Il cinema post pandemia è l’ultimo baluardo della “nuova normalità”. Quanto ci è mancata l’accoppiata film e popcorn?

È ormai passato un mese da quando le sale cinematografiche (insieme a teatri e musei) hanno riaperto le proprie porte al pubblico pagante. A Roma, però, come in molte altre città in cui immensi multisala si alternano a salette più modeste e familiari, solo alcuni cinema hanno avuto da subito il via libera per poter riprendere le proiezioni.

Considerando che le sale son rimaste chiuse per ben sei mesi (precisi), non sorprende che il numero di biglietti strappati, almeno per la prima settimana di proiezioni programmate, sia stato notevole. A seguito di un anno passato a fruire opere audiovisive (perfino le nuove uscite cinematografiche) dietro il piccolo schermo è più che naturale che gli spettatori si siano riversati nelle sale, se non per i contenuti cinematografici in sé – che pure si possono considerare notevoli – anche solo per avere un’alternativa alla solita routine.

È stata davvero interessante la scelta della programmazione di questo primo mese di riapertura che ha visto come protagonisti in sala, piuttosto che nuove pellicole, diversi film ormai datati. Partendo dalle ultime uscite nelle sale risalenti all’estate scorsa – s’era, infatti, sfruttato il bel tempo per la possibilità di allestire diversi cinema all’aperto – fino a Ottobre, quando i cinema avevano nuovamente chiuso, sono figurati anche film di una certa rilevanza storica (“In the Mood for Love” e “Il Fantastico Mondo di Amélie”) e contemporanea (i nominati e premiati ai premi Oscar 2021 e Leone d’Oro 2020). Vista la repentina decisione di riaprire i teatri e le sale, distributori ed esercenti si son trovati quasi impreparati di fronte alla richiesta che fino a poche settimane prima sembrava solo un sogno e un ricordo lontano. Per questo, probabilmente, son stati riprodotti film che già eran stati distribuiti, ad esempio, anni prima o già negli ultimi mesi ma sulle piattaforme streaming. Il cui successo, quindi, era assicurato. Certo, nessuna scelta guidata dal caso. “In the Mood for Love” (2000) del regista cinese Wong Kar Wai, ad esempio, in occasione del suo ventesimo compleanno lo scorso anno, è stato restaurato dal laboratorio l’Immagine Ritrovata di Bologna e reintrodotto nelle sale per dare la possibilità al pubblico di fruirne la bellezza mozzafiato. “Il Fantastico Mondo di Amélie” (2001), di Jean-Pierre Jeunet, è stato riportato in sala per il ventesimo anniversario dalla prima uscita. Una fiaba senza tempo che ha trascinato nelle sale molti cineamatori. Altri titoli premiati, invece, sono stati “Nomadland” di Chloé Zhao, che lo scorso Aprile ha vinto l’Oscar come miglior film, miglior regia e migliore attrice protagonista, “The Father” di Florian Zeller, che si è guadagnato l’Oscar come miglior sceneggiatura non originale e miglior attore, “Minari” di Lee Isaac Chung, estremamente interessante, ma meno fortunato dal punto di vista di vittorie e “Un Altro Giro” miglior film straniero del danese Thomas Vinterberg.

Altri titoli interessanti sono vincitori del Leone d’Oro come “Nuevo Orden” una collaborazione francese e messicana, di Michel Frnaco e “I Predatori”, esordio registico di Pietro Castellitto, che ha vinto anche il David come miglior regista esordiente. Non sono, questi, gli unici titoli comparsi, ovviamente. Per di più ora che la situazione si è stabilizzata molte nuove locandine stanno facendo capolino nelle vetrine delle sale aperte, sempre più numerose, dai colossal americani come “Crudelia” a piccole produzioni italiane quali “Un Buco in Testa”. Una cosa è certa: le sale cinematografiche hanno, finalmente, riaperto i battenti con la promessa di nuovi titoli per l’estate e a venire.

Valentina Iacone