Tra i protagonisti della canzone d’autore, della musica e della cultura italiana, Edoardo Bennato è probabilmente l’artista che maggiormente ha saputo individuare e seguire un percorso personale coerente all’insegna della denuncia sociale e della verità senza filtri, un militante del rock, quello vero, oltre le mode e le logiche commerciali che ha conquistato diverse generazioni di pubblico. I suoi brani costruiti intorno all’inseparabile duo chitarra ed armonica da “Viva la mamma” ad il “Gatto e la volpe” passando per “Sono solo canzonettesono dei racconti in musica di uno spaccato di Italia e di vita, uno specchio nitido e privo di ogni deformazione dove ognuno può ritrovare uno spaccato di realtà e di vita vissuta. Oggi il cantastorie rock è tornato a quarant’anni dall’uscita dell’album “Burattino senza fili” con un remake arricchito da un brano inedito intitolato “Mastro Geppetto” ed un DVD con filmati storici ed inediti accompagnati da un libretto di trentadue pagine in cui l’autore di “Le ragazze fanno grandi sogni” racconta la sua carriera. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore ed il piacere di ospitare Edoardo Bennato nel nostro salotto virtuale per parlare con lui di musica, ribellione e della “colpa” del rock ricordando l’Italia di ieri e di oggi.

Sono passati più di quarant’anni da “Burattino senza fili” un lavoro discografico che ti ha portato grande popolarità e che riesce ad essere ancora oggi un’allegoria di grande attualità: quale emozioni hai provato a rimaneggiare un successo così fondamentale per la tua carriera?

Emozioni a parte, mi sono reso conto riascoltando questo lavoro che nell’originale “Burattino Senza Fili” del ’77 non avevano trovato posto due personaggi fondamentali della storia di Pinocchio, uno di questi è Lucignolo, che porta Pinocchio allo scatafascio nel paese dei balocchi e che oggi ho attualizzato definendolo un P.R. che organizza sulla rete, in segreto, i rave party… due giorni di sballo totale! Ma in questo carnet di personaggi mi mancava di raccontare sopratutto un personaggio a cui oggi tengo molto l’artefice di Pinocchio, quello che lo ha creato, cioè Mastro Geppetto. Confesso che all’epoca il nome Mastro Geppetto mi sembrava poco rock, anche musicalmente ostico da affrontare ma, nel 2018, praticamente quarant’anni dopo ho trovato, o almeno credo di aver trovato, la quadra: oggi lo racconto come un vecchio falegname andato in pensione qualche anno fa… in barba alla legge Fornero!

Quarant’anni non sono pochi….Quali sono i cambiamenti fondamentali che avverti nell’Italia di oggi e quali sono invece le affinità?

Senz’altro posso dirti che viviamo in un’Italia ancora palesemente “collodiana” se ci pensiamo bene figure come Il Gatto e la Volpe, il Grillo Parlante e Mangiafuoco sono ancora tra di noi, oggi come ieri e forse anche più di ieri. Le differenze che distinguono questo nostro periodo storico attuale dal passato sono soprattutto di natura tecnologica e scientifica che, per fortuna a dispetto di tutto e tutti, sono dei campi che vanno avanti e progrediscono.

Nel brano canti “Tu che sei innocente/ tu che non hai fatto niente…adesso senti tu andrai in prigione” chi sono i burattini senza filo di oggi? Cosa ne pensi di questo periodo storico e politico di grande cambiamento?

Il mio concetto di “Burattino senza fili” tende a ribaltare la morale di Collodi e quindi sostengo che proprio quando il burattino perde i fili e da saltimbanco, buffone finalmente si trasforma e diventa bambino, proprio allora incominciano i guai… perchè “buffoni e burattini” la guerra non la faranno mai!

Nel ultimo album la storia di quarant’anni fa si completa con un nuovo lavoro e nel brano “Mastro Geppetto” sembra quasi che Pinocchio sia nato da una necessità di colmare uno stato di solitudine…Come hai riletto questo aspetto della storia?

Il personaggio di Mastro Geppetto, nella storia di Collodi, crea Pinocchio per un bisogno fondamentalmente personale: quello di colmare la sua solitudine… Quello di cui sono convito è che non si fanno, o non si dovrebbero fare, i figli per avere una compagnia, con questi presupposti è molto meglio adottare un cane!

Da padre invece cosa pensi della nuova generazione dei Millennials?

Dei giovani in generale non posso che pensare ed augurare tutto il bene possibile, sono loro il vero futuro del mondo. Credo che siamo noi delle generazioni precedenti che dobbiamo, senza se e senza ma, fare di tutto per adeguarci e aiutarli ad esprimere al meglio le loro potenzialità ma, soprattutto, dobbiamo imparare a fermarci ed ad ascoltarli di più, capire cosa hanno da raccontarci.

Ritornando alla musica sei ritenuto a ragione uno dei più grandi rocker italiani, sei riuscito a sovvertire le regole della discografia pubblicando anche due album a distanza di soli 15 giorni…cosa ne pensi della mercato discografico di oggi?

Quando decisi di far uscire in contemporanea due dischi: “Uffa Uffa” e “Sono solo canzonette” fu la prima volta nella storia della musica che accadeva un’ operazione di questo genere se ci pensi circa dieci anni prima di Bruce Springsteen. Il pubblico per mia fortuna apprezzò la scelta ed i due dischi arrivarono rispettivamente primo e secondo in classifica. Con l’avvento delle nuove piattaforme digitali le case discografiche oggi hanno dovuto fronteggiare notevoli difficoltà. I numeri che si registravano nel passato sono quasi scomparsi. Ovviamente questo ha comportato che un artista, che prima aveva la possibilità con un paio, a volte anche tre dischi, di crescere ed avviare una carriera solida che potesse durare nel tempo, oggi non ha altra scelta che tentare di giocarsi tutto in una volta , magari diventando famoso immediatamente per poi, non sempre ma molte volte, cadere in breve tempo nell’oblio. Tutto è diventato più veloce.

Facendo un viaggio indietro nel tempo negli anni ’70 hai lasciato Napoli per approdare a Milano e seguire la musica….quando hai capito di voler intraprendere questo mestiere? Hai mai rimpianto la tua carriera da architetto?

La musica, fin da bambino, è stata la mia “vocazione” con i miei due fratelli Eugenio e Giorgio formammo il “trio Bennato” arrivando addirittura a suonare in Venezuela in una televisione di Caracas. Quando a diciotto anni decisi di frequentare la facoltà di architettura a Milano, in realtà, fu soltanto perché in quella città c’erano quasi tutte le case discografiche. Se si guardano le copertine di molti dei miei album si capisce che l’architetto “usa” il musicista e viceversa per promulgare le proprie idee.

Nel brano “Bagnoli” sei stato uno dei pochi artisti a denunciare una realtà industriale fortemente inquinante….così come ce ne sono diverse in italia. Come vivi oggi il rapporto con la tua città? Recentemente su youtube hai anche pubblicato video nel ruolo di reporter e la rete sembra apprezzare molto questo tuo impegno….

Io sono di Bagnoli, ex area industriale al nord ovest di Napoli e la realtà di quel luogo la conosco bene. La canzone a cui fai riferimento è “Vendo Bagnoli” in cui ironizzo e metto in vendita l’intera area al miglior offerente. Sono quasi trent’anni che dopo la chiusura dello stabilimento siderurgico dell’Italsider la situazione è immobile, direi totalmente ferma, a danno dell’intera collettività. Di luoghi e servizi da risanare ce ne sono tanti; qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di registrare un report su una linea tranviaria la “LTR di viale Augusto” che costò mille miliardi di vecchie lire e che ha funzionato solo alcuni giorni nell’arco di trent’ anni.

Attualmente la musica italiana è povera di cantautori italiani capaci di fare denuncia sociale… Tu hai artisticamente fatto spesso delle scelte “difficili” e controverse le rifaresti tutte?

Oggi in verità le nuove denunce sociali, più che i cantautori, le operano soprattutto i rapper. Io rifarei tutto ciò che ho fatto, anzi se ci penso le scelte “scomode” le faccio ancora!

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Edoardo Bennato quali sono le tue speranze e le tue paure?

La speranza è che in un Domani, spero prossimo, la squadra del Napoli vinca lo scudetto. La paura è che ciò non accada! (ride)

Simone Intermite