Attrice, conduttrice, autrice e opinionista tv, quella di Enrica Bonaccorti è una carriera ricca di soddisfazioni e di traguardi raggiunti con dedizione ed impegno. Il suo modo di fare televisione appartiene alla scuola “dei grandi”, che persegue un modus comunicandi capace di accogliere lo spettatore in maniera garbata, elegante e rassicurante distinguendosi dai modelli urlati e dai reality show copia e incolla, preferendo puntare sulle emozioni umane autentiche più che sul dato meramente numerico degli ascolti. Una tv che la conduttrice musa di Domenico Modugno e autrice di due brani storici come “La lontananza” e “Amara terra mia” ha sempre incarnato, anche a costo di assumere posizioni scomode. Oggi la Bonaccorti dopo anni di militanza in radio e nei salotti dei più noti talk show italiani, è ritornata sul piccolo schermo con un nuovo format realizzato da TV8, il canale del gruppo Sky Italia, intitolato “Ho qualcosa da dirti“. La nuova trasmissione, ambientata in una caffetteria, racconta piccoli e grandi segreti dei protagonisti delle puntate, gente comune, con difficoltà quotidiane in cui è facile riconoscersi, che grazie alla complicità della conduttrice, ritrova il coraggio di raccontare ai propri cari agli spettatori storie di rivelazioni intime e personali che diventano archetipi di tematiche universali. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Enrica Bonaccorti e di parlare con lei di tv, musica e progetti futuri tra ricordi ed emozioni autentiche.

Sei tornata in tv con il nuovo format “Ho qualcosa da dirti”, dopo tanti anni di militanza nei salotti delle maggiori trasmissioni televisive Rai e Mediaset…Come vivi questa nuova sfida professionale?

«Questo per me è davvero un bel momento, quest’anno festeggio cinquant’anni di carriera, il mio primo progetto artistico fu a 19 anni quando iniziai a fare teatro, era tutto ciò che desideravo fortemente. Ora vivo questo nuovo progetto televisivo come un regalo inaspettato, una sfida professionale ma sopratutto un arricchimento di umanità. Quando TV8 mi ha chiamata per illustrarmi la struttura di questo nuovo programma non ho avuto dubbi ed ho subito detto di si, perché mi sono innamorata del format che racconta storie vere e mette al centro le emozioni, le debolezze ed i punti di forza che appartengono a tutti noi».

In “Ho qualcosa da dirti” le emozioni sono le protagoniste delle storie che raccontano spaccati di vita…è difficile riuscire ad entrare in contatto con queste realtà? Come hai trovato la chiave giusta?

«Ti posso dire che da sempre “soffro” di un’ empatia esagerata, mi immedesimo anche troppo nelle storie. In realtà non devo trovare nessuna “chiave”, tutto avviene in maniera naturale, non cerco la lacrima a tutti i costi, anzi, mi piace anche sdrammatizzare».

Ti sei mai ritrovata, come i tuoi protagonisti, nelle condizioni di dover confessare qualcosa di particolarmente difficile?

«No, non mi pare. Mi ci hai fatto pensare… ma non riesco a ricordare nessuna confessione difficile, e in caso qualcosa fosse inconfessabile, certo non lo confesso».

Il programma è in onda in una fascia oraria pomeridiana particolarmente ricca e si scontra con altre due protagoniste femminili della tv come Lorella Cuccarini su Rai1 e Barbara D’Urso su Canale 5. Spesso soprattutto nel mondo dello spettacolo si parla di rivalità al femminile…

«Io non mi scontro con Barbara e Lorella! Certo, l’orario coincide per tutte e tre, ma sarei folle a mettermi in gara con due transatlantici consolidati da anni come Pomeriggio 5 e La vita in diretta! Sono fortunata perchè TV8 non mi ha chiesto numeri, ma di fidelizzare il pubblico al canale, di farlo conoscere, di creare un appuntamento fuori dall’attualità ma pieno di emozioni. Una scelta diversa, una bomboniera -così l’hanno già definita- in cui ogni pomeriggio puoi trovare confetti diversi».

Radio, teatro, televisione, letteratura. Nel tuo curriculum artistico negli anni non ti sei fatta mancare niente …In quale settore ti sei sentita maggiormente a tuo agio?

«Sicuramente il mio universo è quello della radio ma anche della scrittura. A fine ottobre la casa editrice “La nave di Teseo” pubblicherà il mio terzo romanzo “Il condominio” che consiglio di leggere a chi ha voglia di leggerezza ed evasione. Credo ce ne sia tanto bisogno, e spero di regalare tanti sorrisi con questo libro, magari anche qualche risata!».

L’ex presidente Rai Sergio Zavoli ti ha definito una “giornalista prestata allo spettacolo” sei d’accordo con questa definizione?

«Io sono innamorata, appassionata di comunicazione, mi piace portare alla gente non le mie opinioni ma le informazioni, e devono essere tutte corrette, ci tengo particolarmente a questo aspetto. Bisogna che non ci sia nessuna superficialità se si fa questo lavoro. Se poi si riesce a comunicare attraverso lo spettacolo, se si fa compagnia arricchendo chi ci segue, e non appiattendo e banalizzando, vuol dire che si riesce a fare bene il proprio mestiere, non credi?».

Per Domenico Modugno hai scritto due brani iconici come “La lontananza” e “Amara terra mia”, oggi è difficile che un brano riesca a diventare un evergreen…come mai?

«In questi due brani c’è solo verità che la musica e l’interpretazione di Modugno hanno fatto diventare poesia. E la poesia, se è bella, è eterna, per questo sono dei brani che non moriranno mai».

Ricordi come nacque l’occasione di comporre per Domenico Modugno?

«Conobbi Domenico Modugno a seguito di un provino per la sua compagnia teatrale che avevo fatto al Teatro dei Servi, dietro via del Tritone…C’erano trenta ragazze ma presero proprio me, da allora ebbi la fortuna di conoscerlo e di collaborare con lui, era una persona davvero unica ed un grande maestro».

Quando si accorse della tua capacità di scrittura?

«La vita del teatro è fatta di condivisione, raccontai a Mimmo Modugno della mia passione per la poesia che ho coltivato sin da piccola, quando scrivevo sui diari segreti. Una sera a Cuneo mi disse di avere una canzone già pronta ma che non era convito delle parole, io nonostante la stanchezza del dopo spettacolo la ascoltai, ne rimasi rapita e dissi che sul mio diario dei quattordici anni, che custodisco ancora gelosamente, avevo scritto delle parole che potevano essere adatte a quella melodia, dicevano: “La lontananza sai è come il vento”. Lui ascoltando queste parole ha cominciato ad urlare di gioia e mi disse: questa è la canzone giusta scrivila subito! E io stanca dello spettacolo appuntai la parte parlata iniziale su dei fogli di una stanza d’albergo…».

Quando hai ascoltato la prima volta il brano in radio cosa hai pensato?

«Ricordo che ne ero quasi gelosa, perché erano delle parole che appartenevano alla mia intimità, era come se qualcuno avesse frugato nei miei cassetti e avesse rubato qualcosa, ora ne sono davvero molto orgogliosa».

Per il brano “Amara terra mia” invece c’è il contributo anche di tua madre…

«Nel brano c’è un canto popolare antico del seicento che parla della storia della nostra immigrazione…Quando scrissi le parole, ripescandole sempre dal diario, il titolo era “Sardegna terra mia”, poi mia madre mi vide intenta a scrivere e capii subito che non ero convinta della scelta di intitolarla unicamente alla Sardegna, ci voleva una parola che unisse tutta l’Italia. Allora lei si avvicinò a me e mentre sistemava i panni da stirare mi disse: ma perché non ci metti “amara”?».

Oggi ci sono diverse cover e riproposizioni dei due brani, quale ti ha emozionato maggiormente?

«Sicuramente quella di Ermal Meta “Amara terra mia”, con la sua interpretazione ha vinto anche la serata cover a Sanremo, e credo che anche Mimmo Modugno l’avrebbe apprezzata in questa versione. Ma è fantastica anche la versione in arabo dei Radio Dervish, con gli arrangiamenti di Franco Battiato, o quella della “Lontananza” mixata con l’ouverture della Butterfly in cinese!».

A sedici anni hai scritto “La lontananza sai è come il vento…” Riesci ancora a trovare spazio per la poesia?

«Sono fermamente convinta che senza poesia non c’è vita…».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Enrica Bonaccorti, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Non penso mai al futuro, penso troppo al passato, e il presente lo vivo, non lo penso finché non diventa passato».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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