Dario Vergassola è un comico, umorista e scrittore profondamente innamorato della sua terra, la Liguria. Un legame non privo di senso critico e di voglia di riscatto tipico di chi dalla provincia ha avuto l’occasione di girare e conquistare il mondo con l’arte della risata senza mai abbandonare le proprie radici. Oggi il cabarettista di Zelig battezzato artisticamente da Giorgio Gaber e Serena Dandini e protagonista di numerosi programmi televisivi e pièce teatrali è tornato in libreria con un libro edito da Baldini+Castoldi intitolato “Storie vere di un mondo immaginario” una raccolta di storie, illustrate da Mattia Simeoni, ambientate nel incantevole scenari delle cinque terre, quadretti ricchi di riferimenti impregnati di satira sociale con i dimenticati animali e le leggendarie creature del mare come protagonisti che mettono in scena le loro vicende d’amore impossibili, le lotte ecologiste, la malinconia di essere esclusi e il desiderio di scoprire il mondo lanciandosi in mille spericolate avventure. Noi di Domanipress alla viglia della stagione estiva, che si spera essere di ripartenza per i luoghi d’interesse del nostro meraviglioso Paese, abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Dario Vergassola per parlare con lui della magia delle cinque terre, del bisogno di ripensare in ottica ecologista e consapevole l’economia italiana e della libertà di poter ridere senza censura tra riflessioni sull’utilizzo del linguaggio comico e prospettive future.

Nel tuo ultimo libro “Storie vere di un mondo immaginario. Cinque racconti delle Cinque terre” attraverso lo sviluppo di favole visionarie e sognanti ci racconti il mondo della natura lanciando anche messaggi importanti in tema di tutela ambientale. Com’è nata l’esigenza di scrivere questi racconti?

«Volevo raccontare la mia terra attraverso una narrazione diversa dal solito; ho immaginato cinque quadretti abitati da personaggi fantastici che potessero diventare promotori del territorio e simpatici portavoce dei problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta. Il primo racconto l’avevo già scritto per un progetto di Gino Strada, edito da Einaudi, ambientato a Manarola luogo in cui abito d’estate. Protagonista è un giovane ragazzo che si innamora di una turista diventando rosso ogni volta che incrocia il suo sguardo. Per un’affinità naturale il personaggio si trasforma in un polpo, perché è tipica di questi animali la capacità di cambiare colore rispetto le circostanze. Tutti i racconti sono nati dalla volontà di ricreare per le cinque terre uno storytelling capace di sedurre soprattutto i più giovani e riportarli ad una realtà italiana che ha tanto da far scoprire».

Ci sono anche le acciughe di Monterosso…

«Si, ho immaginato le acciughe che di notte passeggiano a Monterosso per vedere i luoghi di Montale e si ritrovano in una chiesa con un dipinto del celebre pittore van Dyck…In realtà mi sono servito di loro per proporre al lettore un percorso interessante ed alternativo per scoprire le bellezze nascoste di Monterosso che spesso sono dimenticate».

Le Cinque Terre è una delle più belle aree mediterranee naturali d’Italia tra Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: qual è la tua preferita?

«Tutta la Liguria è un pezzo di mediterraneo incastonato nel nord Italia, un sud al nord, mi piacerebbe che ci chiamassero terroni anche a noi liguri…Ci sono tante affinità con la costiera amalfitana per le acciughe salate, con la Puglia e la Sardegna per gli ulivi, c’è il profumo del rosmarino e del basilico come le isole greche e siamo isolati dai monti come accade in Sardegna. Questa inacessibilità ha tutelato le bellezze delle cinqueterre dal abusivismo edilizio e dalle costruzioni selvagge. Tra le cinque terre sono molto affezionato a Corniglia, mio padre è originario di quel luogo, ed è uno dei panorami liguri migliori. Attualmente risiedo a Manarola perché è più accessibile, ho avuto il privilegio di vivere con la mia famiglia facendo a meno dell’auto e vivendo a stretto contatto con la natura. I miei parenti sono tutti sparsi sul territorio dell’entroterra: ricordo quando andavo a trovare le mie zie a Pianca, era impervio, difficile da raggiungere e mancava l’acqua potabile. Cesare nel De Bello Gallico ne parla come un luogo dove gli uomini sembrano bestie e le donne sembrano uomini e credo che parlasse proprio delle mie zie…(ride)».

Oggi i luoghi delle cinque terre sono apprezzati, soprattutto all’estero, dai milioni di turisti che ad ogni stagione affollano le strade dei paesi che affacciano sul mare…Per facilitare la scelta di chi ha voglia di prenotare una vacanza in Liguria riusciresti a descriverne ognuna con un un aggettivo?

«Questa è una bella responsabilità ma ci provo. Monterosso è il luogo più comodo in cui è possibile arrivare, molto amata dai milanesi, o meglio foresti come ci piace chiamarli, che hanno acquistato le case negli anni ’50, puoi trovarci i luoghi di Montale ed una zona moderna ricca di servizi per tutta la famiglia. Vernazza è la più affascinante affacciata sul mare con dei paesaggi da togliere il fiato, poi c’è Corniglia che mi piace definire “cinghialesca” perché rude e selvatica. Infine c’è Riomaggiore, luogo dove ho passato i momenti estivi più belli della mia vita e Manarola che tra tutte le cinque terre è quella che si è evoluta anche per settori come il wedding…ho anche un mio b&b, mi piace ricevere il feedback positivo dei turisti, incantati dai nostri luoghi e che ritornano ciclicamente ogni anno per godere delle bellezze della Liguria».

Le cinque terre sono tutte inserite nella provincia de La Spezia città che hai aspramente criticato qualche anno fa per la sua scarsa offerta turistica ma che adesso sembra brillare di una nuova luce, qualcosa è cambiato?

«Si, e non ci sono volute grandi opere per riqualificare ciò che di buono ha da offrire questa città. Criticandola dicevo che l’unica luce accesa che potevi trovare di notte era quella del bancomat, oggi invece ad ogni isolato è possibile trovare bar e punti di ritrovo…posso dire che la mia è stata un’osservazione costruttiva. L’idea di basare tutta l’economia della città sul sistema cantieristico era totalmente sbagliato ed oggi si tende a proseguire l’esempio virtuoso della Versilia che si trova a pochi chilometri e che vive di turismo. Ancora oggi ci sono dei luoghi meravigliosi che sono ad uso della marina militare e che potrebbero essere aperti al pubblico, penso ad esempio alla meravigliosa isola del Tino. Come spezzini abbiamo vissuto il cambiamento sulla nostra pelle intuendo che le cinque terre erano inserite nell’itinerario che interessa i turisti, soprattutto dall’estero, che visitano l’Italia e che dopo aver visitato le bellezze di Firenze, Pisa, Siena e Bologna vogliono vivere il mare ed il clima mediterraneo a due passi dalla grande metropoli che può essere Milano o Torino. Da La spezia partono i sentieri che ti conducono alle cinque terre anche a piedi e questi, soprattutto d’estate, sono particolarmente frequentati dagli amanti del trekking e da chi vuole staccare dai ritmi frenetici della città».

Un vero punto nevralgico tra mare e montagna…

«Come vedi è tutto molto strategico…molti giovani si sono adoperati per promuovere le bellezze locali per far conoscere al mondo il vino Sciacchetrà, raro, e di limitatissima produzione; ad oggi il problema resta quello di organizzare l’accoglienza ed ovviamente di ripartire dopo il periodo cupo dovuto alla pandemia. Il problema è che i turisti non votano e che qualcuno vuole basarsi su una politica vecchia, che vede nell’industria l’unico mezzo per creare valore sul territorio. Invece è tempo di ripensare ad una vera riconversione in chiave ecologica».

Non è un caso che anche la Disney Pixar per il il prossimo film d’animazione “Luca” ha scelto proprio le cinque terre come ambientazione…

«Quella che ci offre la Disney Pixar è un’occasione di rilancio del territorio irripetibile, che probabilmente farà percepire il suo effetto anche per molti anni. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere il regista Enrico Casarosa, quando realizzò, in gran segreto, il primo sopraluogo in terra ligure con la dirigenza della Disney mi chiamò per un tour nelle cinque terre e ricordo che dopo aver fatto assaggiare la nostra irrinunciabile focaccia gli americani furono colpiti dalla bellezza di Manarola e di Monterosso. Erano coinvolti nel disegnare schizzi ed immaginare la storia…Per contratto ho dovuto mantenere il segreto per quasi un anno, adesso finalmente lo posso dire!».

Ma perché si dice che i liguri siano poco ospitali, lo sfatiamo questo luogo comune?

«No lo lasciamo cosi com’è! (ride). In realtà questo mito nasce da una realtà storica. I Liguri sono sopravvissuti ad una deportazione da parte dei romani in un territorio costretto dai monti e dal mare in cui non c’è spazio vitale. I primi abitanti hanno dovuto costruire le proprie case sugli scogli in un un contesto difficile e lavorando sodo e l’asperità del terreno non ha aiutato. Chi già apparteneva al paese accanto era considerato forestiero, è come se fossimo isolani, direi che la fatica ti forgia il carattere».

A proposito di carattere e di capacità di saper ridere ultimamente si parla del ruolo della comicità e del politicamente corretto. Quando si tratta di divertire tutto è lecito?

«Bisogna saper ridere degli stereotipi e far saltare i muri ideologici che ci dividono. Qualche tempo fa con Moni Ovada ho scritto un libro intitolato “Se vuoi dirmi qualcosa, taci. Dialogo tra un ebreo e un ligure sull’umorismo” che parlava proprio di questo aspetto…Bisogna saper sorridere e puntare una pistola a salve su alcuni tempi».

Sminuire troppo alcune parole offensive, con il paravento dell’ironia, non rischia di sottacere una violenza verbale e talvolta anche fisica inespressa? Le parole sono “ancora” importanti?

«Se queste parole sono esorcizzate dalla parte lesa allora è lecito poterla utilizzare ma è sempre un equilibrio che si basa sulla sensibilità e la confidenza con il tuo interlocutore. Tutto cambia anche la comicità ha alzato l’asticella. Le mie interviste dissacranti di Zelig rispetto a Pio e Amedeo erano delle chiacchierate innocue…Io sono a favore della legge Zan perchè è tempo di essere europei e di capire che le differenze esistono e ci caratterizzano. Detto questo non capisco l’esagerazione di chi vuole vedere il politicamente scorretto ovunque. Qualche giorno fa leggevo del bacio della bella addormentata ritenuto violenza sessuale. Ci son casi in cui si esagera, serve avere equilibro senza censure».

A proposito di censura, recentemente si è molto parlato del caso del Primo Maggio a te è mai capitato di essere stato accusato di essere estremamente fuori dalle linee editoriali?

«Certamente, ricordo l’episodio del programma con Serena Dandini “Parla con me” che ironizzava sulle questioni del governo Berlusconi; la satira per sua natura se la prende col potere…In quel caso faceva quasi paura toccare certi argomenti e si scontentava sia la destra che la sinistra. La trasmissione fu chiusa senza troppi ripensamenti…Bisogna lasciare a chi lavora in Rai e sulla tv privata la libertà di poter fare il proprio mestiere, ognuno a suo modo fa informazione, chi fa satira e chi con la propria musica ha il diritto di esprimere la propria opinione».

Anche alcuni tuoi sketch sono stati ritenuti al limite del politicamente corretto…

«Quando cantavo “Non me la danno mai” estremizzavo alcuni aspetti che oggi sarebbero ritenuti scorretti e misogini…La comicità è un espediente che aiuta la comprensione anche delle criticità della società. Più che soffermarci sulle battute dei comici sarebbe più utile lavorare ed investire in cultura perché è dall’ignoranza che nasce l’omofobia, la discriminazione delle minoranze e la violenza».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Dario Vergassola, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Te lo dico alla francese, Il Domani lo trovo molto “pressante” spero che il periodo post covid sia di ricostruzione umana oltre che economica e che questa ondata di ottimismo come accadde ai tempi della peste ci porti entusiasmo e positività e non follia e disperazione».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.