Il pranzo di Natale secondo Bruno Barbieri raccontato nel Salotto di Domanipress: tradizione, “cose proibite” a Capodanno e il trucco per non finire prigionieri dei fornelli

Nel Salotto di Domanipress, lo chef stellato Bruno Barbieri (sì, quello che a Natale non transige) ha raccontato in esclusiva la sua idea di pranzo di Natale: una liturgia domestica fatta di tradizione, pasta ripiena e quella regola non scritta che salva le feste: cucinare bene, senza sparire dalla vita sociale del salone da pranzo.

Perché il punto non è fare “effetto wow” mentre tutti aspettano che tu esca dalla cucina come un reduce. Il punto è apparecchiare una tavola che abbia un senso, che sappia di famiglia, che non sembri un esperimento. E se poi a Capodanno vuoi esagerare… allora sì, lì puoi concederti l’eccesso.

«Le feste per le nostre tavole sono un periodo veramente straordinario, raccontano la nostra tradizione, poi magari per l’ultimo dell’anno ti puoi lanciare a realizzare cose anche un po’ proibite, estremi e folli. A Natale deve esserci la tradizione, i ravioli, i tortelli e il classico capitone».

Detto così, è quasi un manifesto: a Natale si gioca in casa, con i sapori riconoscibili. Ravioli, tortelli, capitone. E intanto, sotto traccia, Barbieri ti sta dicendo un’altra cosa: la festa non è un talent show, è un rito. Non devi stupire, devi far stare bene.

Che tipo di ricette bisognerebbe prediligere?
«In quei tre o quattro giorni di pausa bisogna solo divertirsi. Per non sbagliare è bene programmare ricette semplici e che non richiedano di essere sempre in cucina mentre gli altri chiacchierano in salotto. Quindi bisogna regolarsi con dei cibi che possono essere messi in forno all’ultimo momento. Penso alle lasagne ai carciofi, già preparate, oppure all’astice e le capesante, bisogna seguire il motto del facile e buono. Mi piace anche molto lavorare con quello che c’è disponibile al momento, evitando gli sprechi».

Tradotto: se vuoi davvero goderti il pranzo di Natale, scegli piatti che reggono la preparazione “intelligente”. Quelli che puoi assemblare prima, tenere pronti, infornare all’ultimo. Così mentre la cucina lavora, tu sei presente. E la festa smette di essere una maratona e torna a essere quello che dovrebbe: una cosa viva.

Il dettaglio che fa la differenza, poi, è quasi politico: evitare gli sprechi. Lavorare con quello che c’è. Non rincorrere ingredienti impossibili come se la tavola fosse un set. Perché la ricchezza delle feste, per Barbieri, sta anche nel saper scegliere e nel non buttare via nulla: né cibo né tempo.

Se vuoi ascoltare l’intervista completa e scoprire come nasce (davvero) la testa da chef stellato, qui trovi l’approfondimento su Domanipress:

Video-intervista Bruno Barbieri: vi racconto come si diventa uno chef stellato (Domanipress)

In sintesi? Natale è il regno della tradizione. Capodanno è la notte delle “cose proibite”. E in mezzo ci sei tu, che puoi scegliere se fare lo chef in catene o l’ospite che cucina bene e poi si siede, finalmente, a tavola.

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