Affascinante, elegante e dallo sguardo intensamente sincero ed enigmatico, Elena Sofia Ricci è una delle più talentuose e conosciute attrici italiane: vincitrice di due David di Donatello, 4 Nastri d’argento ed anche di due Telegatti; la sua carriera è stata da sempre divisa tra cinema, tv e teatro con disinvoltura e naturalezza, sempre refrattaria al protagonismo da red carpet. Oggi dopo il successo al cinema con il film “Loro” di Paolo Sorrentino, in cui interpretava un’inedita Veronica Lario, l’attrice fiorentina è tornata in Tv nel ruolo della amatissima “Suor Angela” nella fiction targata Rai1Che Dio ci aiuti” giunta alla sua quinta stagione. Un ritorno necessario, e mai scontato dovuto ad una nuova lettura del suo personaggio che per la prima volta si dovrà confrontare con un momento di crisi interiore accostandosi ai problemi della quotidianità, i rapporti fra le generazioni, il mondo giovanile e le incertezze della crescita in maniera profonda con il beneficio della leggerezza e dell’ironia che caratterizza la serie. In queste settimane Elena Sofia Ricci ha inoltre dovuto confrontarsi con un dramma personale, quello della scomparsa prematura della madre e con il ricordo di una violenza subita, mai raccontata, diventata un solco invisibile dell’anima. Noi di Domanipress abbiamo ospitato nel nostro salotto virtuale Elena Sofia Ricci ed abbiamo parlato con lei della nuova fiction e delle sue conquiste professionali affrontando a viso aperto ricordi, insegnamenti di vita e speranze.

La fiction Tv “Che Dio ci aiuti” è giunta alla sua quinta edizione, un successo che registra un ampio consenso di pubblico. Com’è nata l’esigenza di vestire nuovamente i panni di Suor Angela?

«Nella mia carriera non sono mai andata, per le fiction, oltre la quarta stagione, semplicemente lasciavo il set quando i miei personaggi non avevano più molto da dire, è sempre accaduto così. Quindi l’unico elemento che in “Che Dio ci aiuti” mi poteva realmente convincere a continuare era un cambiamento sostanziale: ho chiesto che suor Angela potesse vivere nelle nuove puntate una crisi profonda, un cambiamento sostanziale che per me poteva essere uno stimolo per poter continuare. Così è stato, seguendo questa mia idea, appoggiata dalla Rai e dalla produzione della serie, Suor Angela in questa stagione affronta il nemico più grande: la perdita dell’Amore che l’ha sempre guidata. Anche lei, sempre pronta ad accogliere e sostenere chi ha accanto,questa volta dimostra tutta la sua umanità passando attraverso la rabbia e la fuga e cambiando attivamente il corso delle cose…Così tutti gli elementi della trama come Il dolore di Azzurra, gli scontri con Ginevra, il terribile incidente di Valentina e il rifiuto di Nico per la paternità la metteranno in difficoltà. Perché suor Angela, come al solito, tenterà di aiutare tutti, fino però a trascurare il suo Amore più grande».

Recentemente hai dichiarato che durante le riprese hai dovuto convivere con il dolore della perdita di tua madre, anche lei nel mondo dello spettacolo come scenografa ; qual è il suo insegnamento che ricordi con più affetto? Dopo la sua morte hai anche dichiarato di essere stata molestata all’età di dodici anni…Denunciare dopo tanti anni può essere terapeutico?

«Ovviamente non è stato semplice andare avanti con le riprese dopo la sua morte ma non sono mai mancata dal set tranne il giorno del suo funerale e non ho mai utilizzato il mio dolore personale a servizio del lavoro. Per quanto riguarda i suoi insegnamenti, è stata una delle prime scenografe donna d’italia e posso dirti che è anche merito di mia madre se oggi sono la donna che sono. Lei era una donna forte e determinata; mi ha insegnato il rispetto per il lavoro e i lavoratori, mi ha insegnato cos’è la dignità e l’onestà intellettuale. Dopo la sua scomparsa ho preso coraggio ed ho deciso di parlare degli abusi subiti quando ero una ragazzina perché inconsapevolmente fu proprio mia madre che, senza volerlo, mi aveva consegnata nelle mani del mio carnefice. L’ho rivelato solo adesso perché non volevo che vivesse con il dolore del senso di colpa. Aspettavo di poterne parlare perché sebbene sia molto difficile, siamo in tante, troppe ad aver subito abusi ed ho pensato che la mia voce, che è la voce dei bambini che hanno subito nella loro vita una molestia, potesse essere d’aiuto. L’ho fatto per far emergere questo tema, per aiutare i nostri figli ad avere più autostima in modo da potersi ribellare e parlare con i genitori, di confessare, in modo da non far passare a qualcun altro ciò che ho passato io e per far denunciare questi aguzzini, che spesso restano impuniti».

Oltre al mondo della fiction recentemente hai ricevuto delle notevoli soddisfazioni anche dal mondo del cinema; primo fra tutti il Nastro D’Argento per il film “Loro” dove interpretavi Veronica Lario…ti aspettavi questo successo?

«Confrontarmi con il personaggio di Veronica Lario è stata un’occasione importante perché mi ha concesso la possibilità di interpretare una donna che ha brillato per assenza, pur imponendosi con la sua grande personalità discreta. Una sfida attoriale decisamente difficile ed un grande senso di responsabilità che ho affrontato con amore ed entusiasmo, per questo ringrazio Paolo Sorrentino che mi ha dato un’opportunità così preziosa».

Com’è stato lavorare con Paolo Sorrentino? Notoriamente si vocifera che sia molto esigente…

«Sicuramente Paolo è un grande regista ed è un uomo di grande sensibilità, la sua “fama” nasce perché durante le riprese sá esattamente quello che vuole e tu devi essere molto veloce a capirlo. Pensandoci bene lavorare con lui è stato come ballare il tango, mi sono lasciata quasi totalmente guidare».

Anche a teatro hai ricevuto per la tournée di Vetri rotti di Arthur Miller, diretta da Armando Pugliese, il Premio Flaiano come miglior attrice della stagione…tra teatro, cinema e tv qual è la dimensione che ti fa sentire maggiormente a tuo agio?

«In realtà tra cinema, teatro e tv non c’è una dimensione che preferisco maggiormente. Sono i ruoli che cambiano e che mi fanno innamorare dei miei personaggi, quelli che in fin dei conti fanno davvero la differenza tra una forma comunicativa e l’altra».

Recentemente hai lanciato anche un profumo, ispirandoti a Sigmund Freud, chiamato “Es”. Come è nata questa scelta? Che rapporto hai con il tuo subconscio? C’è un profumo che maggiormente ti rievoca dei pensieri positivi?

«Il nome del profumo Es è nato semplicemente dalle iniziali del mio nome Elena Sofia. “ES” è una storia d’amicizia, ma allo stesso tempo l’essenza profumata della mia vita ed un ricordo della mia infanzia…questa fragranza per me è quell’odore che mi caratterizza. Ma è vero, es è anche la parte piú profonda del sè, quello libero e impulsivo. Quello che ancora non è stato intrappolato dai severi io e super io freudiani per dirla in termini psicoanalitici. Diciamo che il mio es l’ho liberato attraverso il profumo».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Elena Sofia Ricci quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Su questo non ho dubbi: sono convinta che l’unica cosa che potrà salvare il Domani è la cultura, quella con c maiuscola».

Simone Intermite