Il maestro Giulio Mogol Premio alla carriera a Sanremo 2026 si racconta nel Salotto di Domanipress: «Ho scritto tutto ciò che la musica chiedeva»

A Sanremo, quando si parla di Premio alla carriera, il tempo smette di correre e comincia a pesare: non come un bilancio, ma come una somma di parole che hanno attraversato generazioni, amori, addii, ritorni. Il maestro Giulio Mogol arriva al Festival con quella leggerezza rara di chi non ha bisogno di dimostrare più nulla e, proprio per questo, può permettersi di dire tutto. In questa conversazione nel Salotto di Domanipress, si racconta senza retorica: l’artigianato del verso, la fedeltà alla musica, l’idea che un testo non debba “spiegare”, ma toccare.

Mogol è uno di quei nomi che non restano in copertina: restano dentro. Perché i suoi testi non sono solo memoria collettiva, ma una lingua comune, capace di trasformare l’intimo in universale. E se il pubblico è abituato a riconoscere subito una sua firma, lui continua a guardare il mestiere con l’occhio di chi ascolta prima di scrivere: la melodia detta la direzione, le parole devono inseguirla, e poi raggiungerla nello stesso punto esatto del senso. È una disciplina emotiva, quasi una forma di etica: parole e musica devono arrivare insieme, come se si tenessero per mano.

Nell’intervista, l’amore non è una figura idealizzata né una promessa da cartolina: è un’esperienza vera, e proprio per questo piena di sfumature. Mogol lo dice con chiarezza quando parla di Dormi amore, scritto per sua moglie: una poesia che non teme la fragilità e non la scambia per imperfezione. E poi c’è la parte più rara: l’assenza di qualsiasi posa davanti al successo. Numeri, classifiche, record — tutto resta sullo sfondo. Al centro, invece, ci sono le domande che contano davvero: la vita, la morte, la fede, l’aiuto agli altri. Perché, nel suo racconto, ogni cosa torna sempre lì: alla responsabilità di ciò che si scrive, e alla possibilità che una canzone, quando è onesta, possa ancora fare quello che ha sempre fatto: tenere compagnia.

Link all’intervista:

Video Intervista – Giulio Mogol: «La mia vita è stata un duello con il destino: e alla fine ho scelto di stringergli la mano»


Nei suoi testi l’amore è spesso fragile, complesso, imperfetto. Perché?«Non lo vedo imperfetto. Ho scritto Dormi amore per mia moglie. È una poesia dolcissima che parla della possibilità della morte di uno dei due – abbiamo 33 anni di differenza. L’amore non è imperfetto: è vero.»Ha mai trattenuto una cosa troppo personale per non trasformarla in canzone?«No. Ho scritto tutto ciò che la musica chiedeva. Se un testo è intimo, deve essere intimo. Se c’è un crescendo, ci deve essere un crescendo nelle parole. Parole e musica devono arrivare allo stesso senso, solo così possono toccare.»Con oltre 523 milioni di dischi venduti, terzo al mondo dopo Beatles ed Elvis, ha mai sentito la pressione del successo?

«No. Io scrivo perché credo nella musica. Ho lavorato con grandi autori: Gianni Bella, Battisti, Cocciante… Il successo non mi ha mai…»

Le sue canzoni sono più mente o più cuore?

«Entrambi. Rifletto molto sulla vita, sulla morte, sulla fede. La fede aiuta la salute, come aiutare gli altri. Tutto torna.»

La Video Intervista Esclusiva nel Salotto di Domanipress

 

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