Nel divorzio tra Fedez e Chiara Ferragni, la vera protagonista è Paloma, la Golden Retriever entrata nella famiglia Ferragnez nel 2023 dopo la scomparsa della bulldog Matilda. Per mesi è stata il simbolo della loro quotidianità, fotografata tra passeggiate e momenti di famiglia. Poi, con la crisi, la confusione: Paloma non è morta – come qualcuno aveva ipotizzato – ma vive oggi con Chiara Ferragni, parte di un tacito accordo di separazione che ha diviso non solo patrimoni, ma anche affetti.
Ad aggiungere pepe alla vicenda è arrivato Silvio, il nuovo cane di Fedez. Un altro golden retriever, adottato nel 2024, che ha inevitabilmente sostituito Paloma nella vita del rapper. Ma il dettaglio più chiacchierato riguarda proprio il nome: “Silvio”, scelto non a caso con vena sarcastica, sembra essere un riferimento diretto a Silvio Campara, manager e nuovo compagno di Chiara Ferragni. Una frecciata sottile, che i fan hanno subito interpretato come una provocazione ironica, perfettamente in linea con lo stile di Fedez.
La legge italiana e i precedenti in tribunale
In Italia non esiste ancora una legge specifica sull’affidamento degli animali domestici in caso di separazione o divorzio. Tuttavia, negli ultimi anni alcuni tribunali hanno aperto la strada, riconoscendo che cani e gatti non sono “beni” ma esseri senzienti e che dunque vanno tutelati nel loro benessere.
Il Tribunale di Roma, nel 2016, ha disposto l’affidamento condiviso di un cane, con rotazione tra i coniugi e spese divise. A Foggia e a Cremona, i giudici hanno stabilito che il cane restasse a uno dei partner, garantendo però all’altro il diritto di visita e imponendo la condivisione delle spese veterinarie.
Nel 2019, il Tribunale di Sciacca ha sancito un principio rivoluzionario: conta il legame affettivo e la stabilità dell’animale più della proprietà formale, come l’intestazione del microchip. Da allora, non sono mancati casi di affidamento alternato, con spese suddivise al 50%.
Nel 2013, il Tribunale di Varese ha riconosciuto che i gatti non possono essere considerati oggetti, assegnandoli alla madre convivente con la figlia minore e dividendo le spese in parti uguali. Infine, nel 2023, la Cassazione ha negato il diritto di visita a una donna perché non era stato provato un legame affettivo significativo con l’animale, confermando che la vera chiave di ogni decisione resta la relazione emotiva con il pet.
Una guida utile per chi vive la stessa situazione
Per chi attraversa una separazione, la questione degli animali non è secondaria. Ecco alcuni punti chiave da considerare:
- Accordo scritto – Inserire l’affidamento del cane o del gatto nell’atto di separazione è possibile: si può decidere chi lo tiene, come gestire i turni di visita e la ripartizione delle spese.
- Benessere prima di tutto – Continuità nelle abitudini, nella casa e nei ritmi quotidiani è fondamentale per ridurre lo stress dell’animale.
- Turni di visita – Sempre più tribunali li riconoscono, sul modello dell’affidamento dei figli.
- Spese condivise – Veterinarie e quotidiane, spesso suddivise al 50%.
- Mediatore o giudice – In mancanza di accordo, il giudice decide. Ma la mediazione può evitare tempi lunghi e contenziosi dolorosi.
Oltre il gossip
Il caso Paloma–Silvio racconta qualcosa di più di un semplice retroscena da cronaca rosa. È il riflesso di come il legame con gli animali stia diventando sempre più centrale, tanto da entrare nei tribunali e nei titoli dei giornali, ma anche da intrecciarsi con le dinamiche personali e, nel caso Ferragnez, persino con frecciatine velate.
Perché, mentre avvocati e contratti regolano addii e ricominci, i cani restano custodi silenziosi di un affetto che non conosce rancore. E ci ricordano che, al di là delle provocazioni e delle battaglie legali, esiste una verità semplice: un animale non sa cosa sia il divorzio, conosce solo la fedeltà.




