nelle zone periferiche ho sempre sperimentato diverse forme di comunicazione. La mia disciplina non è quella di chi possiede diversi talenti ma piuttosto un adattamento di chi ha lavorato a tanti progetti diversi partendo dalla radio ed arrivando ai teatri off. Oggi mi piace continuare a sperimentare e dopo anni di gavetta e grandi collaborazioni posso togliermi delle soddisfazioni importanti».

Tra queste c’è l’attività live…

«Si, mi esibisco spesso al bluenote, mi affascina l’idea di regalare emozioni cantando, anche questo è un progetto collettivo chiamato “Tanto vale lasciarsi andare” un viaggio nel teatro canzone tra delirio e realtà».

In tutto questo percorso quanto conta il supporto di un buon team? Non ti sei mai ritenuto un battitore libero…

«Anche gli artisti più talentuosi hanno bisogno di un buon team. Il nostro lavoro è un prodotto, un famoso DJ di RDS mi ha insegnato che qualunque cosa si faccia si è sempre un prodotto. Per tutelare ciò che si fa e dargli il giusto valore è necessario che ci sia una struttura giusta che ti vendi sul mercato senza snaturarti…Quando cresci è perchè chi accompagna ti sta facendo percorrere non solo l’ultimo miglio ma tutta la strada. Oggi ho potuto realizzare un prodotto HBE Human ….dove tutte le mie strade si incontrano grazie a un progetto di venti persone che lavorano con me per proporre… ».

Ritornando alla City qual è il tuo luogo preferito di Milano?

«Sono due luoghi differenti. Personalmente il mio preferito è lo stadio San Siro. Come commentatore ufficiale del Milan sono orgoglioso di viverlo come un luogo di confronto e lavoro e non solo di tifo. Adoro la zona tra via Torino e via Cesare Correnti è la zona dell’Arsenale che percorrevo prima di entrare alla Scuola di teatro. Lungo quei viali sognavo la mia vita artistica futura e per questo sono molto legato a quel tratto».

L’Imbrutto invece dove si troverebbe maggiormente a suo agio?

«Il Signor Imbruttito lo si può ritrovare nella Milano che si trasforma da Piazza Gae Aulenti a City Life…amerebbe Cinisio  dove ci sono i luoghi della movida dove essere protagonista, la persona non ha questa esigenza per fortuna… ».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Germano Lanzoni quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Domani è sempre il secondo del tempo del tuo film»

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.