Hugh Jackman cambia tutto: dimenticate Wolverine, il suo Robin Hood è oscuro, violento e irriconoscibile

A 26 anni dal debutto negli X-Men, Hugh Jackman torna a sorprendere con Robin Hood – Il prezzo del sangue: una rilettura cupa e tormentata del leggendario fuorilegge di Sherwood che mostra ancora una volta quanto l’attore australiano sia disposto a rischiare.

Per oltre vent’anni abbiamo associato il suo volto agli artigli di Wolverine. Eppure Hugh Jackman sembra aver trascorso buona parte della propria carriera cercando di dimostrare di poter essere molto più di un supereroe.

Nel 2026 arriva forse una delle trasformazioni più radicali della sua filmografia: in Robin Hood – Il prezzo del sangue, diretto da Michael Sarnoski, l’attore australiano affronta una versione decisamente lontana dall’immaginario romantico dell’arciere di Sherwood.

Niente eroe rassicurante, niente avventura medievale patinata. Il nuovo Robin Hood è un uomo segnato dalla violenza, dal passato e dal bisogno di fare i conti con ciò che è diventato.

Da Wolverine a Robin Hood: 26 anni senza scegliere la strada più semplice

Era il 2000 quando Jackman entrava quasi all’ultimo momento nel cast di X-Men. Il ruolo di Wolverine era inizialmente destinato a Dougray Scott, ma gli impegni dell’attore con Mission: Impossible 2 cambiarono tutto.

Per Jackman fu il ruolo della vita.

Wolverine avrebbe potuto trasformarsi anche nella sua prigione artistica. È accaduto a molti interpreti diventati inseparabili da un personaggio gigantesco. Jackman, invece, ha continuato a muoversi tra cinema d’autore, blockbuster, musical, teatro e personaggi decisamente meno rassicuranti.

Basta pensare all’ambiguo Robert Angier di The Prestige di Christopher Nolan, al padre disperato di Prisoners di Denis Villeneuve o alla fragilità emotiva affrontata in The Son.

E poi naturalmente Logan, il film che aveva già trasformato Wolverine da supereroe praticamente invincibile a uomo stanco, ferito e vulnerabile.

Il nuovo Robin Hood sembra proseguire proprio lungo quella traiettoria: prendere un’icona conosciuta da tutti e mostrarne le crepe.

Il Robin Hood di Jackman non vuole essere un eroe

In Robin Hood – Il prezzo del sangue il mito viene spogliato della sua aura più tradizionale.

La foresta di Sherwood diventa lo scenario di una storia più adulta e tormentata, nella quale espiazione, perdono e violenza assumono un peso centrale. Jackman porta sullo schermo un uomo costretto soprattutto a confrontarsi con sé stesso.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante della sua scelta.

A 57 anni e dopo una carriera che gli permetterebbe tranquillamente di vivere di ruoli sicuri, franchise e nostalgia, Jackman continua a cercare personaggi capaci di metterlo in difficoltà.

Una scelta tutt’altro che scontata per uno degli attori più riconoscibili al mondo.

Hugh Jackman è rimasto uno degli ultimi attori capaci di fare tutto

La particolarità della sua carriera emerge ancora di più osservando Hollywood oggi.

Jackman può passare dalla fisicità estrema richiesta da Wolverine alla recitazione drammatica di Prisoners, per poi cantare e ballare in The Greatest Showman o affrontare un musical come Les Misérables.

Una versatilità che appartiene quasi a un’altra idea di star cinematografica: quella degli interpreti capaci di essere attori, performer e uomini di spettacolo senza costruire tutta la propria carriera intorno a un unico registro.

Persino la sua immagine pubblica sembra muoversi nella direzione opposta rispetto al divismo tradizionale. Jackman ha costruito negli anni un rapporto diretto con il pubblico, mostrando spesso ironia e autoironia e senza trasformare il proprio status hollywoodiano in distanza.

Anche il sodalizio con Ryan Reynolds, culminato nel ritorno di Wolverine in Deadpool & Wolverine, ha mostrato quanto sappia giocare con la propria immagine e persino prenderla in giro.

Dopo Wolverine, Hugh Jackman vuole ancora sorprenderci

Forse è proprio questo il segreto della sua longevità.

Hugh Jackman non ha mai veramente rinnegato Wolverine, ma non ha neppure permesso a Wolverine di diventare Hugh Jackman.

Ha continuato a cambiare genere, corpo, tono e personaggio. Ha interpretato eroi e uomini moralmente ambigui, padri disperati, illusionisti ossessionati, outsider e showman.

Ora arriva Robin Hood.

Ma invece di consegnarci l’ennesimo fuorilegge romantico che ruba ai ricchi per dare ai poveri, Jackman sceglie un uomo consumato dalle conseguenze delle proprie azioni, chiamato a confrontarsi con la possibilità del perdono.

Ed è quasi paradossale che, dopo 26 anni trascorsi a Hollywood, la cosa più interessante di Hugh Jackman sia ancora la stessa del ragazzo australiano arrivato quasi per caso sul set di X-Men: non sapere fino in fondo che cosa farà dopo.

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