Gabry Ponte è uno dei dj italiani e producer tra i più conosciuti e suonati al mondo, simbolo di più di una generazione che ha ballato le sue hit, da dieci milioni di dischi, in giro per i club più famosi. La sua luminosa carriera parte alla fine degli anni novanta, nella prestigiosa scuderia torinese della BlissCo, fucina di talenti, da cui nasce lo storico gruppo eurodance degli Eiffel65, con cui Gabry ha ottenuto con i suoi colleghi Jeffrey Jey e Maurizio Lobina il premio europeo di musica di Montecarlo ed una nomina per il Grammy Awards. A seguito di questi riconoscimenti il dj torinese premiato da Billboard come uno dei più suonati del pianeta, ha seguito la strada solista definendo un genere che unisce la musica pop italiana con quella del dancefloor collaborando con nomi come Edoardo BennatoLittle Tony, Fabri Fibra, Danti e Jovanotti senza dimenticare remix e featuring con artisti internazionali come Pitbull ed Amii Stewart. Nel suo costante impegno per la musica oltre a scrivere successi come: “La danza delle streghe“, “Figli di Pitagora” e”Che ne sanno i duemila“, è stato anche coach per il talent show “Amici di Maria de Filippi” e protagonista di festival musicali internazionali. Oggi la sua tournèe riparte da un progetto intitolato “La Discoteca Italiana” un flagship event che registra già il tutto esaurito e che non mancherà di stupire. Noi di Domanipress abbiamo parlato con Gabry Ponte di serate in discoteca, generazioni a confronto e di futuro da vivere a tutto volume analizzando il mercato musicale di oggi ai tempi di streaming e diffusione digitale.

Dopo aver collezionato numerosi successi musicali, un’ esperienza da giudice ad un talent show e serate sold out, riparti con un nuovo progetto artistico che si intitola “La discoteca Italiana”; cosa dobbiamo aspettarci da queste nuove tappe in giro per l’italia?

« “La discoteca italiana” sarà il titolo di un album e di un nuovo tour. In realtà è ancora tutto in divenire, ma posso dirti con certezza che è in programma un flagship-event al Fabrique di Milano il 2 di Marzo, sarà una serata tutta da ballare e da cantare ed un nuovo format che vi invito ad ascoltare, sarò affiancato da performer d’ eccezione e da numerosi ospiti a sorpresa provenienti da universi differenti tra di loro: dal mondo musicale a quello social del web».

Quale sarà questa volta il mix musicale e le novità che proporrai?

«Bhe…sicuramente suonerò tutte le mie hit più famose e a cui sono legato come “Geordie”e “La danza delle streghe”, solo per dirtene due a caso, ma a queste affiancherò i remix dei più grandi successi della musica italiana dagli anni ’70 ai giorni nostri, è questa la novità. Si spazierà da Albano e Romina fino ai Maneskin, da Lorella Cuccarini a Salmo passando per gli 883. Sarà una full immersion tutta italiana!».

A proposito di patriottismo musicale ultimamente si è parlato di quote obbligatorie per la programmazione di musica italiana nelle radio sei d’accordo?

«In realtà sono d’accordo con il concetto alla base, ma non con la proposta specifica che è stata lanciata in questi giorni. Intendo dire che è giusto cercare di tutelare la musica “made in Italy” ma non credo che questa sia la soluzione definitiva. Penso che le radio debbano essere libere di programmare la musica che scelgono per i palinsesti e di seguire le loro linee editoriali. Diversamente molte radio “specializzate” morirebbero o ne sarebbero gravemente penalizzate… ed altre, peggio ancora, verrebbero snaturate. Lo dico “contro i miei interessi” eh, essendo io un artista italiano che spesso fa musica in italiano, però non credo che sia questo il modo di tutelare chi fa musica. Per di più la trovo una proposta abbastanza anacronistica».

Non è la prima volta che si propone una legge strutturata in questo modo, il modello francese della “legge Toubon” sull’uso e la promozione della musica nelle radio approvata quasi trent’anni fa si basa sul sistema delle quote…

«Si, ma infatti una proposta del genere l’ avrei capita negli anni ’80, oggi sappiamo bene che la musica è fruita in modo sempre più crescente attraverso le piattaforme di streaming come Spotify, per cui gli utenti hanno la possibilità di scegliere in maniera autonoma la musica che vogliono ascoltare, anche gratuitamente, e non sono più solo le radio ad imporla e a proporla. Basta confrontare le classifiche di vendita con quelle dell’ airplay radiofonico per rendersi conto di questo dato».

In tutti questi anni di carriera dagli Eiffel65 fino alla tua strada solista hai prodotto delle hit che hanno dominato le classifiche. Qual è la canzone che ti chiedono di più in discoteca e quella che ti rispecchia meglio?

«Nella mia carriera posso dire di essere stato molto fortunato, tra tutti i brani i più richiesti, quelli di cui non si può fare assolutamente a meno, sono i grandi classici come “Geordie” o “Blue”; sono pezzi trasversali amati da generazioni anche diverse tra loro, dei veri riempi pista. Ultimamente a queste richieste si sono unite anche quelle dei singoli più recenti come quello insieme al rapper Danti “Tu sei” e la super hit “Che ne sanno i duemila” certificato platino per le vendite, che ha registrato oltre 42 milioni di visualizzazioni per il videoclip. Questo mi riempie di orgoglio».

A proposito di musica Italiana, hai avuto i privilegio di collaborare con Little Tony e recentemente hai postato sui social una foto in studio con Edoardo Bennato…Come nascono queste collaborazioni?

«Avviene tutto in maniera naturale: con Little Tony si era instaurato un rapporto di amicizia, era una grande persona prima che un grande artista. Sono davvero fiero di aver collaborato con lui. Edoardo Bennato è stato uno dei miei idoli di infanzia. Conosco a memoria tutte le sue canzoni e possiedo gelosamente tutti i suoi vecchi dischi…quindi puoi immaginare l’emozione che mi ha dato quando ha accettato di cantare un mio singolo.
La nostra collaborazione uscirà presto. É un brano sicuramente diverso dal classico up-tempo a cui la mia fan base è abituata; a me piace molto si sviluppa come una sorta di fiaba moderna, non vedo l’ora di farvelo ascoltare».

I tuoi brani uniscono il pop italiano con la musica dance…come riesci a creare questa alchimia di generi?

«La dance unita alla lingua italiana e alle sonorità pop è un connubio perfetto che ho sempre amato. Il primo esperimento che ho fatto in questa direzione fu “Cosa resterà” insieme agli Eiffel65. Ricordo quando proposi il provino del pezzo facendolo ascoltare le prime volte… molti miei colleghi mi guardarono male (ride). Se ci pensi quel brano pubblicato nel 2002 che assemblava i titoli di varie canzoni di musica leggera italiana spaziando da Lucio Battisti, Domenico Modugno, Vasco Rossi e Raf, era a modo suo rivoluzionario ed ha aperto involontariamente la strada ad un movimento. Il testo era in inglese, ma il ritornello in italiano. Da allora non ho mai abbandonato questo filone; alle mie serate la gente balla e canta. É un mix magico tra una serata in un club e un concerto. Ed è trans-generazionale. Mi piace molto l’atmosfera che si crea».

Sempre a servizio della musica leggera sei stato coach ad “Amici” di Maria de Filippi…rifaresti questa esperienza?

«Dell’ esperienza ad Amici posso dirti che ho imparato molto da Maria de Filippi, lei è una persona incredibile. Non escludo che ci possa essere un’altra parentesi televisiva in futuro. Per ora però sono concentrato sulla musica…».

Oltre alla console quali sono le tue passioni? Cosa fai quando non sei sul djset?

«Ho studiato fisica all’università e, nonostante tutto, ho sempre conservato questa mia passione quindi nel tempo libero, quando non sono impegnato con la tournèe, mi piace leggere articoli e talvolta qualche libro, laddove le mie arrugginite nozioni tecniche risalenti ai tempi dell’università me lo consentono ovviamente. E poi non ultimo, mi piace fare sport, ma quando ho bisogno di staccare la spina totalmente mi butto in una bella full-immersion in qualche nuova serie tv».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Gabry Ponte, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Nel mio Domani c’è tanta musica e collaborazioni con artisti che stimo fin da bambino, sono molto ottimista quando penso al futuro…ne vedrete e sentirete delle belle!».

Simone Intermite