«Non ho mai cercato di seguire ciò che andava di moda, in fondo non è necessario essere trendy per parlare al cuore del pubblico». Per Federico Zampaglione musicista, polistrumentista, autore, scrittore e regista, la musica ed il cinema sono una questione di epidermide e di emozioni intime che ritornano prepotentemente a bussare alla porta nell’esigenza di essere scritte per diventare universali. Lo dimostra la produzione artistica con la band dei Tiromancino che sin dagli esordi ha regalato perle come “La descrizione di un attimo“, “Due destini” e “Per me è importante“, fotografie di vita, da ascoltare ad occhi chiusi, anticipando le suggestioni dell’universo indie, amato dalle nuove generazioni, pur essendo artisticamente libere da ogni etichetta perché fedeli ad una sincerità che le ha rese dei punti fermi della musica pop nel nostro Paese. Oggi a distanza di vent’anni dal loro esordio i Tiromancino sono tornati con un nuovo singolo pubblicato da Universal Music intitolato “Finchè ti va, un viaggio tra atmosfere malinconiche accompagnato da un testo capace di accogliere, abbracciare l’ascoltatore, entrato nella Top10 dei brani più programmati dalle radio italiane. Ma non è tutto, Federico Zampaglione Dopo una parentesi horror durante il lockdown con i corti Bianca e Bianca – Fase2, il cantautore romano, ha annunciato il ritorno dietro la macchina da presa per un film che si intitolerà “Morrison” tratto dal libro scritto insieme a Giacomo Gensini “Dove tutto è a metà”. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Federico Zampaglione per parlare con lui, in questa intervista esclusiva tutta da leggere ed ascoltare, di musica, cinema e dell’importanza di svegliarci ogni giorno con il piede giusto, per affrontare i momenti di crisi.

Il nuovo singolo “Finché ti va” è entrato nella Top10 dei brani più programmati dalle radio; ti aspettavi questo seguito?

«Avevo questo brano pronto da un anno e mi è capitato spesso di farlo ascoltare, prima della pubblicazione, agli amici che mi hanno subito restituito un feedback positivo avvertivo l’emozione nei loro occhi ed ho capito che “Finchè ti va” era il pezzo giusto per ripartire. Nel mio lavoro è importante discostarsi dalle proprie produzioni e farle vivere dagli altri per capire se si è stati particolarmente efficaci nel raccontare una storia. Ho fatto girare questa canzone prima tra i non addetti ai lavori perché non ci fossero preconcetti o sovrastrutture nell’ascolto, ciò che mi interessava capire era come veniva percepito il messaggio. Ho notato che chi indossava le cuffie per quei tre minuti d’ascolto si lasciava trasportare perdendosi nei pensieri delle propria vita…Questo pezzo va ascoltato anche così chiudendo gli occhi e lasciandosi andare»

La musica è uno strumento di comunicazione universale…

«Certo, quello della musica è davvero un linguaggio comune per il genere umano, non è un luogo comune pensarlo…in molti mi hanno riferito che alcuni passaggi di “Finchè ti va” sembrano scritti per raccontare dei momenti, anche intimi, della loro vita. La musica e la scrittura può fare questo, fin dall’inizio della sua esistenza l’uomo ha sentito il bisogno di raccontare, probabilmente per fermare il tempo, per condividere con gli altri quello che la sua mente cattura producendogli emozioni».

Con i Tiromancino ci hai abituato ad una ricerca musicale che, per raccontare emozioni, spazia in diversi generi con suggestioni che spaziano dall’elettronica all’ unplugged. In quest’ultimo singolo sembra ci sia un ritorno all’origine…

«Si, ci sono dei punti di connessione con il passato, ma se ascolti bene l’influsso dell’elettronica è comunque presente come tappeto sonoro, quasi a conferire un atmosfera lunare…L’arrangiamento è di Jason Rooney ed il testo è stato scritto con Luigi Sarto e Camilla Ropolla, giovani autori con cui ho avuto il piacere di collaborare. Abbiamo ripreso le prime atmosfere emotive dei Tiromancino rendendole attuali».

Ultimamente in radio non si propone una grande varietà di generi e di suoni ed è tutto conforme ad alcuni canoni prestabiliti…

«Nella mia carriera non ho mai cercato di seguire disperatamente ciò che andava di moda…Non mi interessa scrivere un brano con le sonorità e le tendenze del momento che funzionano in radio, preferisco la ricerca per proporre qualcosa che possa resistere al tempo. Ciò che apprezzo, anche negli altri artisti, è la capacità di rinnovarsi e di scrivere pezzi che resistono e che restano nell’immaginario collettivo oltre la stagione effimera della hit. Anche l’elettronica mi piace utilizzarla in un’ottica vintage, perché solo così i suoni non invecchiano mai».

Facciamo un balzo indietro nel tempo: “La descrizione di un attimo”  ha festeggiato quest’anno 20 anni dalla sua pubblicazione…cosa è cambiato artisticamente in Federico Zampaglione da allora ad oggi, se tornassi indietro nel tempo quale consiglio ti daresti?

«Sicuramente mi racconterei le esperienze accumulate in vent’anni e mi esorterei a proseguire la mia strada senza farmi influenzare troppo dal resto del mondo…Se ci pensi poi è quello che inconsapevolmente ho già fatto. Pezzi come “La descrizione di un attimo” e “Due destini” erano totalmente slegati dalla produzione che andava in voga a quel tempo, avevo intuito che non era necessario essere troppo trendy per parlare al cuore del pubblico».

Mahmood ha recentemente reinterpretato “Due Destini” trasportandola nell’universo trap…Cosa ne pensi di questo esperimento?

«Quello di Mahmood è stato un omaggio coraggioso e sperimentale che ho gradito molto. Lui ha un suo universo artistico ben definito e non si è limitato a cantare la melodia nella versione originale cambiando solo la base ma ha operato destrutturato totalmente il pezzo e lo ha ricomposto con altri accordi in uno stile tutto inedito. Non si è sentito vincolato dalla “storicità” della canzone ma ha impresso uno stile personale…Quando la cover è troppo simile è facile passare all’effetto karaoke. Mahmood non ha corso questo rischio e ha superato in pieno questa prova, l’ho apprezzato».

Il singolo è un primo assaggio di un lavoro discografico più complesso…Oggi ai tempi di Spotify e di singoli è ancora possibile pensare ad un album classico?

«Nella musica è importante andare oltre le regole e seguire l’istinto, non bisogna rinunciare alle proprie idee perché c’è un regolamento da seguire…”Finchè ti va” è un singolo che è stato presente per cinque settimane nella classifica Viral di Spotify ed è segno che è stato apprezzato anche su questo supporto ma non mi interessa ancora l’idea di produrre un album che racconti un periodo. Per me registrare un’album è un’atto ancora tradizionale…Non sono un veditore di canzoni, pur conoscendo le logiche del mercato, preferisco andare sempre per la mia strada senza farmi influenzare».

Musicista, polistrumentista, autore, scrittore e regista oltre la tua passione per la musica è nota anche quella per il racconto cinematografico. Il tuo è stato un lockdown creativo tra una parentesi horror con la realizzazione dei corti home made”Bianca” e “Bianca – Fase2”.

«Durante il Lockdown, come tutti ho affrontato un periodo di introspezione in cui ho scritto molto.  “Bianca” e “Bianca – Fase2” sono esperimenti nati e registrati in casa che hanno avuto un buon riscontro di pubblico e che mi hanno divertito. Quando ci sono delle buone idee si può creare qualcosa di interessante scavalcando i limiti».

Come attrice è presente anche tua figlia Linda…Solitamente i genitori famosi non vedono di buon occhio le inclinazioni artistiche dei figli, tu invece sei un padre che asseconda questa passione…

«Si, anche se ti confesso che non faccio particolari pressioni su Linda, l’unica cosa che spero per lei e che sia felice e realizzata nella vita, che non abbia timore di seguire le sue passione ed i suoni sogni. Se il suo sogno sarà quello di fare musica come me o di dedicarsi al cinema come sua madre (Claudia Gerini NDR) io sarò felice di seguirla ed ipotizzo che mi divertirò a seguire il suo percorso dando qualche buon consiglio, gli stessi che avrei voluto ricevere agli inizi della mia carriera. Ma se nel corso del tempo si accorgesse di voler seguire un’altra strada sarei ugualmente felice per lei. Al momento la vedo particolarmente interessata alla produzione artistica ed è molto affascinata dal mondo dello spettacolo. Spesso parliamo di cinema, di musica e ci piace confrontarci sulle nuove tendenze che seguono oggi i giovani e spesso mi fa ascoltare anche artisti molto interessanti che diversamente non avrei potuto mai scoprire essendo anagraficamente lontano da alcuni generi…Questo è uno scambio che ci unisce».

 Recentemente hai annunciato di lavorare per Il film “Morrison” tratto dal libro scritto insieme a Giacomo Gensini nel 2017 “Dove tutto è a metà”… Come si concilia la carriera di cantautore con quella di regista?

«In realtà sono due universi differenti; da musicista scrivo seguendo l’istinto e vivo il momento cercando di catturare suggestioni mentre quando sono dietro la macchina da presa c’è un lavoro di settaggio lungo e complesso dove si devono coordinare diversi reparti studiando tutti i dettagli da mettere in scena investendo tempo ed attenzione nella scelta degli attori, della scena, delle location e dei costumi. Anche se il denominatore è l’aspetto creativo, quello del regista è un lavoro millimetrico ed analitico. Questo è il mio quarto film per il cinema ed arriva dopo diverse esperienze di direzione di videoclip e cortometraggi.

Nel film si racconta la storia di due musicisti in cerca di successo…

«È un racconto molto intenso, di vita ma anche di sogni da realizzare che ha come sfondo il mondo della musica dove si racconta il confronto diretto tra due musicisti e il loro modo di intendere la vita. C’è Lodo che è il più  giovane e pieno di grandi sogni da dividere con la sua band e Libero, una ex popstar in cerca del grande rilancio. Sono entusiasta di questo nuovo progetto

Questo è un momento particolare per il cinema, soprattuto per le nuove misure restrittive e per le norme anti contagio…

«E’ da tanto che non vivo l’atmosfera del set cinematografico, questa volta bisogna fare i conti con il distanziamento sociale i tamponi continui e le nuove norme…Ma questo oggi è il campo di gioco dove operare e cercheremo di giocarcela fino in fondo».

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Federico Zampaglione, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Più che immaginare il Domani io preferisco contrarmi sull’oggi cercando di viverlo nel migliore dei modi, considerando la difficoltà del periodo che stiamo vivendo. In questo momento pensare a progetti troppo lontani può comportare a delusioni e cambiamenti drastici. Bisogna vivere alla giornata, alzarsi la mattina, aprire la serranda e metterci il cuore e la faccia cercando di essere la migliore versione di noi stessi ogni singolo giorno».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

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