Il Salone del Libro 2026 trasforma Torino nella capitale delle idee: il tema è “Il mondo salvato dai ragazzini”

Non è soltanto una fiera editoriale. Non più, almeno. Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 sembra sempre di più un gigantesco osservatorio emotivo sul presente, un luogo dove la letteratura incontra la politica, la musica, il cinema, la fragilità contemporanea e soprattutto le nuove generazioni.

Dal 14 al 18 maggio, il Lingotto torna così a diventare il centro culturale del Paese con una XXXVIII edizione che sceglie un titolo potentissimo e quasi poetico: “Il mondo salvato dai ragazzini”, ispirato all’opera di Elsa Morante. Un filo conduttore che attraversa tutto il programma e che mette al centro i giovani non come categoria anagrafica, ma come sguardo capace di immaginare ancora il futuro.

Ed è forse proprio questo il messaggio più forte del Salone 2026: in un tempo dominato da guerre, crisi identitarie, burnout collettivi e polarizzazioni continue, la cultura prova a ripartire dall’immaginazione, dalla curiosità e dalla possibilità di guardare il mondo senza cinismo.

Ad aprire ufficialmente il Salone sarà la scrittrice britannica Zadie Smith con una lectio inaugurale dal titolo “Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così”, dedicata proprio all’adolescenza e alla sua energia trasformativa.

Ma l’edizione 2026 sarà anche quella dei grandi nomi internazionali e degli incontri destinati ad andare sold out nel giro di poche ore. Tra gli ospiti più attesi ci sono Emmanuel Carrère, Irvine Welsh, Richard Flanagan, Isabella Hammad e il premio Nobel ungherese László Krasznahorkai.

Sul fronte italiano il Salone punta invece su una miscela di cultura pop e alta letteratura. Attesissimi gli incontri con Alessandro Barbero — ormai vera rockstar dell’editoria italiana — insieme a Paolo Cognetti, Dacia Maraini, Niccolò Ammaniti, Bianca Pitzorno e Alessandro Baricco, che porterà al Lingotto la sua “Notte eretica”, uno spettacolo tra racconto e musica tratto dal suo ultimo libro sulla musica classica.

Tra le novità più interessanti di quest’anno c’è poi il rafforzamento degli spazi dedicati ai giovani linguaggi: più fumetto, più romance, più sport, più arti performative e un’area Bookstock ancora più ampia. Debutta inoltre una nuova sezione ispirata proprio al tema dell’edizione, curata anche da giovani collaboratori del Salone.

Grande attenzione anche alle contaminazioni culturali. La sezione Cinema, curata da Francesco Piccolo, dialogherà con sceneggiatori e autori; quella dedicata alla crescita, affidata a Matteo Lancini, affronterà temi come disagio giovanile, identità e solitudine con ospiti tra cui Daria Bignardi e Daniele Mencarelli.

E poi ci sono gli eventi che già si annunciano come cult: gli incontri con Zerocalcare, Alberto Angela, le lectio di Barbero, i dialoghi sull’informazione curati da Francesco Costa e il ritorno del Salone Off, che trasformerà tutta Torino in un’estensione narrativa della manifestazione.

A rendere questa edizione ancora più internazionale sarà la presenza della Grecia come Paese ospite e dell’Umbria come regione ospite.

Ma forse il dato più interessante del Salone del Libro 2026 è un altro: il libro qui non viene più trattato come un oggetto nostalgico da difendere. Diventa invece un modo per leggere il caos contemporaneo. Un luogo dove parlare di emozioni, algoritmi, relazioni, geopolitica, identità e paure collettive.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il Salone continua a crescere anno dopo anno: perché in un tempo dominato dalla velocità, resta uno dei pochi spazi dove le persone sembrano avere ancora voglia di fermarsi ad ascoltare storie.

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Appassionato di tecnologia ed insegnante di matematica. Crede che la vita sia un'equazione binaria. Si occupa di sostenibilità ed immagina un futuro ad emissioni zero.