Emma Bonino è una delle figure politiche più rappresentative e discusse d’Italia, una donna combattente e passionaria impegnata in battaglie per la tutela e la creazione di consapevolezza per i diritti umani e civili con azioni coraggiose di disobbedienza non violenta, che hanno scritto le pagine della storia moderna e contemporanea degli ultimi cinquant’anni del Paese, su tematiche come l’aborto, la legalizzazione delle droghe leggere, il divorzio e recentemente su dibattiti che scuotono e dividono l’opinione pubblica legati all’immigrazione, allo ius soli e l’eutanasia. La senatrice ideatrice della Corte Penale Internazionale, inclusa della rivista statunitense Newsweek nell’elenco delle 150 donne che muovono il mondo, ex Ministro degli Affari Esteri e Vice-Presidente del Senato della Repubblica italiana, ha sempre vissuto l’impegno civile e politico in maniera totalizzante, subendo conseguenze anche legali, non abbandonando mai la sua missione, anche nel momento in cui è stata colpita dalla malattia, con un attivismo temerario e coraggioso simbolo di una forza femminile iconica capace di ispirare generazioni, anche distanti tra di loro. Oggi il suo nuovo progetto politico riparte da una nuovo simbolo, chiamato programmaticamente +Europa, di orientamento europeista e liberale, nato nel 2001 come erede del Partito Radicale e della Lista Pannella. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto virtuale la Senatrice Emma Bonino per parlare con lei di diritti civili e di Europa esaminando lo scenario politico attuale.

Lei è una delle donne più influenti della politica italiana, sempre in prima linea nella lotta a favore del riconoscimento dei diritti civili. Oggi a distanza di 43 anni si è tornato a mettere in discussione il tema dell’aborto; recentemente Papa Francesco ha affermato che: “abortire è come affittare un sicario per risolvere un problema” mentre a Verona c’è stata una mozione per la legge 194 caldeggiata dal consigliere leghista Alberto Zegler, in nome di un aumento demografico. Cosa ne pensa di questi accadimenti?

«Ciò che è accaduto sinceramente non mi sorprende più di tanto perché è semplicemente l’ennesimo esempio di tutta la nostalgia reazionaria che permea questo governo, siamo in un tempo in cui ascoltiamo un ministro che giura sulla bibbia passando senza colpo ferire dal rito pagano dell’acqua del dio Pò alla sfera religiosa. La corrente del “movimento per la vita” in Italia è sempre esistito, ma è altrettanto vero che l’abbiamo sempre combattuto ed osteggiato in nome del diritto di scelta. Io mi sono opposta da sempre a questo genere di visione lottando su questo tema e non credo di essermi mai adagiata sugli allori, ovviamente questo mio impegno riguarda anche gli altri temi legati al riconoscimento dei diritti umani e civili. Sono convinta che oggi più che mai è prioritario riprendere in mano le redini del paese contrastando le visioni clerico-reazionarie. Sia chiaro che ognuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni, nei limiti della non violenza, ma vorrei ribadire il concetto che un comune o un’altra istituzione pubblica nel momento in cui finanzia per legge le associazioni anti-abortiste si sta muovendo contro una legge dello Stato. In questo clima è utile, anzi necessaria, una rivisitazione della legge 194, ponendo rimedio all’elevato numero di medici obiettori di coscienza che rendono difficile l’aborto in intere regioni d’Italia e battendoci per l’aborto chimico con la pillola RU486, che rappresenta un intervento poco invasivo; non credo che una donna abbia piacere a sottoporsi ad un intervento non crede? Per quanto riguarda le parole del Santo Padre, per cultura tendo a non commentare le sue parole e le sue azioni né quando abbiamo delle convergenze né quando non ci sono, perché penso che ognuno debba fare il suo mestiere».

Il suo nuovo progetto politico si chiama +Europa, il concetto europeista ultimamente in Italia non sembra trovare molto appoggio…

«Dipende, più che altro possiamo dire che è un concetto che è stato manipolato ed utilizzato come capro espiatorio per eludere situazioni politiche difficili. Sarà impopolare di questi tempi, ma penso che si debba continuare a credere nell’Europa perché se ci riflettiamo bene non c’è poi molta alternativa…abbattere l’Unione vorrebbe dire avere ventisette stati alla deriva in una situazione geopolitica molto complessa: in Russia c’è Putin, in America c’è Trump, il mediterraneo è osteggiato da molti conflitti interni ed infine c’è il colosso cinese che avanza. Una soluzione anti europeista non credo sia molto produttiva e non vedo dove potrebbe condurci, sarebbe come intraprendere una strada senza uscita».

Alla luce di questa considerazione qual è il modello d’ Europa che immagina e che vorrebbe proporre?

«Ho scritto tanti libretti su questo tema, immagino un’ Europa che sia innanzitutto federalista, una federazione però “leggera”, democratica ed intergovernativa che richieda l’unanimità ma che non metta necessariamente in comune tutti gli aspetti; per funzionare sarebbe utile che avesse gli stessi obiettivi in tema di politica estera, difesa, integrazione ed ovviamente una politica monetaria comune. Un’ Europa che crede nei valori del federalismo e della democrazia europea e che tuteli i principi di diritto, libertà, uguaglianza e che rafforzi il processo di integrazione».

Come vede la visione dell’Europa del governo Conte? Recentemente il Ministro Di Maio ha affermato che l’azione anti europeista è una narrazione inventata dai membri di partiti europei che oggi siedono nelle istituzioni, gridando al complotto…

«La mia visione è assolutamente negativa, nel suo intervento al Villaggio Coldiretti al Circo Massimo Luigi Di Maio ha parlato anche dell’Europa, all’indomani della bocciatura del Def da parte di Bruxelles, dicendo: “Questa Europa tra sei mesi è finita”. Mi auspico una reazione ed una chiamata alle armi verso chi ragiona non con la pancia ma con la testa, la rivolgo a chiunque abbia a cuore il futuro del nostro continente e del nostro paese».

A proposito del Def il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha espresso la sua disapprovazione sul documento riassuntivo della manovra finanziaria…lei cosa ne pensa? 

«Il Def è una manovra a debito per spese correnti che non guarda agli investimenti come una risorsa da cui far ripartire il paese confinandoli alla minoranza, Il tutto con sovrano disprezzo della matematica e dell’aritmetica. Tutto questo naturalmente comporta un aumento del debito pubblico italiano perché milioni di investitori e risparmiatori italiani e stranieri ritengono che sia diventato molto più rischioso investire in italia. E come se la famiglia Bonino fortemente indebitata tornasse da un cognato che gli aveva fatto un prestito e non curante di pagare il primo gli chiede un’altra somma di denaro, non per un investimento ma per spese correnti, per comprare l’ipad del figlio ad esempio…Si immagina come potrebbe reagire il cognato già prestatore? Lo spread è partito da questo senso di insicurezza ed in tutto questo non c’è nessun complotto, riguarda tutti i cittadini e danneggia la popolazione più povera perché aumentando il debito pubblico aumentano anche le tasse per i cittadini, i tassi d’interesse sui muti e la disponibilità di credito per le imprese e la famiglia. Ne risentono anche i titoli di Stato riducendo il valore dei risparmi ed il costo per le società che gestiscono servizi pubblici come acqua, energia elettrica, gas, facendo lievitare inevitabilmente il costo delle bollette. Quasi tutti ci perdono, ma soprattutto ci perdono i più fragili…questa è la fotografia completa della manovra che ci porterà a sbattere contro un muro perché equivale a farsi male da soli».

Un altro tema importante dell’attuale governo è quello legato al reddito di cittadinanza, i nodi da sciogliere sono ancora tanti a partire dall’organizzazione dei centri per l’impiego, quindi il dibattito si è focalizzato relativamente alle spese morali ed immorali…ci si sta spostando verso una filosofia politica che ci conduce da uno stato di diritto ad uno stato etico sulla falsa riga dei modelli di hegeliana memoria?

«Dubito fortemente che gli attuali ministri conoscano bene la differenza tra queste due tipologie di filosofia politica, cioè tra lo stato etico e lo stato di diritto, sicuramente ad oggi possiamo affermare con certezza che la democrazia liberale così come la conoscevamo, con tutti i suoli limiti anche da migliorare, è in serio pericolo. Questo aspetto lo si può notare facilmente perché i punti di riferimento di Salvini sono semplicemente Orban e Putin, due teorici della democrazia illiberale, ce lo dicono tutti i giorni è tempo di svegliarsi…».

Un altro dei grandi temi per il quale si è spesa è quello legato alla questione della differenza di genere…Si può parlare ancora oggi di femminismo? Ci sono stati dei passi avanti considerevoli in questi ultimi anni; i diritti delle donne sono ancora in discussione?

«Sicuramente la situazione si è molto evoluta in termini di presenza delle donne nella società, guardandomi indietro son ben lieta di non riconoscere il mio paese perché sono stati fatti molti passi avanti. Ciò non toglie che ultimamente noto che si tende a dar per scontato i traguardi raggiunti. Sono in pericolo ancora tanti diritti, c’è bisogno di rinnovare un’energia ed un impegno politico che non sia solo la condivisione di un’immagine od il click su un social network perché queste battaglie sono difficili e richiedono un lavoro costante. Ultimamente sembra essersi sviluppata una maggiore esposizione della cultura proibizionista ed una nociva nostalgia reazionaria; questo è palese e lo si denota anche dagli ultimi provvedimenti come l’affido dei figli e le separazioni. Bisogna ancora lottare per vedere riconosciuto il diritto di poter accedere alla procreazione assistita o di poter morire di una morte dignitosa. C’è davvero tanto da fare…».

Procreazione assistita, immigrazione, eutanasia, diritti civili, i temi su cui si sta muovendo +Europa sono molteplici…ce n’è uno che ha la priorità su tutti?

«La priorità assoluta è l’Europa, salvare la visione ed il processo federalista. Bisogna fare questo non per ragioni solamente ideali, ma per esigenze vere perché oggi nessun problema politico, economico, sociale, ambientale o di sicurezza può essere ormai affrontato in maniera miope, unicamente sul piano nazionale».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani”, la Senatrice Emma Bonino quali sono le sue speranze e le sue paure?

«Attualmente stiamo attraversando un periodo cupo, segnato da una nostalgia reazionaria, quindi spero che nel Domani la gente cominci a reagire e a svegliarsi».

Simone Intermite

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