Fiorella Mannoia e la maternità che non è arrivata (ma che esiste lo stesso): “Non ho mai accettato lo stereotipo per cui se una donna non fa figli, è come se fosse una donna a metà”

“Non ho mai accettato lo stereotipo per cui se una donna non fa figli, è come se fosse una donna a metà”

Fiorella Mannoia lo dice con quella voce che non trema mai, neanche quando parla di cose che scavano. E oggi, in un tempo che sembra ancora misurare il valore di una donna dalla sua capacità di diventare madre, le sue parole suonano come una carezza e, insieme, come un pugno sul tavolo.

La cantautrice, che di emozioni ne ha sempre fatto spartito e carne viva, ha deciso di raccontare — con la sincerità che le appartiene — un percorso personale e delicatissimo: “Ho desiderato dei figli che non sono arrivati, ma ho scelto di non percorrere strade alternative. Non ho mai cercato un figlio a ogni costo.”
Nessun tentativo disperato, nessuna corsa contro il tempo. Solo la consapevolezza limpida che “in alcune donne, com’è successo in me, il senso del limite naturale supera e ferma quello del desiderio.”
Un’affermazione tanto rivoluzionaria quanto intima, che parla a tutte quelle donne che si sono sentite – o si sentono – “meno” per non aver messo al mondo un figlio.

Fiorella non si è arresa. Ha semplicemente accolto la sua verità, scegliendo la libertà dal dolore e dalla pressione sociale, e trasformando quel vuoto in spazio creativo. È nata così “In viaggio”, una canzone dedicata a una figlia immaginaria, una lettera mai spedita ma profondamente vissuta, che canta ogni sera sul palco come se fosse un abbraccio: “L’ho scritta pensando di dialogare con una ragazza immaginaria, mia figlia che non esiste.”

In quelle note c’è tutto: il desiderio, la rinuncia, ma soprattutto l’amore. Quello che non ha bisogno di un nome, di un codice fiscale o di una culla per esistere. Perché, come dice lei, “Non c’è bisogno di essere madri di fatto per sentircisi. Noi donne siamo già madri, perché è scritto nel nostro DNA.”
Un messaggio potente, che sposta l’asse del discorso dalla mancanza alla pienezza. Un invito a guardarsi dentro e a riconoscere che la maternità non è solo biologica, ma può essere simbolica, creativa, spirituale.

Fiorella non ha avuto figli, ma è madre ogni volta che canta, che scrive, che ascolta. Ed è madre, soprattutto, ogni volta che con la sua voce restituisce dignità, verità e respiro a quelle donne che si pensavano incompiute, e che oggi — grazie a lei — possono finalmente sentirsi intere.

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