Il 16 febbraio 2026 il palcoscenico del Teatro Carcano di Milano ospita Ezio Mauro con La sfida di Navalny, un racconto civile e politico che riporta alla luce la figura del dissidente russo Aleksej Navalny, a due anni esatti dalla sua morte nella colonia penale artica dove era detenuto.
L’ex direttore di la Repubblica e L’Espresso costruisce una narrazione intensa e documentata che intreccia il destino di Navalny con quello del presidente russo Vladimir Putin: due figure opposte, legate da una tensione storica che racconta potere, paura e resistenza.
Il racconto di una sfida impossibile
La scena si apre su un contrasto simbolico potente: da una parte le porte solenni del Cremlino che si spalancano per celebrare il potere; dall’altra una porta di ferro che si chiude definitivamente su un uomo considerato il nemico pubblico numero uno. È in questa frattura che prende forma il racconto di Mauro, che restituisce al pubblico la dimensione umana e politica di Navalny.
Il giornalista ripercorre l’inizio della sua battaglia contro la corruzione, quando attraverso una piattaforma online venivano raccolte segnalazioni sui fondi pubblici sottratti. Ogni denuncia diventava pubblica, ogni abuso veniva analizzato da avvocati volontari, ogni contributo dei cittadini veniva rendicontato. Un sistema di trasparenza radicale che, in un contesto autoritario, assumeva immediatamente una portata eversiva.
La rivoluzione digitale che sfidò il potere
Navalny comprese presto che la rete poteva diventare un’arma politica. Acquistava piccole quote di società statali per partecipare alle assemblee, poneva domande scomode ai dirigenti, filmava tutto e diffondeva i video online. Un gesto semplice, ma rivoluzionario in un sistema abituato all’opacità e al controllo.
Quando definì il partito di governo “un partito di ladri e malfattori”, la frase divenne virale, trasformandosi in un detonatore politico senza precedenti. Il potere, attratto in un territorio che non conosceva, perse equilibrio: non era preparato a una sfida che si muoveva nello spazio virtuale, nella “quarta dimensione” dove la sorveglianza tradizionale non poteva arrivare.
Dal dissenso solitario all’opposizione politica
Ezio Mauro evidenzia come Navalny rappresenti una svolta storica nella tradizione russa. Se i dissidenti del passato incarnavano testimonianze morali isolate, Navalny diventa un soggetto politico capace di mobilitare cittadini, costruire consenso e generare un movimento reale.
Nel suo ufficio teneva pronta una borsa con l’essenziale per l’arresto improvviso: un gesto che racconta insieme lucidità e destino. Eppure continuava a parlare, denunciare, organizzare. La sua figura smagrita nella tuta nera dei detenuti, in piedi davanti al tribunale, diventa l’immagine simbolo di una resistenza che non si piega.
“Non abbiate paura”: parole che attraversano il tempo
Il momento più potente evocato nello spettacolo resta quello dell’ultima sentenza. Navalny non abbassa lo sguardo, ma si rivolge idealmente a chi lo osserva e pronuncia tre parole: “Non abbiate paura.” Non uno slogan, ma un’eredità morale.
Teatro civile come coscienza collettiva
Con La sfida di Navalny, Ezio Mauro trasforma il palcoscenico in un luogo di memoria e responsabilità. Il teatro diventa spazio politico nel senso più alto del termine: non propaganda, ma riflessione, non ideologia, ma coscienza.
Lo spettacolo invita il pubblico a interrogarsi sul valore della libertà, sul prezzo del coraggio e sul ruolo della verità nelle democrazie contemporanee. Perché la storia di Navalny non riguarda soltanto la Russia: parla del rapporto universale tra potere e cittadino, tra paura e dignità, tra silenzio e parola.
Un appuntamento che supera i confini del teatro e diventa esperienza civile condivisa.




