Un antico proverbio recita: “Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”; questo è ciò che è accaduto a Costantino della Gherardesca il conduttore dell’ adventure game più amato della TV “Pechino Express” che da otto edizioni porta nelle case degli italiani i luoghi mitici e gli scenari suggestivi d’oriente dalla Birmania all’Indonesia passando per la Cambogia ed il Vietnam, solo per citarne alcuni, con tappa finale rigorosamente a Pechino: «Mi sono innamorato della Cina, quando sono lontano dall’Asia mi manca, leggo gli avvenimenti di cronaca che interessano il popolo cinese con molta apprensione. La paura può diventare xenofobia». Nell’ultima avventura, registrata lo scorso autunno, in onda il martedì sera su Rai2 Costantino ripercorre settemila chilometri attraverso l’Oriente, in compagnia di dieci coppie pronte a mettersi alla prova in una competizione sfrenata dove i meccanismi di gioco si alternano al racconto della cultura e delle usanze dei territori visitati e della gara, il cui focus principale resta la ricerca di un mezzo di trasporto e di un tetto per passare la notte. Ma non è tutto, il presentatore tv dalle origini nobiliari sarà protagonista a marzo del primo show prodotto da Amazon PrimeCelebrity Hunted” e lo ritroveremo in libreria con un libro edito da Rizzoli intitolato “La religione del lusso“. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Costantino della Gherardesca e di parlare con lui di progetti tv e dei mistici luoghi orientali oltre ogni confine geografico e culturale.

Dopo l’esperienza di “The voice of Italy” e del game show “Apri e vinci” sei ritornato al timone di “Pechino Express”, tra te e l’Oriente sembra esserci un legame importante…

«Nutro un forte amore per la Cina, tutto è nato quando partecipai la prima volta a Pechino Express come concorrente, nove anni fa, con Barù mio nipote. Arrivammo solo terzi perché nella sfida che si svolgeva sulla Grande Muraglia iniziai ad avvertire i naturali sintomi della stanchezza, per tutte le avventure che avevamo affrontato, non fu facile e rallentammo ad un passo dalla vittoria. L’ anno successivo mi sono proposto come conduttore del format. Non ho mai vinto Pechino Express, ma in compenso questo programma è diventato uno dei progetti televisivi a cui tengo maggiormente».

La Cina e tutto il continente Asiatico è interessato alle vicende di cronaca legate alla diffusione del Corona Virus; questo in occidente ha il rischio di tradursi in uno stigma per la popolazione cinese?

«Sono molto affezionato al popolo cinese, purtroppo non posso dire lo stesso di alcuni giornalisti, non tutti per fortuna, che giocano con l’allarmismo e le emergenze per cannibalizzarle, vendere qualche copia in più e attirare, con notizie spesso non verificate, like e condivisioni. In un momento come questo è importante diffondere le informazioni corrette, senza distorsioni che rischiano di seminare panico. Quando abbiamo registrato Pechino Express non c’era ancora l’allarme e comunque abbiamo visitato luoghi distanti da Wuhan. Prima della messa in onda dello show la Rai ha deciso di inserire l’annuncio che avverte gli spettatori che le registrazioni risalgono a quando non era ancora stata diffusa la notizia del contagio. Per ricevere notizie attendbili è importante informarsi da fonti accreditate e fare fact checking tra voci diverse».

Ritornando all’intrattenimento, Il viaggio di Pechino Express segue un itinerario attraverso quattro regioni culturalmente diverse tra loro…Qual è stato il tuo luogo preferito?

«Sono un uomo con un’indole propensa al lusso e alla comodità, quindi ti posso dire che mi sento a casa in luoghi come Bangkok o Seul che sono delle grandi metropoli dotate di servizi efficienti e all’avanguardia, che non hanno nulla da invidiare alle nostre capitali europee. Durante le registrazioni di Pechino, spesso con la troupe viviamo dei giorni di riposo in città per ricaricare le batterie e studiare le sfide e le tappe dei concorrenti. Per questa edizione ci sono diversi luoghi che mi hanno stupito e che hanno un appeal televisivo e fotografico di forte impatto. Penso sopratutto alle montagne dello Huang Xin definito il “monte giallo” per la sua straordinaria bellezza paesaggistica, per il bagliore dell’alba e del tramonto circondato da fiumi azzurri che un poeta cinese ha definito come “nastri di di giada”. Personalmente questo luogo mi ha fatto tornare in mente i colori dei quadri delle chinoiserie dell’ottocento, è come vivere all’interno di un dipinto. Ti confesso che in oriente adesso ci ritorno spesso anche in vacanza, nonostante tutta la mia famiglia sia negli Stati Uniti, è come se si fosse creato un legame indissolubile…dopo un po’ di tempo mi manca la Cina e avverto il bisogno di riconnettermi con quei luoghi».

In questa nuova edizione le avventure on the road sono raccontate con un impatto fotografico diverso rispetto al passato…

«Si, c’è stato un upgrade a livello tecnico che ci ha concesso di restuire allo spettatore delle immagini dalla forte carica emotiva. Le montagne, i fiumi i mari che abbiamo visitato sono raccontate a livello documentaristico, in maniera molto evocativa».

La vita ha due regole: la prima è non arrendersi mai. La seconda è non dimenticarsi mai della prima…Le coppie di Pechino Express quest’anno sembrano molto più agguerrite del solito; Asia Argento ed Enzo Miccio sono i due personaggi preferiti dai social, quali sono i tuoi?

«Ovviamente da conduttore sono super partes e non posso esprimere delle preferenze, ma hai menzionato due personaggi che mi hanno sorpreso molto. La solarità di Asia Argento e la ferocia di Enzo Miccio sono due caratteristiche inaspettate che mi hanno emozionato. Poi ricordati che buttandomi a capofitto nel lavoro e non avendo figli tendo ad affezionarmi in maniera viscerale ai concorrenti di Pechino Express o ai personaggi con i quali collaboro, sono un ragazzo dal cuore tenero in fondo…(ride). In questa edizione Il cambiamento e l’evoluzione spirituale dei protagonisti è un aspetto fondamentale, alla fine dell’avventura nessuno dei viaggiatori lascia il programma così come l’ha cominciato. Quest’anno sono stato particolarmente severo con loro».

La tua prima volta da concorrente a Pechino Express è stata in coppia con Barù, se dovessi tornare in gara quale partner di viaggio sceglieresti?

«Barù per me è come un fratello, è il figlio più grande di mia sorella, siamo cresciuti insieme, abbiamo solo quattro anni di differenza; lui ha una sua stanza nella mia casa a Milano e condividiamo insieme tanti bei momenti di convivenza. Se dovessi ripartire come concorrente di Pechino Express come compagno sceglierei senza dubbio nuovamente lui».

Dopo Pechino Express, oltre ad essere protagonista del primo show di Amazon “Celebrity Hunted”, ti ritroveremo in libreria con “La religione del lusso”, di cosa tratta?

«Il libro racconta la storia dell’Italia e del pauperismo radicato nel nostro paese. Il filosofo Emanuele Severino, scomparso da poco, diceva che il nostro paese ha nel suo dna una salvaguardia intrinseca contro la globalizzazione, perché nella sua storia ha visto svilupparsi il Partito Comunista più grande del mondo occidentale e la chiesa cattolica che per secoli è stata alla base di ogni sviluppo politico e sociale. Severino dava a questo dato storico un accezione positiva, io invece ne do una lettura assolutamente negativa, perché credo fermamente che viviamo in un economia ed in un sistema che può dirsi sempre più globale ed necessario competere con economie e realtà di paesi che sono trent’anni avanti a noi, tra cui alcune visitate nello stesso Pechino Express, come la Corea del sud. Anche il mondo del cinema per anni sintonizzato sulle realtà occidentali quest’anno ha premiato un film coreano come “Parassite” che è un prodotto di alta qualità superiore a un blockbuster di Hollywood qualsiasi. Il regista Bong Joon-ho ha prodotto un capolavoro perché ha saputo rispecchiare contraddizioni, dissidi e barriere di classe applicabili non solo alla Corea ma a tutto il mondo e la sua vittoria agli Oscar è un esempio di problemi e caratteristiche che accomunano l’umanità invece che distanziarla».

A ben guardare anche “Pechino express” si pone l’obiettivo di raccontare al grande pubblico televisivo la cultura coreana, fino a pochissimo tempo fa completamente sconosciuta in occidente…

«Si, la missione di Pechino Express è quella di portare attraverso l’intrattenimento televisivo un messaggio pedagogico che apre una finestra verso il mondo, portando all’attenzione del grande pubblico dei reality show culture ed usanze di nazioni che sono diventate delle potenze mondiali a livello economico. Spesso la TV dell’informazione è troppo concentrata sulla sola realtà nazionale e questo è uno dei difetti della televisione italiana che bisognerebbe migliorare».

La tua è sempre stata una vita da viaggiatore…prima della Cina c’era l’Australia

«Sono andato via di casa molto giovane, sono andato al King College di Londra e poi mi sono trasferito in Australia dove producevo servizi fotografici…Durante un set, mentre stavo lavorando, ho avuto la sfortuna di scivolare su un fitto manto di foglie cadendo all’interno di una profonda piscina vuota. A seguito di questa disavventura decisi di tornare in Italia».

Ritornando al medium televisivo, come vedi il cambiamento in atto della fruizione dei contenuti che passa sempre di più dalle piattaforme digitali? Come si può fare una buona tv oggi?

«La televisione necessariamente cambia forma, è una sua qualità. Chi non riesce a percepire il cambiamento continuo della televisione soccombe. La tv è oggi un universo precario che resiste all’analisi, non è possibile teorizzare un modello di buona televisione in assoluto perché sottende alla filosofia e alla categoria del linguaggio che per sua definizione è in continuo mutamento».

Se dovessi definire gli aspetti che maggiormente hanno scritto la storia della televisione quali individueresti?

«I due grandi fattori che hanno davvero influenzato in maniera strutturale la storia della televisione a mio avviso sono i grandi notiziari di destra, come quelli di Fox News che in Italia rivediamo riportati in salsa italiana nei programmi di Barbara D’Urso, dove si avvicendano in maniera veloce una serie di argomenti diversi tra loro e la politica putiniana russa che, proprio come la tv di oggi, non stabilisce mai dei riferimenti certi…(ride)».

A tuo modo hai sempre portato dei messaggi innovativi in TV a partire dal “Chiambretti night

Ricordo con particolare affetto l’esperienza del “Chiambretti night” di qualche anno fa…A quei tempi si poteva ancora fare una comicità libera senza alcuna etichetta politica che oggi, ai tempi di una politically correctness imperante, è quasi impossibile fare».

Nel nuovo show prodotto da Amazon Prime invece sarai una “merce rara” a cui dare la caccia…

Per il nuovo show di Amazon Prime posso anticiparti che non ci sarà un vero e proprio conduttore ma dei personaggi dello spettacolo fuggitivi che saranno braccati da una squadra di cacciatori assoldati dalla produzione, composta da ex poliziotti, esperti informatici ed ex militari delle forze speciali che dovranno scovarci. Per la prima edizione io sarò uno dei fuggitivi accanto a nomi come Francesco Totti, Diana Del Bufalo e Fedez. Sicuramente è un format nuovo sia per contenuto che per fruizione e a me le novità divertono».

Il tuo nome per esteso all’anagrafe è “Costantino Della Gherardesca Verecondi Scortecci”, provieni da una celebre famiglia aristocratica toscana; il tuo antenato più celebre era il Conte Ugolino. Citando Totò ti senti più miseria o nobiltà?

«Sfortunatamente sono più miseria e faccio di tutto per andare, non verso la nobiltà, ma verso il lusso che sono due aspetti completamente diversi…E dalla fine dell’ottocento che l’aristocrazia ha solo un valore nominale».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Costantino della Gherardesca, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Non sono particolarmente ottimista, vedo un Domani precario, dove se la maggior parte della popolazione non riesce a percepire ed accettare il progresso rischia inevitabilmente di affondare».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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