Ecco perchè l’insegnamento di Gianni Rodari sull’aspetto consumistico delle festività natalizie è più attuale che mai

Il 23 ottobre 2020 è stato festeggiato il centenario della nascita del grande Gianni Rodari. Proprio per onorare lo scrittore che appassionò e continua ad appassionare intere generazioni di bambini, è tornata, in versione restaurata, la La freccia azzurra di Enzo D’Alò.

Il capolavoro prodotto da La Lanterna Magica (produttore del La gabbianella e il gatto), vincitore del Nastro d’Argento e del David di Donatello alla miglior colonna sonora nel 1997, è stato presentato ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela alla Festa del Cinema Di Roma, nella versione restaurata con il sostegno di Lottomatica Holding e in collaborazione con Lanterna Magica, Cineteca Nazionale e Biblioteche di Roma.

Diretto da Enzo D’Alò, La freccia azzurra è tratto dall’omonimo racconto di Gianni Rodari, con le musiche di Paolo Conte e la voce di Dario Fò.

La storia è ambientata nell’atmosfera magica che precede l’epifania e narra la storia di Francesco, bambino rimasto orfano di padre che aiuta la famiglia vendendo caramelle nel cinema. Ammirando i giocattoli in esposizione nella vetrina del negozio della Befana, Francesco nota un bellissimo trenino blu di legno chiamato “Freccia Azzurra”. Data la sua situazione economica viene bruscamente cacciato dal nuovo assistente della Befana, il signor Scarafoni (voce di Dario Fò). Questo losco personaggio avvelena, all’insaputa di tutti, la Befana non permettendole di lavorare il giorno dell’epifania, in modo da poter vendere, dietro somme esorbitati, i giocattoli esposti in vetrina. Quest’ultimi, che prima venivano regalati dalla Befana senza distinzione di ceto e ricchezza, adesso possono essere ambiti solo dai bambini ricchi della città. Giocattoli che, dotati di cuore perché costruiti dalle mani di un artigiano, lontano dagli sguardi umani si animano. Indispettiti dalla cattiveria di Scarafoni, fuggono dal negozio per autoregalarsi ai bambini che li desiderano veramente. Paladini dei bambini poveri e ardenti pacifisti; bambole, soldatini, pastelli, indiani, cani di pezza, tutti in carrozza sulla “Freccia Azzurra”, affronteranno pericoli di ogni tipo in nome della uguaglianza, della giustizia e dell’amicizia. Nel loro “viaggio della speranza”, inseguiti dal perfido Scarafoni, s’incroceranno le storie del piccolo Francesco, dei bambini destinati ai giocattoli e delle Befana.

La Freccia azzurra porta con sé molteplici insegnamenti. Tutt’ora i festeggiamenti natalizi sono diventati un macchina per far spendere il più possibile. Immagine di una società accelerata che non dà tregua all’azione e che offusca il vero senso di condivisione e amore che queste feste rappresentano. I giocattoli del film rappresentano la vera essenza dell’epifania. Decidono di propria volontà di andare in dono, senza compensi dietro. Giocattoli che si dichiarano diversi dagli altri balocchi ammassati nei negozi, perché prodotti  non sotto una catena di montaggio, ma creati uno ad uno da un artigiano che oltre alla forma gli ha donato un cuore.

Un film che mette in evidenza l’avarizia che c’è dietro la volontà di arricchirsi e il non rispetto per gli oggetti stessi. Due aspetti metaforicamente rappresentati dal Signor Scarafoni e dai bambini ricchi che non capiscono il vero valore delle cose. Un libro e un film, per i più sconosciuto, e che invece rappresenta un gioiello dalla valenza artistica insormontabile. Una storia che, come dice lo stesso Rodari, «educa la mente», aiuta il bambino a conoscere il mondo e, ci permettiamo di aggiungere, lancia un insegnamento agli adulti volto a far fare crescere le nuove generazioni in un mondo giusto, uguale per tutti e non sterile e superficiale.

Maria Del Vecchio