Giovanni Allevi sarà tra i protagonisti dell’undicesima edizione di Filming Italy Los Angeles, il festival che da anni rafforza il dialogo culturale e artistico tra Italia e Stati Uniti. Un appuntamento ormai imminente, capace di attraversare cinema, serie e docu-film, e che quest’anno ospita anche Allevi – Back To Life, il documentario che racconta il ritorno sul palco del pianista dopo la pausa forzata dovuta alla malattia.
«È un appuntamento che continua a crescere e a rafforzare il dialogo culturale e artistico tra Italia e Stati Uniti», spiega Tiziana Rocca, fondatrice e direttrice artistica del festival. Un contesto ideale per un racconto che non parla solo di musica, ma di rinascita, fragilità e forza interiore.
Il riconoscimento al pianista
Sarà lo stesso Allevi a presentare il documentario al pubblico americano. Subito dopo riceverà il Filming Italy Los Angeles Achievement Award. «Aprire il festival con questo documentario ha per noi un valore speciale. Allevi è un artista straordinario, capace di emozionare e ispirare con il suo talento e con il suo percorso personale e creativo. Per questo siamo felici di conferirgli il Filming Italy Los Angeles Achievement Award, un riconoscimento che celebra non solo la sua musica, ma anche il suo coraggio e la capacità di trasformare l’esperienza di vita in arte», ha commentato Rocca.
Un premio che riconosce una traiettoria artistica e umana fuori dal tempo, in cui la musica diventa linguaggio universale e la vulnerabilità si trasforma in forza condivisa.
Giovanni Allevi è stato anche ospite del Salotto di Domanipress, dove ha offerto una riflessione profonda sul nostro presente, tra tecnologia, natura e perdita di contatto con ciò che è essenziale.
«Questo nostro mondo iper tecnologico ed avanzato di cui tutti andiamo fieri ci porta benefici, ma è evidente che pone su ognuno di noi una bolla di vetro. Questo ci impedisce il contatto profondo con forze ataviche, quasi divine, che da sempre percorrono come un brivido il cuore dell’umanità. I popoli antichi erano più saggi di noi perché creavano un contatto diretto con la natura. Oggi dobbiamo scoperchiare questa cappa e ritrovare il rapporto con il nostro mondo che ci è stato sottratto. Solo i bambini riescono ancora a restare in connessione con questo approccio, e non è un caso che siano le nuove generazioni a farsi portatrici di un messaggio ecologista che ho voluto riassumere da un punto di vista filosofico e artistico».
L’arte può anche essere uno strumento per non perdere questa sensibilità squisitamente umana…
«Certo. Soprattutto artisti e poeti possono essere una guida per riappropriarsi di questa dimensione. Penso a Emily Dickinson, che ha scelto una vita in solitudine a contatto con la natura perché quello era l’habitat che ispirava la sua arte. Il poeta è colui che sa raccontare l’infinito rispetto per il macrocosmo naturale che vibra di energia, mentre l’uomo del progresso trascina i popoli nelle guerre o violenta il suo habitat dominato dalla sete di potere e ricchezza».
A Filming Italy Los Angeles, il ritorno di Giovanni Allevi non è solo una presenza artistica, ma un gesto simbolico: un invito a rallentare, ascoltare e tornare in contatto con ciò che rende l’arte, e l’essere umano, profondamente vivi.




