Dopo la pioggia (The Hope Fault), il nuovo lavoro della scrittrice australiana Tracy Farr

Tracy Farr presenta Dopo la pioggia (The Hope Fault), un racconto corale in cui la dimensione famigliare travalica i vincoli di sangue per includere anime distanti tra loro, che riescono ad avvicinarsi grazie all’amore e alla tolleranza. Iris e la sua insolita famiglia si riuniscono in un piovoso fine settimana a impacchettare i loro ricordi, dopo che la casa delle vacanze di Cassetown è stata venduta; tre giorni di memorie condivise, di riflessioni, di incomprensioni emerse prepotentemente e di doverosi bilanci. La pioggia incessante non offre tregua alla riunione famigliare, e solo alla fine della storia la sua valenza purificatrice sarà compresa nel profondo: è infatti la sua brusca interruzione a sancire un passaggio di consegne, un’inversione di rotta, un colpo di spugna per ricominciare una nuova vita. Una nuova vita simboleggiata dall’assegnazione dell’agognato nome all’ultima nata della famiglia, che ha atteso troppo a lungo di incidere il suo segno nel mondo.

Iris cuce la copertina per la neonata, imprimendo nella stoffa la sua storia e quella dei suoi famigliari: trame intrecciate di ricordi e di immanenze in un oggetto che si trasforma nella mappa dettagliata del percorso che attende la piccola, in cui ogni elemento della famiglia diventa un punto fermo che orienterà la sua vita futura. La famiglia di Iris ordina e pulisce la casa, salva il salvabile da portare con sé, e in questi gesti rituali c’è la vita, la quotidianità del vissuto umano: ogni giorno si cerca di ripulire il marcio, di raccogliere ciò che di buono concede l’esistenza, trovando la forza di abbandonare ciò che appesantisce e limita.

Ogni giorno è un reinventarsi, ogni giorno è un cammino in incerto equilibrio su una faglia del terreno, così come accade ai personaggi del romanzo. Tracy Farr compie un importante parallelismo tra arte e scienza riflettendo sul concetto di casa e sul sottile confine tra equilibrio e instabilità, della Faglia di Hope descritta del geologo Zigmund così come della famiglia allargata di Iris. E al centro del flusso degli eventi c’è un gioco del tempo percorso a ritroso dalla vecchiaia alla giovinezza della matriarca Rosa che incide un segno ancora più profondo nella mente del lettore: quel minacciato equilibrio è proprio ciò che rende speciali le cose, come la famiglia, come il senso della lotta quotidiana. Ogni simbolo presente nel romanzo, dall’uroboros ricamato sulla copertina all’importanza di dare un nome alla bambina, parla del bisogno di connettersi, di bilanciarsi, di lasciare un’impronta nel mondo e di sopravvivere agli angusti limiti del tempo.