Dopo “La La Land” Ryan Gosling torna al cinema ed interpreta la storia del primo uomo sulla luna con “First Man”

Dopo La La Land, film che ha vinto sei Oscar, il regista vincitore dell’Oscar®, DAMIEN CHAZELLE e la star RYAN GOSLING tornano a lavorare insieme per il film della Universal Pictures First Man (Il primo Uomo), la storia avvincente alla base della prima missione dell’uomo sulla luna, concentrata su Neil Armstrong e sul decennio che ha preceduto lo storico volo dell’Apollo 11. Un racconto intimo e viscerale narrato dal punto di vista di Armstrong, tratto dal libro di JAMES R. HANSEN, il film esplora i trionfi ed il costo, per Armstrong, la sua famiglia, i suoi colleghi e lo stesso paese, di una delle missioni più pericolose della storia. L’interesse di Chazelle e le sue storie continuano a concentrarsi su quanto costa raggiungere un risultato… e se o meno l’eccellenza valga il prezzo pagato per coloro che lo ottengono. Così come il regista ha reimmaginato la disciplina dell’essere mentore sulla strada verso la maestria in Whiplash—e ha deconstruito il musical in La La Land—ora sfida le aspettative rispetto a come dovrebbe essere un “film su una missione”. Nello scoprire First Man (Il Primo Uomo), insieme a numerosi collaboratori, Chazelle affronta il film da angolazioni interiori per poter far immergere il pubblico in questo viaggio impossibile. Ad interpretare l’appassionata, indomita, eroina non celebrata Janet Armstrong è CLAIRE FOY, (nella serie The Crown della Netflix) moglie di Neil e la donna che ha contribuito a rendere questi tempi grandiosi. Sebbene avesse immaginato che si sarebbe costruita una vita con un uomo dall’indole avventurosa, Janet deve fare i conti con i sacrifici che viene chiesto loro di fare in questo viaggio imprevisto nella storia. Mentre Neil viaggia verso i cieli per affrontare il comune dolore provocato da una perdita inconcepibile. Janet si deve occupare degli affari Terreni dell’essere la colonna portante di un fiorente programma spaziale. Uno dei volti più pubblici delle famiglie della NASA…conduceva una vita ritirata in cui si chiedeva se lei aveva scelto questa strada per forgiare la storia..o se lo aveva fatto il destino per gli Armstrong.

First Man – Il Primo Uomo: Scoprire una Vita Privata

Tratto dal libro di James R. Hansen “First Man: The Life of Neil A. Armstrong,” First Man – Il Primo Uomo rivela le intime introspezioni nella vita privata dell’eroe mondiale e svela momenti, precedentemente sconosciuti, che definiscono il personaggio. Dopo un PhD in storia della scienza e della tecnologia conseguito presso la Ohio State e dopo aver trascorso più di 20 a scrivere ed insegnare sullo spazio e la storia, Hansen ha iniziato a scrivere la sua prima biografia. E’ stato nel 2000 che l’autore ha contattato per la prima volta Armstrong e gli ha chiesto di poter raccontare la storia dell’eroe. Dopo due mesi Armstrong (che raramente concedeva interviste e men che meno gradiva l’idea di documentare tutta la sua vita) educatamente rifiutò la richiesta. Ci volle del tempo dopo l’iniziale richiesta di Hansen prima che il pilota concedesse il via libera per scrivere la sua biografia. “Mi ci vollero circa due anni per avere finalmente l’autorizzazione da lui” riflette l’autore. “La famiglia di Neil lo ha incoraggiato a farlo; il momento cruciale venne quando mi invitò a casa sua, nei sobborghi di Cincinnati—dove aveva vissuto per circa 20 anni—e trascorremmo il pomeriggio a parlare per ore. Mi sentivo molto ottimista ma anche dopo questo incontro gli ci volle del tempo prima di essere pienamente convinto.” Hansen considerava il dualismo del suo soggetto affascinante. “Neil poteva stare in una cabina di pilotaggio a prendere decisioni immediate ma quando si trattava di altre cose che riguardavano la sua vita era sorprendentemente cauto e ponderato.” Molto prima di conoscere personalmente Armstrong, Hansen aveva condotto centinaia di interviste su altri argomenti; fu quell’esperienza nel raccogliere il racconto orale delle storie che lo aiutò a conquistarsi la fiducia di Armstrong.Una cosa che divenne importante rispetto a lui è l’emergere della sua fiducia nei miei confronti,” spiega Hansen. “Non solo siamo cresciuti a 50 miglia di distanza l’uno dall’altro, lui è cresciuto in Ohio ed io in Indiana, ed ho frequentato la Ohio State, ma anche entrambe le nostre famiglie erano cresciute in una fattoria. Per molti aspetti, parlavamo la stessa lingua, in termini di dialetto regionale. Quello che sappiamo di Neil ce lo presenta come un simbolo iconico monodimensionale.. ma lui era un essere umano tridimensionale che viveva e respirava.” Era fondamentale per il team di produzione non raccontare semplicemente una storia che parlasse di un eroe di cui abbiamo visto molte immagini ed interviste ma esplorare cosa avesse spinto lui, la sua famiglia ed i suoi colleghi della NASA a raggiungere l’impensabile. “E’ la storia di quanto sia stato difficile, rischioso e pericoloso per tutti quegli uomini”, dice il produttore esecutivo Adam Merims. “Neil aveva iniziato come pilota nella Guerra di Corea ed era poi diventato pilota collaudatore per l’Air Force ed alla fine per la NASA. All’epoca i piloti collaudatori morivano con una frequenza allarmante, molti furono quelli rimasti uccisi nella prima parte della storia della sua vita, eppure Neil rimase fedele alla strada scelta e raggiunse ciò che era precedentemente considerato irraggiungibile.”Tra Armstrong e l’autore della sua biografia, che è anche co-produttore del progetto, si era sviluppata una stretta affinità che ha consentito alla produzione di procedere. “Neil aveva un rapporto fantastico con Jim Hansen e si sentiva molto a proprio agio con l’idea che Jim aveva colto nel libro e che sperava di far arrivare al lettore” afferma il produttore di First Man – Il Primo Uomo Wyck Godfrey. “Neil pensava che nella misura in cui noi avessimo seguito il modello fornito da Jim, lui sarebbe stato d’accordo che si procedesse con la realizzazione del film”. Sebbene fosse noto come una persona riservata, dopo aver incontrato i realizzatori, Armstrong accettò un adattamento cinematografico della sua vita. Fortunato per essere stato presentato ad Armstrong prima che questi morisse il 25 agosto 2012, Godfrey spiega che non ci sarebbe stato alcun modo di realizzare questo film senza la sua benedizione. “E’ stata un’esperienza gratificante averlo potuto incontrare,” afferma il produttore. “Neil era molto disponibile all’idea di realizzare un film sulla sua vita, se non lo fosse stato non saremmo qui.” Bowen racconta quel giorno: ”L’ho incontrato con la sua seconda moglie al Jonathan club in centro a Los Angeles ed il giorno dopo gli avrebbero consegnato un premio. Non percepivi che ti intimidisse fino a quando non gli stringevi la mano, aveva una stretta incredibile. Poi, iniziando a parlarci, ti rendevi conto che ricordava ancora tanti dettagli di quell’esperienza.”. Il produttore ha visto questo interessante dualismo di cui parlano molti. “Riusciva a scaldare la stanza perché, mentre parlava di queste cose molto complesse, aveva un meraviglioso senso dell’umorismo ironico e ci teneva sempre sull’attenti. Era un uomo incredibile”. Noto al pubblico come un solitario, Neil Armstrong era molto di più agli occhi della sua famiglia e delle persone che gli erano vicine. Il figlio minore, Mark Armstrong spera che il film faccia luce su chi fosse realmente suo padre. “Spero che le persone lo vedano come un uomo che ha dovuto affrontare circostanze molti difficili” dice Mark Armstrong. “Si pretendeva molto da lui e lui si è sforzato di fare la cosa giusta. Questo era sempre il suo mantra: prendere ogni situazione e trovare il modo giusto per affrontarla”. “Era una persona normale”, aggiunge il fratello di Mark, il figlio maggiore di Neil, Rick Armstrong. “Coloro che lo vedevano soltanto nei notiziari forse non lo sapevano, ma era anche una persona molto divertente. Quando era in compagnia degli amici era una persona completamente diversa rispetto alla sua immagine pubblica. E spero che il film lo faccia emergere.”