Il maestro della fotografia giapponese Masayoshi Sukita racconta David Bowie

E’ in corso la mostra: “Heroes – Bowie by Sukita“, fino al 28 giugno a Palazzo Medici Riccardi, Firenze. Una retrospettiva che ripercorre 40 anni di sodalizio tra il “Duca bianco” e il grande maestro della fotografia giapponese. Mostra organizzata da Oeo Firenze Art, Le Nozze di Figaro srl con la Città Metropolitana e il Comune di Firenze e curata da Ono Arte Contemporanea, in collaborazione con Muse.Il rapporto tra David Bowie e Masayoshi Sukita nasce nel 1972 quando il fotografo, arriva a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex.
Sebbene ignaro su chi fosse David Bowie, Sukita decide di andare a un suo concerto perché attratto dal manifesto che lo promuoveva e che raffigurava Bowie con una gamba alzata su sfondo nero.

Sukita ricorda: ” Vedere David Bowie sul palco mi ha rivelato il suo genio creativo. Ho guardato Bowie esibirsi con Lou Reed ed era cosi potente. Bowie era diverso dalle altre rockstar, aveva qualcosa di speciale che sapevo di dover fotografare”.

Sukita riesce a incontrare Bowie di persona grazie all’aiuto dell’amica e stylist Yasuko Takahashi, mente dietro alle prime sfilate londinesi di Kansai Yamamoto, lo stilista che aveva disegnato i costumi di scena di Bowie durante il periodo Ziggy Stardust, abiti che sono ritratti anche nelle foto in mostra. La Takahashi propose un portfolio con i lavori di Sukita all’allora manager di Bowie. Lo stesso Bowie rimane folgorato dallo stile di Sukita e, sebbene il servizio proceda nel silenzio a causa della barriera linguistica, tra i due si istaura un legame umano e professionale che sarebbe durato fino alla fine di Bowie.
La mostra ripercorre proprio questa relazione passando per suoi momenti salienti: il servizio a New York del 1973, il primo tour di Bowie in Giappone e lo storico shooting del 1977 che avrebbe portato alla nascita della copertina dell’album Heroes.

Durante il corso degli anni Bowie e Sukita lavorano insieme in quasi tutte le occasioni in cui si trova in Giappone o in cui in fotografo è negli Stati Uniti; ma ai servizi posati in studio seguono presto sessioni fotografiche più intime e personali. Il rapporto privato istauratosi tra i due, alimentato da un continuo scambio culturale, ha permesso la nascita di alcune immagini più famose che ritraggono Bowie, ma anche delle fotografie che ne mostrano la natura più vera.

Con un unico biglietto, i visitatori potranno vedere la mostra e visitare anche Palazzo Medici Riccardi, sede della Città Metropolitana.

Giada Fanelli