Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal governo Draghi per far ripartire l’ economia italiana, duramente colpita dalla pandemia di Covid-19, ha rimesso al centro l’interesse per il dibattito sulla condivisa necessità di trasformare l’attuale modello economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Questa è infatti una rara occasione per favorire investimenti utili a correggere gli  squilibri sociali ed il lento andamento della produttività che interessano il nostro paese da più di un ventennio dominato da crisi politiche ed economiche. Carlo Cottarelli, celebre economista, ex Commissario alla Spending Review del governo Letta e Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani e attualmente coordinatore di “Programma per l’Italia” il comitato scientifico che si è posto l’obiettivo di formalizzare progetti di matrice liberale per un nuovo programma di governo, ha recentemente pubblicato per Feltrinelli un nuovo libro intitolato “All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica” un percorso agile e pragmatico che attraverso un’analisi accurata del nostro tempo, tra crisi economica, covid e necessità di ricominciare, ci accompagna nel labirinto delle possibilità  a nostra disposizione mostrandoci come l’Italia abbia bisogno di tornare a crescere in modo sostenibile da un punto di vista sociale, finanziario e ambientale per salvare la nostra economia, auspicando l’impegno attivo di agende politiche che partano da una chiara enunciazione della società moderna ed inclusiva che si vorrebbe realizzare che ci consenta di guardare al futuro con rinnovato ottimismo. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto virtuale il Prof. Carlo Cottarelli per parlare con lui, in questa Video Intervista Esclusiva, del costo sociale e finanziario della pandemia Covid19, di ciò che ci prospetta il futuro e di come cogliendo la sfida del Recovery Found è possibile immaginare un nuovo modello economico capace di essere green, resiliente e meritocratico.

Nel suo ultimo libro “All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica” ha un importante rilievo l’aspetto della mobilità sociale, della meritocrazia e della solidarietà. Lo scrittore Ezra Pound, profeta delle crisi economiche del mondo moderno , criticando il sistema e riscontrando l’origine delle disuguaglianze nello sfruttamento economico scrisse “Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica”…è ciò che sostiene anche lei…

«Sono fermamente convinto che per fondare un sistema economico che funzioni e che tuteli gli interessi di tutti sia necessario partire da solide idee etiche e politiche. È importante far fronte ad un impegno comune per far sì che insieme al profitto si ricerchino anche la sostenibilità e il superamento delle disuguaglianze e che, anche in ambito economico-finanziario, il sistema delle virtù cresca a scapito di quello dei mali. Nel libro ho cercato di tracciare dei punti fermi, utili soprattutto in questo periodo di ripartenza in cui la consapevolezza della politica sembra essere piuttosto ondivaga e poco coincisa».

Quali sono i principi da cui bisognerebbe ripartire?

«Nel libro individuo come criterio fondamentale per ricostruire un nuovo sistema economico quello dell’uguaglianza intesa come la possibilità di dare a tutti l’occasione di poter ascendere la scala sociale indipendentemente dalla condizione di nascita o da quelle in cui ci si può trovare nel corso della vita. Per attuare questo è necessario potenziare la scuola ed i più alti gradi di istruzione. Il secondo aspetto fondamentale è quello del merito perché solo se si parte da punti più o meno uguali si può effettivamente premiare chi è più bravo; il terzo riguarda un certo grado di solidarietà perché chi arriva prima in genere è stato non solo più capace ma anche  più fortunato rispetto a chi arriva ultimo…».

Partendo dal legame tra mercato e merito c’è chi sostiene che in un mercato concorrenziale, ognuno dovrebbe essere remunerato in base alle proprie capacità e all’impegno profuso nell’accumulare capitale umano…

«Dovremmo ripensare al criterio del merito per non assistere a dei risultati troppo squilibrati…Chi vorrebbe partecipare in una corsa dei cento metri in cui il primo arrivato vince tutto e gli altri finisco all’inferno? Per questo è importante che il criterio del merito sia moderato da quello della solidarietà ed a proposito di questo individuo lo strumento della tassazione progressiva che in Italia è sancita dall’articolo 53 della Costituzione. Ad oggi i sistemi di tassazione dei principali paesi europei sono incentrati sul criterio della progressività che trova concreta applicazione nel caso della tassazione del reddito delle persone fisiche tramite l’istituzione di scaglioni per fasce di reddito con aliquote marginali crescenti».

Uguaglianza, meritocrazia e solidarietà sono i tre principi da cui ripartire; eppure in Italia, rispetto agli altri paesi europei, il merito non sembra aver avuto un’importanza centrale rispetto  alla famiglia di origine, la regione di nascita, il genere di appartenenza o anche solo la rete di conoscenze e amicizie personali. Tutto questo ha alimentato l’esodo delle menti più brillanti all’estero o alla mortificazione delle competenze presenti sul nostro territorio. A chi si può attribuire la colpa di tutto ciò?

Ad oggi credo che sia inutile perdere tempo a capire perché non si è riusciti ad attuare un sistema meritocratico che funzioni quando è invece necessario impegnarsi per garantire che le competenze siano premiate e riconosciute. La politica deve invece occuparsi delle risposte di breve e medio periodo: chiediamo di mettere innanzitutto al centro dell’azione di governo i più giovani, di investire di più sulla formazione, piuttosto che chiederci il perchè siamo indietro rispetto agli altri paesi. History is  not our destiny, guardiamo avanti e capiamo cosa è possibile fare oggi».

Quali sono le priorità?

«Partire dal merito, dall’uguaglianza tra uomini e donne e da un investimento nell’istruzione. Molti di questi aspetti sono presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, la direzione intrapresa sembra essere quella giusta anche se sono da attuare i dovuti correttivi».

A proposito dell’attuazione del PNRR e delle attuali scelte politiche il governo Draghi può considerarsi meritocratico?

«Nel discorso di Draghi durante la sua richiesta di fiducia l’elemento delle pari opportunità e del merito era presente. In questo anche la riforma della Pubblica Amministrazione è fondamentale, ci sono cenni nel piano che riguardano questo aspetto ma non sono ancora molto definiti…C’è da dire che il governo ha iniziato però a porre le basi del cambiamento, si inizia a parlare del principio di concorrenza, ma è inutile fantastica sull’interpretazione di certe parole quando è l’esecuzione ciò che è davvero importante».

Cosa la preoccupa maggiormente?

«Il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza e questo attuale governo non è stato votato dal popolo, non c’è un consenso dal basso…Il punto cruciale saranno le prossime elezioni, solo quando arriveremo al voto capiremo che esiste una maggioranza che vuole portare avanti questo piano o se si cederà a facili lusinghe da promessa elettorale…Draghi ha di recente parlato del “suo popolo”, bisogna capire se sarà lo stesso che poi voterà ciò che attualmente si sta cercando di realizzare».

Nel novembre 2013 è stato nominato dal Governo Letta commissario straordinario per spending review, oggi nel PNRR è possibile individuare elementi di spreco come concorso diretto alla riduzione del deficit?

«L’ elemento della Spending review nel PNRR è in realtà piuttosto vago, c’è qualche elemento che esamina il contenimento della spesa . Il rischio è che quando ci sono tanti soldi si tende a buttarli via e a valutare come positiva qualunque proposta. Al piano iniziale sono già stati aggiunti trenta miliardi ed altri ventisei di fondi strutturali per l’alta velocità sia al nord che al sud…Sono degli interventi necessari ma mi chiedo perché non inserirli direttamente nel piano. Dobbiamo chiederci se questi progetti sono stati sottoposti ad un’analisi concreta che tenga presente i costi ed i benefici. Chi ci dice se il debito è buono? A questo si aggiunge il fatto che non riusciremo a vedere i risultati concreti a breve termine perchè quando si spende molto una spinta all’economia è inevitabile ma bisogna poi capire se a lungo termine gli investimenti realizzati sono capaci di generare profitto o di essere autonomi. In questo l’economia funziona come il corpo umano, in questo momento in cui siamo moribondi è come se assumessimo una grande quantità di zucchero che ci sta rinvigorendo…bisogna capire se dopo questa spinta propulsiva saremo capaci di reggerci sulle nostre gambe».

A proposito di sistema economico resiliente oggi è fondamentale favorire la transizione verso un’economia circolare, in alternativa all’attuale modello economico lineare che tenga conto degli indici BES (Benessere equo e sostenibile). In molti lamentano che nel PNRR non siano stati destinati abbastanza fondi per promuovere la sostenibilità. Lei cosa ne pensa?

«Mi preme dire che se crediamo veramente nei principi del green new deal dovremmo partire da una maggiore consapevolezza personale con azioni quotidiane a favore dell’ambiente partendo ad esempio dall’utilizzare meno la propria automobile  a favore dei mezzi pubblici e della bici. Su questi temi è molto facile fare proclami  e poi sprecare energie e risorse…Il PNRR per definizione comporta che il trentasei percento deve essere in ottica green in linea con l’Unione Europea ed il resto deve essere neutrale e non inquinante…Direi che di fondo l’obiettivo è presente in maniera decisa anche se poi è possibile discutere su come raggiungere gli obiettivi. Eviterei le generalizzazione di chi pensa che gli investimenti pubblici siano sempre  delle colate di cemento poco attente all’ambiente…bisogna sempre valutare ogni caso specifico».

Ritiene che le risorse per la riconversione ecologica ad oggi siano sufficienti?

«Rispetto a quanto già finanziato non credo siano necessari altri fondi perché credo sia corretto evitare di compare dei beni ad un prezzo maggiorato rispetto al loro reale valore anche quando si parla di economia green».

Nella sua indagine economica presente nel libro si fa riferimento alla crescita economica italiana ferma ai valori del 1939 da circa vent’anni…Dopo il booster dato dal PNRR quando realmente potremo capire se gli aiuti hanno davvero funzionato?

«Questo potrà accadere solo al termine del PNRR quando lo stato riuscirà, si spera, a far tornare il deficit a livelli più bassi. Solo quando questo prestito sarà terminato possiamo capire se gli investimenti fatti in termini di crescita siano proficui nel tempo».

Secondo la saggezza popolare “nessuno si salva da solo”. L’Italia senza gli aiuti dell’ Europa ed il Next Generation EU avrebbe potuto affrontare questo periodo post pandemico?

«Assolutamente no, non solo per il Next Generation EU ma soprattutto per gli interventi della Banca Europea che ci hanno consentito di andare avanti. Solo l’anno scorso sono stati finanziati centosettanta miliardi, non credo che saremmo riusciti a fronteggiare un periodo emergenziale così complesso».

Oltre alla green economy oggi si parla di economia digitale costituita dalle criptovalute e dall’innovazione finanziaria tecnologicamente abilitante che si traduce in nuovi modelli di business come il fintech. Cosa ne pensa di questo cambiamento?

«Ad oggi io non investo in criptovalute perché è come giocare in un enorme casinò ma riconosco che ci sono molti che guardano con interesse questo tipo di economia».

Nel 2018 a seguito al tentativo fallito da parte di M5S e Lega di formare un governo dopo le elezioni politiche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha conferito l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri decaduto due giorni dopo essendosi nuovamente create le condizioni per un governo politico. Ad oggi sarebbe interessato a rientrare in politica con una candidatura per le prossime elezioni?

Non lo so ancora, ad oggi non lo posso escludere».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” il Prof. Carlo Cottarelli quali sono le sue speranze e le sue paure?

«Per il Domani un solo obiettivo: lavoriamo oggi e rimbocchiamoci le mani per poter sperare in un futuro migliore».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite