Drusilla Foer al Manzoni: “Venere Nemica” è un addio elegante che graffia il presente tra Trump e Sal Da Vinci(e ci riguarda tutti)

Non è solo uno spettacolo che torna in scena: è un appuntamento che si rinnova, sera dopo sera, con una consapevolezza nuova. “Venere Nemica” al Teatro Manzoni di Milano, nelle sue ultime repliche, non si limita a confermare il successo — lo rilancia, lo approfondisce, lo rende ancora più necessario.

E mentre oggi è giovedì e si bissa anche nei prossimi giorni — con la sala che continua a riempirsi come fosse la prima — si ha la netta sensazione di assistere non solo a uno spettacolo, ma a un piccolo rito collettivo.

Un teatro che guarda il presente (senza mai diventare didascalico)

La forza di Drusilla sta tutta lì: nella capacità di parlare di mito e trasformarlo in specchio contemporaneo. Durante lo spettacolo, infatti, non mancano affondi lucidissimi sul nostro tempo.

C’è la riflessione sull’inutilità della guerra, evocata con quella leggerezza solo apparente che sa diventare lama. C’è la stoccata — elegante ma chiarissima — a Donald Trump, che strappa una risata amara e immediata. E poi c’è quel momento inatteso, quasi sospeso, in cui il palco si accende di memoria pop: il siparietto che rievoca Sal Da Vinci e la sua “Per sempre sì”, trasformato in un frammento di ironia sentimentale che conquista e disarma.

Sono inserti che non interrompono il flusso narrativo, ma lo amplificano, rendendo “Venere Nemica” ancora più viva, ancora più necessaria.

Tra ironia e ferita: il marchio Drusilla

Drusilla Foer costruisce una Venere che è lontana anni luce dall’idea classica di divinità. La sua è una dea che inciampa, osserva, giudica — ma soprattutto sente.

E lo fa con una cifra stilistica ormai riconoscibile:
eleganza feroce, ironia chirurgica, profondità emotiva mai ostentata.

Accanto a lei, la presenza scenica di Elena Talenti regge e rilancia, in un equilibrio che funziona e convince, mentre la regia accompagna senza invadere, lasciando spazio alla parola, vero cuore pulsante dello spettacolo.

Il successo? Non è un caso (e non è finito)

Dopo 128 repliche sold out, questo ritorno al Manzoni non ha il sapore dell’operazione nostalgia, ma quello di una conferma: “Venere Nemica” è uno spettacolo che ha trovato il suo pubblico perché parla a tutti, senza mai semplificare.

È teatro che diverte, sì, ma che soprattutto punge, riflette, resta addosso.

E mentre ci si avvicina alla chiusura definitiva di questa lunga tournée, resta una certezza: Drusilla Foer non ha solo riscritto un mito. Ha trovato il modo di raccontare, con grazia e precisione, le nostre fragilità più contemporanee.

Dal 9 al 12 aprile 2026, con repliche feriali alle 20.45 e domenica alle 15.30 al Teatro Manzoni di Milano.

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