Il museo della follia sbarca a Lucca

Nell’ex Cavallerizza, vicino a piazzale Verdi, a Lucca, è in corso il “MUSEO DELLA FOLLIA”, aperto al pubblico fino al 18 Agosto 2019. Mostra a cura di Vittorio Sgarbi, realizzata da Sara Pallavicini, Giovanni Lettini, Stefano Morelli e Cesare Inzerillo.

Dopo Matera e Napoli, Catania, Mantova, Salò e Venezia, il Museo della Follia sbarca a Lucca portando con sé il suo bagaglio d’inquietudine, sofferenza, smarrimento, tormento. Il fil rouge delle opere esposte è la follia. Un senso di rabbia, ricerca, malessere, amore, freddezza, accolgono lo spettatore e lo accompagnano fino alla fine del percorso. L’allestimento cupo, il ticchettio di orologi, la voce di Alda Merini protagonista sonora di una stanza, ci aiuteranno a raggiungere l’inconscio e ci presenteranno la condizione dell’animo e dell’anima di fronte alla follia. Un’indagine dentro noi stessi, dentro gli altri, ci porterà a capire le sensazioni provate da ogni singolo artista. Il sentirsi inadeguato in una società che predilige l’essere perfetto s’impossessa di noi e ci fa toccare con mano il malessere vissuto da chi ha realmente abitato in un manicomio.

Tra gli artisti in mostra troviamo opere eccelse di Alda Merini, Lega, Mancini, Pirandello, Ligabue, Bacon, Enrico Robusti … che aiutano a capire meglio l’essere e i suoi turbamenti.

Opera di grande impatto presente in mostra è “In questo bar non si fa credito”, di Enrico Robusti, dove ritrae varie figure che rappresentano tutti i tipi di follia.

Commovente è la lettera spedita dall’ospedale psichiatrico di Palermo e mai arrivata a destinazione, datata 15 Ottobre 1972, che troviamo durante il percorso:

<< ” Cicì….lo sai che ti devo raccontare? Un’infermiera mi ha regalato un vestito molto bello. Ma per ora non lo metto, aspetto la festa e spetto te che mi vieni a prendere per uscire…A proposito Cicì, ma quando mi vieni a prendere? Mi avevi detto che dovevo stare solo un mese in questo posto! Cicì di te ho bisogno! Qua non ci voglio stare! Il cervello mi sta squagliando. Voglio uscire… e quando lo dico, mi infilano una camicia bianca e mi buttano in fondo ad una stanza. Cicì di te ho bisogno! Voglio stare sempre con te…quando eravamo piccoli dicevamo che dovevamo stare sempre insieme. Te la ricordi la nonna Sasà, quanto era bella, per noi era come una mamma, quanto ci voleva bene, quanti biscotti ci ha fatto e quanti ne abbiamo mangiati! Cicì sarebbe bello tornare a casa! Perché non mi vieni a prendere? Cicì io ti aspetto, non mi muovo. Sono sempre qua. Non mi muovo. Sempre qua; sempre Cicì, sempre. Non mi muovo Cicì. Sempre qua Cicì…Sempre …sempre…Cicì.” >>.

La riflessione a fine mostra e la domanda che riecheggerà dentro la testa sarà : “L’essere imperfetti agli occhi degli altri è un crimine da condannare? ”, “Il malato mentale non è uno scarto dell’umanità, bensì una persona.”

Mostra consigliata!

Giada Fanelli