Drusilla Foer torna a incantare il Manzoni di Milano: “Venere Nemica” è lo spettacolo che riscrive il mito (e parla di noi)

Dal 9 al 12 aprile 2026, con repliche feriali alle 20.45 e domenica alle 15.30, torna in scena al Teatro Manzoni di  Milano uno degli spettacoli più amati degli ultimi anni: “Venere Nemica”, scritto e interpretato da Drusilla Foer.

Dopo una tournée lunghissima e trionfale — 128 repliche tutte sold out — la pièce prodotta da Best Sound in collaborazione con Savà Produzioni Creative riapre il sipario per una seconda stagione attesissima. Un ritorno che ha il sapore degli eventi rari, quelli che non si limitano a intrattenere, ma riescono a lasciare un segno emotivo profondo.

Accanto a Drusilla, sul palco, la presenza magnetica di Elena Talenti, mentre la regia è firmata da Dimitri Milopulos e la direzione artistica da Franco Godi.

Un mito antico che parla con voce contemporanea

Liberamente ispirato alla favola di Amore e Psiche di Apuleio, “Venere Nemica” è molto più di uno spettacolo teatrale: è una riflessione raffinata, ironica e sorprendentemente attuale sui grandi archetipi dell’esistenza.

Qui il mito si fa contemporaneo. Venere, dea immortale della bellezza, non vive più sull’Olimpo ma a Parigi, lontana da un pantheon ormai immaturo e capriccioso. Tra gli esseri umani scopre qualcosa che le era sempre stato negato: la possibilità di essere imperfetta.

E proprio in questa imperfezione si nasconde il cuore pulsante dello spettacolo.

Tra ironia, crudeltà e verità emotiva

Lo spettacolo oscilla con eleganza tra prosa e musica dal vivo, tra leggerezza e profondità, tra risata e ferita. Il racconto si riaccende quando Venere torna con la memoria alla storia di suo figlio Amore e della mortale Psiche, dando vita a una dinamica eterna: quella tra suocera e nuora, tra amore e possesso, tra bellezza e solitudine.

Ma la vera rivoluzione sta nello sguardo.

Drusilla costruisce una Venere lieve, tagliente, ironica, capace di smontare il mito dall’interno e di renderlo umano, vulnerabile, incredibilmente vicino.

“Immaginate la mia gioia. Una dea, condannata a vivere nell’eterna umidità del mare, scoprire l’esistenza della messa in piega!”

Una battuta che diventa manifesto poetico: qui la divinità scende dal piedistallo e si confronta con ciò che ci rende umani — fragilità, vanità, desiderio di essere amati.

La bellezza come condanna (e illusione contemporanea)

Nel cuore del testo si nasconde una riflessione potente: essere belli, essere perfetti, essere eterni può trasformarsi in una prigione.

Venere e Psiche, entrambe splendide e immortali, condividono una stessa condanna: la solitudine. Un tema che oggi risuona più attuale che mai, in un mondo ossessionato dall’immagine, dalla giovinezza e dall’approvazione.

Drusilla Foer lo racconta con una cifra unica, mescolando eleganza, sarcasmo e profondità emotiva.

Uno spettacolo che emoziona e sorprende

“Venere Nemica” è uno spettacolo stratificato: c’è chi ride, chi riflette, chi si riconosce.

È teatro che intrattiene, ma soprattutto è teatro che interroga, che punge, che resta.

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: riuscire a parlare di Dei e miti antichi per raccontare, in fondo, le nostre fragilità più contemporanee.

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